L’avevamo detto ed è successo. Per carità, non era troppo difficile prevedere che Salvini avrebbe svoltato presto sulla sua solita retorica degli sbarchi e dei migranti: negli ultimi mesi qualsiasi sua uscita (anche le più irresponsabili che servono per tenere dritti i peli dei No Vax, dei complottisti e dei negazionismi) è stata rispedita al mittente dal governo, se non da Draghi in persona, e al leader leghista è toccato tornare al suo posto. I migranti invece, pandemia o non pandemia, funzionano sempre come testosterone di una sua parte di elettorato e tornano utili alla bisogna. A questo aggiungeteci l’estate che rende meno pericolose le traversate e avrete il mix perfetto per tornare alla feroce propaganda: «Sostenere un governo che accetta gli sbarchi è un problema» strepita Salvini contro la ministra Lamorgese e di colpo i suoi vecchi fan possono infiammarsi di nuovo. Ovviamente sono pochissimi quelli che gli fanno notare la cretineria tecnica, oltre che politica, dello slogan “fermare gli sbarchi”: Salvini se la prende con le navi delle Ong fingendo di non sapere che stiamo parlando solo del 14% del totale (erano il 12% con Salvini ministro dell’interno). L’86% degli sbarchi avvengono in modo autonomo o con soccorsi di altri e sarebbe davvero utile sentire da Salvini come pensa di risolvere la questione. Ma a lui interessa concimare l’odio e raccogliere un po’ di consenso raffazzonato, come sempre.

Poi ci sarebbe anche la questione vera, ovvero che la gente in mare continua a morire e se non muore in mare è lì in Libia illegalmente detenuta vittima di violenze. Questo punto ovviamente non sembra interessare a nessuno, nemmeno all’Europa che si finge così morigerata e che invece continua ad appaltare (con l’Italia in prima fila) la morte e la sofferenza subappaltando le sue frontiere a gruppi criminali raccontati come credibili interlocutori.

Così alla fine tocca a monsignor Corrado Lorefice, vescovo di Palermo alzare la voce «nel chiedere a istituzioni, nazionali e sovranazionali, di non perdere altro tempo». Sarebbe la stessa Chiesa che viene usata a piacimento, proprio da Salvini, per giustificare l’affossamento delle leggi che non gli piacciono come il ddl Zan ma ogni volta che la Chiesa parla di migranti, chissà perché, dalle parti della Lega nessuna sembra avere orecchie per sentire. Mentre tutti fanno finta di non vedere e di non capire il vescovo Lorefice ricorda che «oltre 400 vite nel cuore del Mediterraneo aspettano la nostra decisione, aspettano di essere salvate». Si tratta di cinque imbarcazioni, con oltre 450 migranti a bordo, per le quali il rischio di naufragio nella zona Sar di Malta è già stato lanciato molte ore fa e viene adesso ribadito con insistenza dalle Ong che operano nel Mediterraneo senza raccogliere alcuna risposta. Per l’arcivescovo di Palermo, «non decidere in questa direzione significa ammettere che l’omissione di soccorso fa parte a tutti gli effetti della strategia che i nostri Governi stanno adottando per gestire il tema delle migrazioni, continuando a rendere plausibile lo straziante genocidio a cui molti ancora si rifiutano di assistere, voltando lo sguardo dall’altra parte». «Da esseri umani prima ancora che da cristiani – conclude mons. Lorefice – non possiamo non condividere l’impossibilità di tacere dinanzi al perpetuarsi di questo male». E ha ragione il vescovo a ricordare che si tratta «di diritti umani internazionali, della Costituzione italiana e del Vangelo».

Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, ribadisce: «La situazione del Mediterraneo va affrontata con tempestiva risolutezza e mettendo al centro diritti umani e dignità dei naufraghi. Si tratta di un numero che fa gridare all’emergenza e all’invasione solo chi fa della paura e della demagogia gli unici strumenti da usare nel dibattito politico e mediatico». Ed è vero, come dice Ripamonti, che «è necessario un nuovo patto sociale in cui autorità nazionali, enti locali e cittadini insieme decidano di porre fine all’ecatombe di uomini, donne e bambini in cerca di salvezza e accolgano in maniera diffusa in tutti i territori i migranti. In questo modo l’impatto che si avrebbe sulle comunità locali sarebbe minimo e non rappresenterebbe un onore o un’emergenza per nessuno». «Salvare chi rischia la vita in mare, in assenza di alternative legali per entrare in Europa, è dovere umanitario non derogabile», evidenzia il Centro Astalli, ricordando che «i dati del Ministero dell’Interno ci dicono che nel 2021 sono arrivati via mare in Italia 30mila migranti».

Insomma: mentre Salvini ricomincia a lucrare sui migranti (ma anche Giorgia Meloni è riuscita a mettere in un confuso ragionamento la presunta libertà privata agli italiani dal Green Pass con la presunta libertà regalata ai migranti colpevoli di voler essere liberi di sopravvivere) si ripete nel Mediterraneo la solita feroce estate europea: morti, salvataggi negati, tifosi della morte e nemmeno un plissé di fronte a tanto dolore.

Milano, 26 giugno 1977 è un attore, drammaturgo, scrittore, regista teatrale e politico italiano.