Abbiamo chiesto ad Andrea Mirenda, componente del CSM, cosa ne pensa della riforma costituzionale nella parte in cui prevede il sorteggio dei membri togati.

La magistratura associata è indignata all’idea che i componenti del Consiglio Superiore della Magistratura siano sorteggiati. Prima di conoscere la sua opinione, le chiedo un po’ provocatoriamente di raccontarci la sua esperienza. Per quale ragione è stato sorteggiato, visto che oggi i componenti sono di regola eletti?

Nel mio collegio non era stato raggiunto il numero minimo di candidati contemplato da Cartabia. Si dovette, quindi, procedere al completamento mediante estrazione a sorte di tre magistrati. Venni estratto dall’Ufficio Elettorale della Cassazione, era il 29 luglio 2022; accettai la candidatura e venni, quindi, eletto. In breve, sono stato il primo sorteggiato ex lege, poi eletto, nella storia del CSM. Spero di non restare l’ultimo…

E si sente in grado di svolgere le funzioni anche se non è stato designato dai suoi colleghi?

Se mi sento a disagio nei confronti dei miei colleghi designati dalle correnti? Francamente no, non avverto alcuna sudditanza: faccio il magistrato da oramai quarant’anni e tanto basta per confrontarmi serenamente e rispettosamente con loro sui temi di Alta Amministrazione propri dell’attività consiliare. Faccio notare che il numero dei miei interventi in plenum, anche quando non sono relatore, non è certo inferiore a quello di molti altri consiglieri “designati”. Altro discorso, invece, è quello del non toccare palla nelle varie articolazioni interne al Consiglio. Se non fai parte del Sistema, non c’è storia. Date un occhio, giusto per stare all’attualità, all’ultimo rinnovo delle Commissioni consiliari. Tutto saldamente in mano ai soliti noti, secondo il consueto oliatissimo meccanismo spartitorio. Insomma, nihil novi. Del resto, come poteva essere diversamente in un Consiglio dove 17 consiglieri su 20 sono membri di corrente?

Sente la mancanza di una legittimazione “popolare”?

E perché mai? Non esercito una funzione politica e non devo, quindi, rappresentare alcun centro di interessi se non – sul piano squisitamente tecnico – la categoria giudicante a cui appartengo. Lo dico una volta per tutte ex professo: per svolgere i compiti di Alta Amministrazione assegnati al CSM è necessario e sufficiente possedere elevata cultura giuridica (il proprium di ogni magistrato), elevata professionalità nell’applicazione delle regole primarie e secondarie, equilibrio, terzietà, indipendenza interna (e ce n’è davvero bisogno…) ed esterna.

C’è chi sostiene che un organo di rilevanza costituzionale non possa essere composto da magistrati estratti a sorte come in una tombola di Natale. Eppure sono tutti magistrati che hanno passato lo stesso concorso e, come recita l’art. 107 della Costituzione, si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni.

Ogni cittadino è soggetto alla Legge ma solo i magistrati sono soggetti “soltanto” alla Legge. Essi, inoltre, per volontà del Costituente, hanno tra loro pari dignità, distinguendosi espressamente “solo per funzioni”. Chiaro, allora, è l’altissimo rango che l’ordinamento riconosce ad ogni singolo componente dell’Ordine Giudiziario, tanto da poter dire che – almeno in seno a questa élite – “uno è uguale a uno”.  Conclusione a tal punto vera da divenire fondamento logico del principio del giudice naturale precostituito, in guisa del quale il cittadino non è ammesso a scegliersi il giudice più gradito per bravura, visione culturale o chissà cos’altro. Non è chi non veda, allora, come il sorteggio, contrariamente al mantra ossessivo di ANM, finisca per essere la formula più inclusiva, quella maggiormente idonea ad assicurare ad ogni magistrato – capace “per definizione” – l’astratta possibilità di contribuire al governo autonomo senza previa genuflessione ai vari Capi-corrente locali e nazionali. Insomma, un bel recupero di dignità e legalità, finalmente in linea con il Codice Etico dei Consigli di Giustizia Europei e capace di portare in Consiglio magistrati liberi e liberati…

Il CSM non dovrebbe avere un ruolo di rappresentanza della magistratura ma di governo “amministrativo”. Eppure sempre di più ha assunto un ruolo politico, per esempio esprimendo pareri – anche non richiesti – su leggi e disegni di legge. È forse questa trasfigurazione che oggi rende apparentemente incoerente la nomina dei suoi membri togati tramite sorteggio?

La deriva politica variamente assunta nel tempo dal CSM – quasi una Terza camera della Repubblica chiamata ad esprimere le oscillanti visioni culturali legate alle maggioranze di turno – rappresenta, a mio sommesso avviso, la prima minaccia all’indipendenza del singolo magistrato, sottoposto alle temperie di una discrezionalità tecnica che – quando emancipata dalle regole – sfocia puntualmente negli arbitri evidenziati dal Giudice Amministrativo (il nostro Giudice a Berlino…). Escluso, peraltro, che al CSM competano compiti di rappresentanza politica (ce lo ha detto, più volte, anche la Corte Costituzionale…), credo davvero che non si possano costruire argomenti contro il sorteggio, muovendo da premesse infondate.

