Sanremo 2026, le pagelle dopo il primo ascolto. Testa a testa tra Sal Da Vinci e Fedez-Masini. Attenzione a Bambole di pezza, che delusione la retorica spicciola di J-Ax

Olly wins the 75th Sanremo Festival 2025 during the final evening of 75th edition of the Sanremo Italian Song Festival at the Ariston Theatre in Sanremo, northern Italy - Saturday February 15, 2025. Entertainment. (Photo by Marco Alpozzi/LaPresse)

Tanto amore, poco spazio ai temi sociali. Tante conferme, poche vere novità. Ma il Festival di Sanremo 2026 sarà tutt’altro che banale e scontato. Il preascolto dei brani in gara offre sempre una prima fotografia, utile per orientarsi tra tendenze, sonorità e direzioni artistiche, ma ancora lontana dal verdetto finale. E spazza via le critiche pretestuose su Carlo Conti, accusato di aver partorito un cast debole. In realtà è riuscito a garantire una combinazione di certezze e scelte meno prevedibili: c’è chi sperimenta rispetto al proprio percorso, chi punta su soluzioni più dirette e chi invece costruisce il pezzo intorno all’interpretazione.

Al centro delle canzoni resta l’amore, raccontato in molte delle sue sfumature: relazioni che finiscono, legami che resistono, sentimenti non corrisposti o riletti con disincanto. È il tema più presente, declinato in modo trasversale per generi e generazioni. Accanto alla dimensione sentimentale, però, non mancano incursioni in territori più legati al presente. Alcuni brani aprono a riflessioni di carattere sociale e personale, tra fragilità, identità e sguardi sulla contemporaneità.

A Sanremo, si sa, il peso specifico delle canzoni cambia sul palco. Con l’orchestra, la resa vocale dal vivo e la capacità del brano di sedimentarsi nel tempo. È lì, ascolto dopo ascolto, che si misurerà davvero la forza dei big in gara.

Tommaso Paradiso, “I Romantici”
Una dedica d’amore a tutti i romantici. Una delle canzoni più sentite scritte da Tommaso, scritta di getto. Struttura musicale avvolgente e calda, tipicamente sanremese. Certo, è un pezzo “alla Paradiso” già sentita, ma ha tutti gli ingredienti per fare breccia nel cuore degli ascoltatori con il passare delle serate.  Voto: 7+

Malika Ayane, “Animali notturni”
Ci si muove, fin dalla prima nota. Difficile restare fermi. Sembra una canzone classica, ma in realtà ha degli aspetti di freschezza e di modernità. Con il passare degli ascolti emergeranno dettagli diversi che arricchiranno il brano. Ci invita a vedere il mondo da un’altra prospettiva. La più grande forma di moltitudine e di leggerezza intelligente è andare dritti verso quello che si desidera, conservarlo, difenderlo e goderne. Voto: 6.5

Sayf, “Tu mi piaci tanto”
Proposta originale, a partire dal riferimento a Silvio Berlusconi con la celebre frase “L’Italia è il Paese che amo”. Magari non il meglio per catalizzare l’attenzione del grande pubblico, ma il ritornello può dire la sua. Scorrono fotografie di uno stato d’animo. Immortala tutto ciò che ci circonda, anche dal punto di vista sociale. Compreso l’amore, una costante della vita. Voto: 7-

Patty Pravo, “Opera”
Il brano è nato da un sogno. Parla dell’unicità di tutti noi: ognuno è un’opera d’arte unica. Giovanni Caccamo ha cucito un vestito musicale che mette in risalto l’eleganza vocale e la sobrietà di Patty Pravo, ma è troppo classica. Senza guizzi. Prevedibile. Voto: 5.5

Luchè, “Labirinto”
Il labirinto è una metafora per raffigurare quei pensieri ossessivi che si presentano in una relazione tossica, in una situazione difficile. Luchè prova a presentarsi così in un contesto nazionalpopolare, pur mantenendo la sua identità e il suo timbro. Ma il ritornello è una cantilena: non aiuterà. Che delusione! Voto: 5.5

Mara Sattei, “Le cose che non sai di me”
Una dedica d’amore, molto dolce e sentita. Il brano non ha sovrastrutture: è molto intimo, nato spontaneamente. Le prime strofe sono troppo deboli, già sentite. L’emozionalità sale dal secondo ritornello, raggiungendo l’apice nel bridge. Può crescere dal vivo. Voto: 6+

Francesco Renga, “Il meglio di me”
Una crescita personale. Renga affronta le sue paure, le sue fragilità di uomo senza però proiettarle sugli altri. Questo porta a una nuova consapevolezza. E di sicuro può dirsi consapevole della sua potenza vocale, che sfoggia nel ritornello. Il brano, però, non è affatto “il meglio” di Francesco. Voto: 6+

