Verso il voto
Riforma Giustizia, Balboni: “La sinistra alzerà lo scontro per mettere in difficoltà Meloni. Da loro nessuna proposta migliorativa”
Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, è convinto della bontà della riforma della giustizia appena approvata dal Parlamento e respinge le accuse dell’opposizione, «solo slogan». Pochi giorni fa al Senato è arrivato il quarto e ultimo sì al disegno di legge Nordio, ora toccherà i cittadini esprimersi in occasione del referendum che si terrà l’anno prossimo. Balboni è passato in Fondazione Einaudi per confrontarsi con il presidente, Giuseppe Benedetto, sulla separazione delle carriere e per parlare dei prossimi mesi che saranno caratterizzati proprio dalla campagna referendaria.
Dopo quattro letture nei due rami del Parlamento è stato approvato il disegno di legge Nordio che, tra i suoi pilastri, prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Perché questa è una riforma necessaria?
«Perché con questa riforma della giustizia si attua finalmente in modo pieno l’articolo 111 della Costituzione, il quale impone che il processo venga svolto di fronte a un giudice terzo e imparziale. La separazione delle carriere è il completamento di un percorso iniziato tanti anni fa con l’introduzione del nuovo Codice di Procedura penale voluto dal professor Giuliano Vassalli, autore del passaggio epocale dal processo inquisitorio a quello accusatorio. Le prove, finalmente, si formano davanti al giudice in dibattimento, mentre prima si formavano prima del dibattimento e al di fuori dello stesso. La nostra è una riforma di ispirazione liberale che garantisce la piena attuazione dello Stato di diritto».

Dall’opposizione protestano perché non è stato accolto nessun emendamento al testo.
«La maggioranza parlamentare ha condiviso il disegno di legge predisposto dal governo. Il testo proposto è stato ritenuto completo, senza la necessità di apportare emendamenti. Se l’opposizione ci avesse presentato delle proposte migliorative le avremmo certamente prese in considerazione, come abbiamo fatto con il premierato o con l’Autonomia differenziata. Riguardo quest’ultima, nella Commissione che presiedo al Senato, sono stati approvati oltre novanta emendamenti di cui circa la metà presentati dall’opposizione. Quindi non è vero che siamo chiusi a proposte migliorative. La verità è che riguardo alla riforma della giustizia appena approvata dal Parlamento, di proposte migliorative non ce ne sono state. Ci sono stati solo tanti slogan e accuse infondate buone solo per la propaganda».
Ora la parola definitiva spetterà ai cittadini.
«Ed è giusto che sia così. È giusto che l’ultima parola riguardo a questa riforma spetti a chi è veramente sovrano, cioè il corpo elettorale. Il mio timore – anzi, più che un timore è una previsione – è che purtroppo sarà difficile discutere sul merito. L’opposizione è in difficoltà perché non ha argomenti, se non appunto frasi fatte che non trovano alcun fondamento nel testo di legge. Perciò, inevitabilmente, cercheranno di sfruttare questa campagna referendaria per alzare il livello dello scontro e proverranno a trasformare questo appuntamento in un referendum sul governo. Non essendo finora riusciti a mettere in difficoltà il governo Meloni, in nessun modo, ci proveranno in questa occasione, ma penso che gli italiani comprenderanno molto bene questa strumentalizzazione e non si lasceranno trascinare su posizioni che non hanno fondamento».
Fratelli d’Italia costituirà un Comitato in vista del referendum?
«Come partito, no».
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