Verso le elezioni
Regionali Veneto, Stefani spegne le polemiche: “Zaia ci ha dato 15 anni ottimi, ora continuiamo a crescere con intraprendenza e creatività”
Dopo settimane di fibrillazioni, soprattutto attorno al ruolo del governatore uscente, Luca Zaia, è iniziata la corsa alla presidenza della regione Veneto del candidato di centrodestra, Alberto Stefani. Il giovane deputato leghista deve raccogliere un’eredità ingombrante, ma soprattutto aprire una nuova stagione della macchina economica veneta e rilanciare una sanità territoriale. E poi c’è il tema dei giovani che se ne vanno…
Onorevole Stefani, si apre una nuova fase per il Veneto. Lei, a soli 32 anni, eredita una regione che rappresenta l’8,7% del PIL nazionale e che ha vissuto 15 anni di continuità politica molto marcata
«Il Veneto ha costruito la propria identità sull’intraprendenza e sulla creatività. Per continuare a competere deve confermare queste caratteristiche, anche alla luce di due nuove criticità: calo demografico, dispersione di competenze. Secondo dei dati diffusi da un ente regionale, nel 2030 mancheranno fino a 400.000 lavoratori specializzati. Questi numeri confermano le preoccupazioni degli imprenditori che sto incontrando. Si può invertire il trend? Io dico di sì, a partire da un rilancio dell’educazione tecnica, con incentivi agli istituti professionali. Sia per favorire il ricambio generazionale nelle aziende esistenti, sia per garantire la formazione di manodopera specializzata. Oltre a questo penso a contributi che favoriscano l’ingresso di nuovo capitale umano all’interno dei settori produttivi strategici. Un ulteriore sforzo dovrà sostenere l’innovazione. La nostra Regione è culla di cultura e università, ma potrebbe avvantaggiarsi ulteriormente con l’istituzione di un Politecnico Veneto e di un Hub regionale del talento. Tema burocrazia: il nostro territorio è policentrico, costituito da realtà amministrative diffuse e anche di piccole dimensioni. Perché cittadini e imprese possano ricevere risposte rapide, univoche e di qualità, la Regione favorirà il consorzio, per i comuni più piccoli, delle funzioni dirigenziali, specialmente sui temi urbanistici o ambientali. Il nostro programma prevede peraltro un Piano per l’imprenditorialità giovanile, con incentivi mirati a startup e microimprese e sportelli unici semplificati nei Comuni e intelligenza artificiale al servizio della P.A».
Il Veneto è tra le cinque regioni italiane che concentrano i due terzi delle imprese innovatrici nazionali. Tra startup e incubatori, c’è una buona propensione all’innovazione, che però è un processo che si rigenera velocemente. Come incentivarlo, visto che è strettamente legato alla competitività?
«L’innovazione non è un settore, è un metodo. Il Veneto ha dimostrato di saper innovare anche nelle filiere più tradizionali, ma nuove sfide richiedono nuove soluzioni. Promuoveremo una “Veneto Innovation Platform”, che diventi un ecosistema capace di mettere in rete università, imprese, centri di ricerca e pubblica amministrazione, con obiettivi condivisi su digitale, intelligenza artificiale e transizione energetica. Più che bandi episodici, servono programmi pluriennali di innovazione industriale. Siamo Veneto e non vogliamo seguire i trend globali, ma guidarli, mantenendo vivo il legame con il nostro tessuto produttivo».
C’è una questione che pesa parecchio sulle imprese: i costi dell’energia.
«Il costo dell’energia è oggi uno dei principali fattori che condizionano la competitività. Il Veneto può diventare regione guida nella produzione energetica diffusa, favorendo ancora di più l’installazione di impianti fotovoltaici industriali e forme di autoconsumo condiviso. Qui le comunità energetiche sono già realtà, proprio grazie all’impegno dell’amministrazione regionale. Ora possiamo fare un altro passo avanti e sostenere chi investe in tecnologie pulite, anzitutto semplificando i diversi iter autorizzativi, nel rispetto del paesaggio e della vocazione agricola e turistica di molte aree del nostro territorio».
C’è poi l’ambiente. Gli eventi meteorologici del 2023 hanno evidenziato la necessità di investimenti nella sicurezza idrogeologica. Al contempo, la transizione ecologica offre opportunità per l’innovazione industriale. Come intende conciliare sviluppo e tutela?
«L’eccellente amministrazione di Luca Zaia ha già fatto molto anche in questo ambito. Gli eventi critici ci sono e ci saranno, ma molte infrastrutture a tutela del territorio sono già state completate o in via di completamento. Usciamo inoltre da un equivoco: non c’è contraddizione tra sviluppo e sostenibilità: un Veneto che protegge il suo territorio è anche un Veneto che cresce meglio. Gli investimenti nella sicurezza idraulica, saranno confermati, insieme a una visione di lungo periodo sulla rigenerazione urbana, l’efficienza energetica e la gestione delle acque. Sosterremo i distretti produttivi che innovano in chiave green e incentiveremo l’economia circolare. La transizione ecologica non deve essere un vincolo, ma un nuovo vantaggio competitivo per le imprese venete».
Veniamo alla sanità. La sanità veneta mantiene standard elevati ma il Piano Socio-Sanitario è scaduto dal 2023. Come intende sviluppare il nuovo piano, bilanciando l’eccellenza ospedaliera veneta con il necessario potenziamento della medicina territoriale?
«Il nuovo Piano Socio-Sanitario 2025–2030 nascerà da una visione molto chiara: la sanità deve stare sempre di più vicino alle persone. Sogno un modello che continui il passaggio dalla cura del sintomo, alla cura dei bisogni del cittadino nel suo complesso, compresi quelli psicologici. Non si tratta solo costruire nuovi ospedali o renderli più efficienti, ma di favorire la medicina di prossimità, con Case e Ospedali di Comunità, telemedicina e assistenza domiciliare. C’è poi il tema del personale, su cui occorre investire per valorizzarlo e formarlo, creando condizioni attrattive per medici e infermieri. Oltre a questo, molto può fare l’intelligenza artificiale, sia in termini di diagnostica che di organizzazione delle strutture e dei processi. Il Veneto ha costruito un modello di eccellenza, ora può renderlo ancora più umano, più accessibile e più equo, soprattutto per gli anziani e le aree interne e montane».
Infine, mi conceda un passaggio sulle ultime settimane: c’è stata qualche tensione nella coalizione, Luca Zaia ad un certo punto si è irrigidito. Com’è il clima?
«Il clima è ottimo. Come ottimi sono i miei rapporti, anche personali, con i rappresentanti nazionali e regionali delle forze di coalizione. Veniamo da 15 anni di ottima amministrazione, che è stata possibile proprio grazie al confronto anche aperto, ma sempre leale. Oggi, come ieri, l’obiettivo del centrodestra è condiviso: continuare a far crescere il Veneto, valorizzando esperienze diverse e sensibilità complementari».
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