Ditonellapiaga, “Che fastidio!”
Un brano ironico, impertinente, sfacciato, simpatico. Molto pungente, proprio come le sue unghie. La lista delle cose che le danno fastidio è lunga. Sul palco porterà la sua identità nella sua totalità. Forse troppo. C’è il rischio che gli ascoltatori inseriscano proprio la sua canzone nell’elenco delle cose che provocano irritazione. Ha del potenziale come meme su TikTok. I giornalisti in sala hanno gradito. Non tutti, per fortuna. Voto: 5

Leo Gassmann, “Naturale”
Un grido d’amore che invita ad andare oltre le apparenze, a donare il bene alle persone che abbiamo al nostro fianco. Strizza l’occhio specialmente alle giovani coppie. Dal vivo può performare molto bene, anche perché la voce glielo permette. L’orchestra darà un grande aiuto. Voto: 6.5

Sal Da Vinci, “Per sempre sì”
Premessa: va di diritto tra i favoriti. La canzone convince fin dal primo ascolto. Molto apprezzabile il tentativo di cimentarsi in uno stile diverso da Rossetto e caffè. Sarà altissimo il gradimento del televoto. Ma sappiamo come andrà a finire: sarà usata come colonna sonora dei video social per le proposte di matrimonio. Il testo, però, in alcuni passaggi è troppo scontato. Celebra la più grande promessa che si possa fare nella vita, è quel “Sì” che può unire due anime per sempre. A volte è complicato il percorso tra due persone che non hanno lo stesso sangue, ma c’è una magia che cura le ferite e consolida quel rapporto. Voto: 6+

Levante, “Sei tu”
Il desiderio di esprimere l’amore e le emozioni è sempre più forte. Levante elenca tutte le sensazioni fisiche che si vivono. Dopo due Festival molto muscolari, torna sul palco dell’Ariston con una canzone che presenta un’altra parte della sua identità. Ma il suo graffio manca, e si sente. Poco incisiva. Voto: 5.5

Tredici Pietro, “Uomo che cade”
Ritornello simpatico, ma strofe pesanti da ascoltare. Rischia una sorta di “effetto Tony Effe”. La vita è tutta una corsa, un continuo percorso di ricerca delle cose. Abbiamo il brutto vizio di non accontentarci, ma la soluzione è sempre la stessa: cadere e rialzarsi. Non esiste un punto di partenza né un punto di arrivo: conta il percorso. E il segreto è goderselo. Il ritornello pop non basterà. Voto: 5+

Enrico Nigiotti, “Ogni volta che non so volare”
Un flusso di coscienza fatto di frammenti, di piccoli pensieri che arrivano senza ordine ma con urgenza. Sono attimi, immagini, parole che sembrano casuali e invece diventano fondamentali per risalire, per rimettere insieme i pezzi quando tutto appare confuso. È proprio in quei momenti sospesi, apparentemente minimi, che possiamo trovare l’appiglio per tornare a galla e riprendere fiato. Tanta orchestra, l’effetto musicale sarà bello, specialmente nel finale. Testo molto toccante, anche se la canzone non è 100% sanremese. Voto: 6.5

Samurai Jay, “Ossessione”
Nella vita ci tocca correre, e vale soprattutto per gli ambiziosi. Parla della sana ossessione, di quella benzina che permette di muoverci e a cui non possiamo rinunciare. E lui di carburante ne mette tanto. Fa il pieno. È credibile, simpatico, ci si divertirà. Riflettendo. Voto: 6.5

Serena Brancale, “Qui con me”
Dimenticatevi le note di Anema e core e di Serenata. All’Ariston quest’anno Serena porta tantissimo sentimento. Una lettera scritta alla persona più importante della sua vita, rappresenta la sua parte più autentica. Già immaginiamo l’Ariston che accompagnerà la sua esibizione con le torce dei cellulari da destra a sinistra e viceversa. Ma il brano sembra una lamentela, una cantilena. Voto: 6-

Arisa, “Magica favola”
È il racconto di una vita che si evolve. Improvvisamente ritroviamo la genuinità, il bambino dentro di noi, l’innocenza infantile. Una musica “modalità ninna-nanna” che accompagna un testo profondo e molto intimo. Le capacità vocali sono indubbie, ma la canzone non fa molta presa. Meglio la strofa del ritornello. E questo la dice lunga. Voto: 6

Nayt, “Prima che”
È la ricerca di identità tra noi e gli altri. Siamo sempre più connessi, eppure sempre più distanti. Abbiamo sempre più maschere, ferite e schermi con cui comunichiamo. Dobbiamo riscoprire l’importanza di incontrarci e conoscerci per ciò che siamo, per davvero. Togliendo tutte le sovrastrutture sociali, c’è un mondo nuovo che va esplorato. Non arriverà nelle posizioni alte della classifica, ma è uno dei pochi brani che fa riflettere sul triste presente. Melodia gradevole. Voto: 6.5

Dargen D’Amico, “AI AI”
Il brano giusto nel momento giusto, proprio ora che si inizia a regolamentare l’Intelligenza Artificiale. È un dialogo tra tempi, gusti, produzioni e temi. Un ricordo di qualcosa del passato che ci appartiene e che viene letto come stimolo a mantenerlo nel presente. Gioca con le parole, in rima AI, grazie anche a un ritmo divertente. Crescerà nella settimana del Festival, e non poco. Voto: 6.5

