Economia
Stato SpA, il motore silenzioso dell’economia italiana che pesa oltre il 14% del nostro Pil
I numeri delle partecipate pubbliche raccontano una crescita strutturale che chiama il governo a pianificare e a compiere scelte decisive sulle nuove nomine, tra investimenti, produttività e qualità della governance
Altro che carrozzone. Lo Stato SpA (economia pubblica) è un driver di crescita decisivo per il nostro Paese. Lo dimostrano i numeri resi noti dal rapporto annuale del Centro Studi CoMar diretto da Massimo Rossi. Negli ultimi 7 anni (dal 2017 al 2024) il giro d’affari delle attuali 45 partecipate statali è aumentato di 84 miliardi di euro, facendo registrare una crescita di ben +37%. Le partecipate statali, per cui sono previste oltre 100 nuove nomine nei prossimi 6 mesi, hanno prodotto nel 2024 un fatturato da capogiro: 312,2 miliardi di euro, pari al 14,2% del Pil nazionale. Non solo. Per la prima volta hanno superato la soglia del mezzo milione di addetti (520.487 per la precisione).
Se da un lato è vero che le partecipate sono organi in continua mutazione grazie a fusioni, cessioni e privatizzazioni, dall’altro è altrettanto vero e certificato che l’economia pubblica rappresenta da decenni un driver di crescita decisivo per il Paese. Anzitutto Stato SpA, anche grazie alle partecipate, è il big spender che fa girare il motore dell’economia italiana: nell’ultimo quarto di secolo (dal 2000 al 2024) la spesa pubblica italiana è rimasta molto alta rispetto al Pil, attorno al 50%. Se nel 2000 faceva segnare 46,5%, nel 2024 ha superato la metà della ricchezza nazionale, assestandosi a quota 50,6%. Si tratta di un peso ben maggiore rispetto alla media internazionale. In particolare in beni e servizi lo Stato spende una cifra tra il 15 e il 18% del Pil. Ma attenzione: se a un livello così alto di spesa pubblica non corrispondono investimenti efficaci in capitale e produttività, c’è il rischio concreto che si possa ridurre significativamente la crescita potenziale del Paese. Ed è qui che politicamente non deve cascare l’asino.
Le 112 nomine di consiglieri di amministrazione per la guida di 17 partecipate statali ed enti pubblici che il governo Meloni è chiamato a indicare nei prossimi 6 mesi dovranno essere di alta qualità. Ne va il destino economico e sociale dell’Italia. I top manager che saranno nominati (o confermati) dovranno essere all’altezza di scelte strategiche, tenendo a mente che gli investimenti pubblici creano vera crescita quando rispettano queste tre condizioni: aumentano la produttività del settore privato, riducono i costi strutturali (burocrazia, tempo ed energia) e attivano investimenti privati aggiuntivi (il cosiddetto crowding-in). I numeri delle 13 partecipate statali quotate in Borsa parlano chiaro. Capitalizzano a Piazza Affari complessivamente ben oltre 260 miliardi di euro.
Le 13 sorelle controllate o partecipate da Stato SpA sono: Banca Monte dei Paschi di Siena (MPS), ENAV, Enel, Eni, Fincantieri, Leonardo, Italgas, Poste Italiane, Rai Way, Saipem, Snam, STMicroelectronics e Terna. Tra le nomine più di peso che Meloni, Salvini e Tajani in collaborazione con Fazzolari e Mantovano dovranno confermare o rinnovare spiccano i 15 consiglieri di MPS, i 13 di Terna e i 12 di Leonardo. Per Leonardo, Eni, Enel e Poste Italiane i rumor di questi giorni indicano Amministratori delegati dati per confermati e Presidenti potenziali protagonisti di spoil system.
Perciò Cingolani, Descalzi, Cattaneo e Del Fante proseguirebbero il lavoro, forti degli ottimi risultati finanziari, mentre Pontecorvo, Zafarana, Scaroni e Rovere potrebbero cambiare casacca. Diverso appare il destino di MPS, dove il presidente Nicola Maione ha fissato per il prossimo 4 febbraio l’Assemblea straordinaria che potrebbe portare alla composizione di una lista unica per il nuovo CdA all’insegna della continuità.
Ma come ogni calciomercato che si rispetti, per le scelte finali del governo sulle nuove nomine ancora tutto è possibile. Così come per le altre grandi partecipate coinvolte: Enav e Terna. Cui si aggiungono 32 Enti pubblici per i quali il governo dovrà indicare entro fine giugno altri 96 nomi per il rinnovo dei commissari e degli organismi direttivi. Tra questi: Consob, Agcm, Enac, Ispra, Agenas, Anvur e Arera. Per il piccolo consiglio non richiesto sul lavoro che attende il governo scomodiamo Eisenhower: «Nel prepararsi per una battaglia ho sempre scoperto che i progetti sono inutili, ma la pianificazione è indispensabile». Proprio come in economia.
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