Spritz
Veneto, la sanità e i temi tremendamente reali su cui i cittadini misureranno l’autonomia
La sanità è il terreno su cui l’intesa veneta viene giudicata, e quello su cui il dibattito ha prodotto più confusione. Conviene separare due cifre che circolano insieme e non misurano la stessa cosa.
La prima è quella dei trecento milioni. Presentando l’intesa in Consiglio dei ministri a febbraio, Stefani ha spiegato che l’integrazione dei fondi sanitari integrativi nella spesa sanitaria consentirà di superare le attuali rigidità e potrà tradursi, per il Veneto, in circa trecento milioni aggiuntivi destinati ai cittadini, con effetti anche sull’accesso ai finanziamenti per l’ammodernamento edilizio e tecnologico. Non è un trasferimento iscritto da qualche parte, ma la stima dell’effetto di un cambio di regola contabile. Lo ha ribadito il 5 giugno, in audizione davanti alle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, collegando quelle risorse alla possibilità di alzare gli stipendi di medici e infermieri attraverso i risparmi.
La seconda cifra è di segno opposto. Illustrando la pre-intesa al Consiglio regionale, Stefani aveva quantificato in poco più di diciassette milioni le risorse immediatamente reinvestibili nel sistema sanitario. Elena Ostanel, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha collocato la somma nella proporzione che le compete: lo 0,14 per cento della spesa sanitaria regionale, che nel bilancio 2026 vale oltre 11,9 miliardi.
Fra le due letture si è aperto in primavera un caso politico. Le opposizioni hanno sostenuto che il testo uscito dal Consiglio dei ministri fosse ridimensionato rispetto alla pre-intesa dell’era Zaia proprio sul capitolo sanitario, e hanno chiesto che il presidente riferisse in aula. Carlo Cunegato, capogruppo di Avs, ha parlato di sgomento; Giovanni Manildo, dopo l’audizione di giugno, ha sostenuto che Stefani avesse certificato la fine dell’autonomia differenziata.
Resta il punto che nessuna delle due contabilità affronta. Nelle stesse settimane la Fondazione Gimbe rilevava in Veneto una carenza di novantasei pediatri, pari a un quinto del deficit nazionale, e il vicepresidente del Consiglio regionale Andrea Micalizzi denunciava, cinquantotto comuni padovani senza pediatra. È su temi tremendamente reali come questo che i cittadini misureranno l’autonomia.
© Riproduzione riservata