Raf, “Ora e per sempre”
Una storia d’amore tra due persone che si sono conosciute alla fine degli anni ’80 e che ora sono costrette a confrontarsi in un mondo profondamente cambiato, che non avevano minimamente immaginato. La canzone emoziona molto. Il ritornello e il bridge gli consentono di intensificare il pezzo. Piacerà, specialmente con l’orchestra. Voto: 7-

LDA & Aka 7even, “Poesie clandestine”
Idealizza un amore viscerale tra due persone che si desiderano ma che non trovano una simbiosi perfetta. Spagnoleggiante, i due faranno muovere i telespettatori. Fa l’occhiolino all’estate, ma è difficile che riusciranno a imporsi in una buona posizione. Voto: 6+

Bambole di pezza, “Resta con me”
Impronta rock emozionale. Colpisce al primo ascolto. Ottima scommessa per presentarsi al grande pubblico. Canzone scritta bene, anche dal punto di vista musicale. Può sorprendere. Quanto è importante restare uniti anche nei momenti di difficoltà, perché sostenendosi a vicenda si può arrivare ovunque. E la loro sorellanza ne è la testimonianza. L’esibizione dal vivo può avere un grande impatto. Voto: 8-

Fulminacci, “Stupida sfortuna”
La canzone – in pieno stile Fulminacci – è come una passeggiata notturna alla ricerca di qualcosa o qualcuno, una specie di percorso a ostacoli. Carina, graziosa, ma troppo debole per prendersi la scena a Sanremo. Un gran peccato. Voto: 6

Ermal Meta, “Stella stellina”
Una canzone di speranza, di resistenza. Parla di una bambina vista da uno sconosciuto, ma è come se fosse di tutti noi. Ermal ci aveva abituato ad altro: questo brano potrebbe essere accusato di cantilena. E non sarebbero accuse infondate. Voto: 5+

Elettra Lamborghini, “Voilà”
Vince la quota “giostre” per l’estate 2026. Si balla. Tanto. Troppo. Nella vita bisogna essere felici e farsi trascinare dall’allegria, certo, ma il passo tra leggerezza e trash è breve. E su questo stendiamo un velo pietoso. Voto: 4.5

Chiello, “Ti penso sempre”
Una mente sospesa tra l’inizio e la fine di qualcosa. Un oscillare tra ricordi e vuoto. Pensieri frammentati. Ascolto difficile in sala. Se non caccerà la voce sul palco, difficilmente si capirà una parola. Mood simpatico, nulla di più. Voto: 5

Eddie Brock, “Avvoltoi”
Bisogna avere il coraggio di riconoscere un amore struggente. Ma anche di ammettere che è la brutta copia di “Non è mica te”. Nulla di particolare. Dal vivo servirà una grande prestazione vocale. In bocca al lupo. Voto: 6

Maria Antonietta & Colombre, “La felicità e basta”
Tranquilli: se in un primo momento vi verrà da canticchiare “L’estate sta finendo”, è normale. L’orecchio viene portato in quella direzione. Stile tormentone estivo. La felicità è il centro di tutto. Ma non è una gara, non è un premio: è un diritto di tutti, senza condizioni. Se sei vivo, ti spetta. Visto che siamo vivi, prendiamocela. Punto. E basta. Voto: 6+

Fedez e Marco Masini, “Male necessario”
Il male necessario fa parte dell’esistenza umana. È la celebrazione delle tempeste che si attraversano, perché solo dalle tempeste c’è l’opportunità di uscirne migliori. Una sorta di piccolo mantra per ricordarci che le turbolenze che si affrontano nella vita presentano grandi potenzialità. Il brano ha tutti i crismi per essere competitivo per le prime posizioni. I due stili riusciranno a fondersi bene sul palco? Nel finale sicuramente sì. E potrebbe portare alla vittoria. Voto: 7.5

Michele Bravi, “Prima o poi”
Un monologo, uno sguardo dolce sugli inadeguati, sulle persone che si sentono spesso fuori posto. Prima del ritornello, la canzone prende una piega musicale strana, che fa storcere il naso. Dal vivo potrebbe attirare il sospetto di un errore di esecuzione. Il brano, comunque, non è incisivo come quelli a cui Michele ci ha abituato. Peccato. Voto: 5.5

J-Ax, “Italia starter pack”
Il pacchetto base con tutto quello che serve per iniziare a essere italiano e vivere in Italia. Il country rende tutto simpatico, è vero. E questa estate la sentiremo passare in radio come se fosse appena uscita. Ma quanta retorica vuota e spicciola: il Paese di disonesti, furbetti figli di mammà, leggi sbagliate e persone in cerca di “culo” nella vita. Rovina la leggerezza e l’originalità del brano. La sala stampa è euforica. Se basta questo… Voto: 5