Secondo lei, quale funzione ha oggi l’Associazione Nazionale Magistrati e le numerose correnti che svolgono attività “politica” al suo interno? Garantiscono un’adeguata selezione dei “migliori” per svolgere le funzioni direttive degli uffici giudiziari?

Beh, qui la risposta è davvero agevole. Forse che l’incontestabile crollo di prestigio del CSM è dipeso da cattivi consiglieri “sorteggiati”? Chiunque abbia avuto la pazienza (tanta ce ne vuole) di leggere le c.d. chat di Palamara, apprende subito che il collega – ora radiato ma già prestigioso ed acclamatissimo Presidente dell’ANM nonché, a seguire, potentissimo e amatissimo consigliere del CSM, ivi “eletto” grazie a una caterva di voti assicuratagli dalla corrente –  fece scientifico mercato delle nomine, in allegra compagnia con larga parte della compagine consiliare, togata e laica, come pure con molti influencer, sia togati che politici, esterni al Consiglio. Era forse un sorteggiato? E gli altri compari? C’è poi qualcuno che, oggi, ai massimi livelli, dichiara con malcelata soddisfazione che questo sarebbe il CSM della rinascita etica, del correntismo a bassa intensità. Bah, mia Zia Cesarina, che ci vede lungo, direbbe che se non cambi gli ingredienti, quella resta sempre la torta. E allora, facendo salutare esercizio di memoria, a beneficio dei distratti, non è forse questo il CSM che – al netto della soave spartizione cencelliana delle Commissioni secondo l’ottimo criterio del “3 a me, 2 a te,  1 a loro” – ha incassato bei ceffoni dal Giudice Amministrativo per le travagliatissime nomine della Scuola Superiore della Magistratura, della Procura Nazionale Antimafia, delle molte Procure di primaria rilevanza nazionale?

La riforma mira ad azzerare la capacità delle correnti di influire in modo decisivo sulle nomine e gli avanzamenti di carriera. Ma i componenti “sorteggiati” potrebbero non accettare, anche su pressioni esterne, in modo da consentire ad altri in graduatoria di entrare e potrebbero comunque essere avvicinati e “arruolati” dalle correnti. Siamo sicuri che le correnti torneranno a svolgere solo una funzione di elaborazione culturale e “metapolitica”? Quale scenario vede all’orizzonte?aaQU

Che dire? Nella migliore delle ipotesi i sorteggiati vengono dipinti come ingenui viandanti, incapaci di affrontare il periglioso percorso consiliare senza l’ausilio del robusto bastone correntizio al quale affidare il piede incerto. Costoro – si chiede la correntocrazia – sapranno resistere ai tentativi di condizionamento interni ed esterni? Sapranno sottrarsi alle sirene dei laici, descritti come temibili cinghie di trasmissione dei poteri forti che li hanno espressi? Non può sfuggire la gravità dell’argomento. Ma si tratta di argomentazione che, prima di tutto, desta profonda preoccupazione, lì dove rivela ora, candidamente, quanto da sempre negato, vale a dire l’esistenza di un sottobosco affaristico interno ed esterno all’istituzione consiliare; un ambiente tossico con il quale i consiglieri “eletti” hanno dovuto confrontarsi (con quali esiti, lo abbiamo visto bene). In secondo luogo, è rivelatore di una profonda sfiducia dell’ANM verso il magistrato “cane sciolto”, trattato alla stregua di un soggetto debole in balia del suo destino. Ma non parliamo, forse, di quello stesso magistrato capace di gestire con imparzialità, indipendenza e prestigio delicatissimi processi di criminalità organizzata? Contro apparati deviati dello Stato? Contro i colletti bianchi? Contro la criminalità finanziaria e i relativi potentati? Chissà perché questo magistrato, giunto al CSM per selezione stocastica, dovrà fatalmente perdere una sperimentata capacità di resilienza, tanto più quando liberato dal “debituccio” di riconoscenza verso chi, un tempo, ne avrebbe curato la designazione. Ed ancora, perché mai costui dovrebbe rispondere, sol perché tale, alle sirene consiliari della politica, quando già sul campo aveva mostrato di esserne immune? Ed infine, anche quando mai pensasse di cedere ai “suggerimenti” di un’allegra brigata di briganti, che vantaggio ne trarrebbe? Forse una futura nomina una volta tornato sulla scrivania? E chi mai potrebbe garantirgliela? Nulla assicura che i nuovi sorteggiati saranno della medesima fazione da lui favorita. Sovviene De Tocqueville: venuti meno gli inconfessabili motivi secondari, quelli che “non si dicono” ancorché ragione determinante dell’agire umano, non sarà più conveniente sporcarsi le mani. E amen. Si dice, infine, che in un CSM di sorteggiati potrebbero giungere magistrati incapaci o peggio. Si perdoni il sarcasmo: al CSM costoro faranno meno danni che nella giurisdizione. Il minimo etico impone, difatti, di risolvere i problemi a monte, assicurando ai cittadini – prima di ogni altra cosa – una magistratura sempre di altissimo profilo professionale e deontologico. Preoccuparsi di cosa arriverà al CSM mi pare, dunque, questione minore e, addirittura, di dubbio valore etico… Quel che è certo, invece, è che il sorteggio reciterà il de profundis del correntismo e agevolerà la riemersione del lato nobile del nostro associazionismo: essere motore di idealità, non più Ufficio di Collocamento.

Alberto de Sanctis

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