La democrazia liberale è sotto attacco. Le campagne contro l’Europa hanno tre obiettivi principali: polarizzare i cittadini, minare la fiducia nelle istituzioni e inquinare la politica nei Paesi. Ecco perché la Commissione Ue ha presentato uno scudo europeo contro la disinformazione. Gli Stati membri potranno aderire su base volontaria al Centro europeo per la resilienza democratica. Ovviamente nel pieno rispetto della libertà di espressione. Il progetto è in linea con la proposta di Azione: da mesi Marco Lombardo chiede di istituire i comitati di analisi per il monitoraggio delle ingerenze straniere. Il senatore rivendica il risultato politico e sollecita anche l’Italia a dotarsi degli strumenti per difendere l’integrità dei processi democratici.

Dal punto di vista operativo, come funzionerà lo scudo?
«Comprende una serie di azioni concrete che mira a rafforzare la capacità collettiva di contrastare la manipolazione e la disinformazione su tre pilastri principali: salvaguardare l’integrità dello spazio informativo; rafforzare le nostre istituzioni, garantendo elezioni libere e imparziali e media liberi e indipendenti; rafforzare la resilienza della società e il coinvolgimento dei cittadini. Per esempio verrà istituito un Centro europeo per la resilienza democratica che riunirà le competenze e le risorse dell’Ue e degli Stati membri per accrescere la nostra capacità collettiva di anticipare, individuare e rispondere alle minacce ibride della guerra cognitiva».

È necessario ma non sufficiente…
«Partiamo da un presupposto: quando parliamo di contrasto alle ingerenze straniere e alle minacce ibride non stiamo parlando di semplice disinformazione e propaganda. Stiamo parlando di sofisticate operazioni attraverso cui uno Stato straniero influenza l’orientamento degli elettori. Per questo, proteggere i processi elettorali e tutelare il libero convincimento degli elettori non ha nulla a che vedere con la censura del free speech. Per contrastare le minacce ibride bisogna riconoscerle e dare ai cittadini evidenza delle ingerenze straniere».

Un esempio concreto?
«Una cosa è replicare sui social la propaganda russa che cerca di giustificare l’aggressione dell’Ucraina. Ben altra cosa sono 40 milioni di dollari in criptovalute che arrivano sui conti correnti di 138mila cittadini moldavi per farli votare contro l’adesione della Repubblica di Moldova all’Ue!».

Però se un elettore vota il M5S non può essere automaticamente tacciato di essere un corrotto filo-putiniano. Come si coniuga lo scudo democratico con la libertà di espressione nell’urna?
«Ognuno è e sarà sempre libero in democrazia di votare ciò che vuole. Ma i cittadini hanno il dovere di essere informati se un processo elettorale è influenzato da Stati terzi. E questo non vale solo per la Russia. Vale per la Cina, l’Iran, la Corea del Nord. E non vale solo per gli Stati, perché riguarda anche attori non statali come i proprietari americani di piattaforme social che orientano l’elettorato alterando i propri algoritmi per favorire taluni candidati o taluni partiti».

I 5 Stelle sostengono di essere di fronte «a una farsa, all’ennesimo pericoloso carrozzone europeo». Elon Musk scrive che il leader dell’Ue «dovrebbe essere eletto dai cittadini dell’Ue e non nominato da un comitato». Insomma, non tutti l’hanno presa benissimo…
«Se hanno risposto così, probabilmente hanno la coda di paglia. Che vi siano rapporti poco chiari e trasparenti tra alcuni partiti rispetto alla Russia di Putin è un dato di fatto. Ricordo che in Commissione Politiche Ue del Senato, in cui abbiamo adottato una risoluzione sulle ingerenze straniere, il M5S è l’unico partito che si è astenuto, chiedendo che fosse audito l’Ambasciatore russo. Dall’altra parte, che Elon Musk abbia utilizzato la piattaforma X per alterare il processo elettorale in Germania per favorire i partiti di estrema destra è un altro dato di fatto. Non a caso, tutti i proprietari di piattaforme social americani hanno fatto quadrato intorno all’Amministrazione Trump per chiedere di influenzare l’Ue per sospendere il Digital Service Act. Le critiche allo scudo democratico europeo dimostrano che l’Ue questa volta ha colpito a segno».

Azione chiede che in Parlamento si avvii l’iter legislativo della proposta per istituire uno scudo democratico nazionale. Ci sono segnali di apertura dal centrodestra?
«Ci sono aperture sia dal centrodestra che dal centrosinistra. Del resto, anche il Presidente della Repubblica ha convocato per il 17 novembre il Consiglio Supremo della Difesa per parlare di minacce ibride e guerra cognitiva. Il nostro auspicio è che la risoluzione adottata in Commissione ora arrivi al voto dell’Aula del Senato e subito dopo si approvi l’iter legislativo per adottare la proposta di Azione a firma mia e del senatore Carlo Calenda per istituire anche in Italia uno scudo democratico. È urgente e necessario per tutelare lo spazio democratico a tutela del pluralismo delle informazioni e a tutela del libero convincimento dei cittadini italiani».