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Regionali Veneto, la sfida è sulla sanità. Il piano per passare da sistema di eccellenze ad eccellenza di sistema
C’è una responsabilità particolare nell’essere considerati un modello. Il Veneto la porta da decenni nel campo sanitario, con un sistema che il resto d’Italia guarda come esempio di efficienza e innovazione. Ma proprio questa condizione di “regione laboratorio” impone oggi una riflessione più profonda su cosa significhi costruire una sanità davvero al servizio del cittadino.
Il modello veneto ha dimostrato che l’efficienza non è nemica dell’umanizzazione delle cure. Le Medicine di Gruppo Integrate, le Case della Salute, il potenziamento territoriale non sono solo sigle burocratiche ma tentativi concreti di avvicinare la sanità ai cittadini. Eppure, dopo quindici anni di riforme, persistono fratture che nessuna riorganizzazione amministrativa può sanare da sola. La vera eccellenza non si misura solo nei robot chirurgici o nei centri di ricerca, ma nella capacità di tenere insieme innovazione e prossimità, specializzazione e medicina di base, grandi ospedali e presidi territoriali. Il Veneto ha la responsabilità storica di dimostrare che questo equilibrio è possibile.
Le prossime elezioni regionali saranno cruciali. Non per decidere se vogliamo una sanità di eccellenza – su questo non c’è dibattito – ma per definire quale eccellenza: quella delle classifiche o quella della vita quotidiana dei veneti. Essere modello significa avere il coraggio di innovare non solo nelle sale operatorie ma anche negli ambulatori di paese nell’assistenza domiciliare. Il Veneto può ancora essere laboratorio d’Italia. Ma solo se saprà trasformare la sua sanità da sistema di eccellenze in eccellenza di sistema. La differenza non è semantica: è il futuro del welfare regionale.
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