Al tavolo della Sala stampa della Camera dei deputati c’è la Fondazione Luigi Einaudi, con il presidente Giuseppe Benedetto e il segretario generale Andrea Cangini, c’è l’avvocato Gian Domenico Caiazza e c’è l’ex Pm Antonio Di Pietro. Di fronte una sala gremita.

L’occasione è la conferenza stampa di presentazione del Comitato Sì Separa promosso proprio dalla Fondazione Einaudi per sostenere la riforma della giustizia in vista del referendum che si terrà nella primavera del 2026. “Negli anni c’è stata una trasformazione del Pubblico ministero, che non cerca più chi ha commesso il reato, ma cerca se qualcuno ha commesso un reato. Una trasformazione che non mi sta bene perché non è da Stato di diritto”, ha detto Di Pietro.Questa riforma semplicemente fa in modo che chi entra in un’aula di giustizia sa che si troverà di fronte un giudice, soggetto terzo, che non è affiancato da nessuno che possa in qualche modo condizionarlo, e quindi si sente più sereno, che sia vittima o indagato”.

Il compito di presiedere il neonato Comitato per il Sì spetterà all’avvocato Caiazza.La separazione delle carriere non è un’eccezione nel mondo democratico ma la regola, l’eccezione siamo noi insieme a Turchia, Bulgaria e Romania”. Caiazza ha poi domandato ai presenti: “Esiste un altro Paese al mondo in cui la magistratura è organizzata in correnti politiche e la sua associazione si comporta da soggetto politico?”. Tra chi sostiene il No, ha aggiunto, “la falsificazione principale è che la riforma sottoporrebbe il Pm all’esecutivo, una volgare menzogna. L’articolo 104 della Costituzione, che ha garantito ai magistrati la loro autonomia, non è stato minimamente modificato. Fare un’affermazione del genere, che non si misura col dato testuale, ma che è molto efficace sull’opinione pubblica, è una vergogna, il nostro impegno è smentire questa menzogna”.

Durante la conferenza stampa è stata riportata la posizione di Nicola Gratteri, volto del No al referendum, che in una recente ospitata televisiva ha sostenuto che Giovanni Falcone fosse contrario alla separazione. Ma la notizia si è rivelata falsa. Il magistrato siciliano, in un’intervista rilasciata a La Repubblica nel 1991, auspicava una “profonda trasformazione dell’ordinamento giudiziario” e la necessità di separare le carriere tra giudici e Pm.

“Questa riforma che separa le carriere dei magistrati è stata promossa dal governo di centrodestra, ma la riforma del processo penale che nel 1989 ha introdotto il nuovo codice di procedura penale accusatorio, di cui la legge Nordio è la naturale evoluzione, venne fatta dal socialista Giuliano Vassalli, medaglia d’argento al valor militare per la sua attività nella Resistenza”, ha osservato Cangini.Questo perché la giustizia è un tema che non ha colore politico, è trasversale come il nostro Comitato”. Il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, ha invece scelto di indossare la toga e ha impugnato una copia della Costituzione, emulando le proteste inscenate nei mesi scorsi, con le stesse modalità, dai magistrati dell’Anm. “La Costituzione è di tutti, non solo di una parte – ha detto – Le modifiche che sono state apportate sono previste dalla Costituzione stessa all’articolo 138”.

Sul Comitato ha poi spiegato: “Abbiamo già raccolto molte adesioni, quasi 1.500 persone in pochi giorni, e ci stiamo attivando per aprire sedi locali in tutto il Paese. Molti cittadini ci chiedono in che modo possono essere coinvolti per dare una mano e ci propongono di organizzare iniziative, segno che quello della giustizia è un tema molto più sentito di quanto si voglia far credere. Il 19 dicembre a Napoli inizia il nostro viaggio in giro per l’Italia per spiegare i motivi del Sì, seguiranno tanti altri appuntamenti che definiremo nei prossimi giorni e comunicheremo a breve”.

Marco Cruciani

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