Un sistema che genera valore ma solleva interrogativi sull’equilibrio complessivo dell’offerta sanitaria regionale. 187 milioni di euro nel 2023 da prestazioni erogate a pazienti extraregionali, cresciuti dai 98 milioni del 2010. Il 18% dei ricoveri in alta complessità proviene da fuori regione. L’Istituto Oncologico Veneto di Padova, con 38mila pazienti annui e tassi di sopravvivenza superiori del 12% alla media europea per tumori pediatrici, rappresenta il fiore all’occhiello. Il Centro Cardiochirurgico di Treviso esegue 2.400 interventi annui con mortalità operatoria dello 0,8%, metà della media nazionale.

L’innovazione tecnologica ha segnato il quindicennio. Dal 2010 sono stati installati 14 robot chirurgici Da Vinci (secondi solo alla Lombardia), 8 acceleratori lineari di ultima generazione per radioterapia, 3 centri di protonterapia. Il Centro Trapianti regionale ha eseguito 4.800 interventi dal 2010. La ricerca clinica prospera. L’Ospedale di Padova è primo in Italia per Impact Factor nella ricerca pediatrica. Il Negrar per le malattie tropicali è centro OMS di riferimento. Il San Bortolo di Vicenza eccelle nella neurochirurgia spinale.
Tuttavia, questa concentrazione di eccellenze genera squilibri. Il 78% degli investimenti tecnologici si concentra nei 4 hub principali (Padova, Verona, Vicenza, Treviso. Il “turismo sanitario interno” costringe i veneti delle aree marginali a percorrere oltre 100 km per prestazioni di alta specialità.

La sfida per il futuro governo regionale sarà mantenere i primati senza sacrificare l’universalità e l’equità di accesso che dovrebbero caratterizzare il servizio sanitario pubblico regionale.