Il profilo
Arrestato Mohammad Hannoun: le finte raccolte fondi milionarie che finanziavano Hamas
Una raccolta fondi durata 20 anni, destinata sulla carta a contribuire agli scopi umanitari ma che in realtà portava oltre il 70% delle somme, per oltre 7 milioni di euro, ad Hamas o ad organizzazioni terroristiche collegate. È quella l’accusa rivolta a Mohammad Hannoun, arrestato quest’oggi assieme a Dawoud Ra’Ed Hussny Mousa, Elasaly Yaser, Al Salahat Raed e Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, indicati dagli inquirenti come membri del comparto estero di Hamas, un gruppo che per anni avrebbe operato principalmente attraverso l’A.B.S.P.P. (ssociazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, fondata a Genova nel 1994), raccogliendo fondi apparentemente destinati alla popolazione civile di Gaza, ma in realtà rientrati all’interno di uno schema di una rete europea segreta per sostenere i responsabili del massacro del 7 ottobre. Tra gli arrestati anche Abu Rawwa Adel Ibrahim Salameh, referente per il Nord-Est Italia e Abu Deiah Khalil, fondatore e legale rappresentante dell’Associazione Benefica La Cupola d’Oro.
Arrestato Mohammad Hannoun: le finte raccolte fondi milionarie che finanziavano Hamas
Le manette della Polizia, aiutata dalla Guardia di Finanza, sono scattate quest’oggi, a seguito di un’indagine che ha monitorato segnalazioni e flussi di denaro.I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Digos della Polizia di Stato di Genova, in raccordo con la Direzione centrale della Polizia di prevenzione, dal Nucleo di polizia economico-finanziaria e dal Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza.
Chi è Mohammad Hannoun
Muhammad Mahmoud Awad è conosciuto come Mohammad Hannoun, nato nel 1962, architetto, ma presidente a tempo pieno dell’Associazione dei palestinesi in Italia, tra le più importanti nel nostro Paese, e leader di altri gruppi del genere, colpito in passato già due volte da sanzioni del Dipartimento del Tesoro statunitense in quanto figura centrale nel finanziamento di Hamas in Europa. Nel 2024 le autorità italiane gli hanno notificato un foglio di via da Milano, per accuse di istigazione all’odio. Inchieste giornalistiche – condotte in particolar modo dal Tempo – hanno rivelato i suoi legami con le Flotille anti–israeliane, per cui ha iniziato a raccogliere finanziamenti fin dalla prima edizione del 2010, anche grazie ai suoi contatti con Zaher Birawi, attivista palestinese-britannico residente a Londra e figura chiave della Flotilla, con l’avvocato Suleiman Hijazi e con Francesca Albanese. In risposta alle inchieste giornalistiche che lo riguardavano, Hannoun non aveva solo minacciato querele: ai giornali che “lo tormentavano” sono arrivate minacce anonime assai concrete. Hannoun ha di solito mantenuto un profilo basso e sostenuto di essere inoffensivo, ingiustamente perseguitato. Durante la manifestazione del 21 ottobre a Milano, ha giustificato la morte delle centinaia di palestinesi uccisi a sangue freddo da Hamas dopo la tregua, urlando dal palco: “Tutte le rivoluzioni del mondo hanno le loro leggi. Chi uccide va ucciso, i collaborazionisti vanno uccisi. Oggi l’Occidente piange questi criminali, dicono che i palestinesi hanno ucciso poveri ragazzi. Ma chi lo dice che sono poveri ragazzi?”. Resta il dubbio se i “collaborazionisti” da uccidere siano solo i dissidenti da Hamas a Gaza, o magari anche in Italia.
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