Tutti a Caivano! Paradiso della legalità e del rispetto della Costituzione: questo, e poco più, ho capito dal risultato del referendum. E non è soltanto colpa mia, visto che non ho ancora sentito un’analisi convincente sulla sconfitta da parte degli sconfitti.

I vincitori non li seguo, perché sembrano più che altro affaccendati a regolare conti interni, in vista delle prossime tappe. Seguo gli sconfitti, come me, che hanno votato convintamente e testardamente Sì a una riforma della Giustizia. Ma il popolo la respinge e io mi adeguo.
I nuovi Partigiani vivono in aree che hanno votato in gran parte per la maggioranza di governo però hanno scelto la sfida: a Gratteri, che pronosticava un voto di malavita per il Sì e alla Storia, che li ha visti meno protagonisti del resto d’Italia il 25 aprile, visto che da loro erano arrivati gli americani, prima dei partigiani. Onestamente, un’analisi della sconfitta non ce l’ho, l’aspetto e mi accomodo nella memoria, che non mi possono togliere, neppure con un referendum popolare. Io ricordo tutto. Ricordo molto affettuosamente Silvio Berlusconi e quello che ha dato a me, a noi, a tutti. Ricordo le sue vicende giudiziarie, iniziate come una burrasca subito dopo la sua decisione di entrare in politica.

No, ricordo l’uomo generoso sottoposto all’umiliazione dell’indagato per iniziativa politico-mediatico-giudiziaria e mi viene in mente un particolare che forse una spiegazione sull’impeto della valanga dei No la fornisce. Berlusconi editore lavorava con Montanelli. Montanelli apprezzò il coraggio di Silvio: andava ad Arcore a discutere con gioia e raccoglieva bei soldi con gratitudine per i nostri stipendi.
Quando Berlusconi decise di entrare in politica, perfino Montanelli, il combattente gambizzato dalle Brigate Rosse, gli voltò la schiena. Il principe assoluto della Fronda, che fiutava l’aria molto prima degli altri, capì che Silvio sfidava davvero un potere forte e pericoloso, come aveva spiegato già prima Vassalli. E cercò perfino di sottrargli Il Giornale, somma ingiuria.

Ricordo Bettino, che di malagiustizia politica è morto. Ricordo bene tutta la vicenda e lo faccio proprio oggi che sua figlia Stefania diventa capogruppo di Forza Italia al Senato. Tra tante epurazioni dopo il referendum, mi sembra una bella notizia. Ricordo che anche Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, ma anche del Csm, intervenne subito dopo i racconti dettagliati, dicendo che bisognava cambiare tutto. Ricordo anche le vicende giudiziarie che subì Giulio Andreotti e che tentarono di appiccicare al Quirinale, dove però trovarono uno “di famiglia”, Loris D’Ambrosio, e finì lì, senza conseguenze per chi aveva tentato di attaccare il Presidente della Repubblica.

Ricordo bene anche quello che diceva Francesco Cossiga del Csm e delle Procure. Oggi viviamo altri tempi, ma temo che nel prossimo anno di campagna elettorale frenetico, quei tempi ritornino. Nella prima ondata quel ciclone cancellò tutti i partiti, tranne uno. Ora sono stati gli anni della protervia giustizialista, difesa proprio dallo schieramento che era stato tenuto in vita. Ci sarà una restituzione di favori? Sono troppo anziano per fare previsioni. Mi affido alla memoria, che ancora non mi tradisce.

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Direttore editoriale di Riformista.Tv e TgCom