L'iniziativa
Asili nido aziendali: dai Libdem e da Azione una proposta comune per dare sostegno all’occupazione femminile e contrastare il calo demografico
L’iniziativa è stata presentata alla Camera da Elena Bonetti, presidente di Azione ed ex ministra, e da Emanuela Pistoia, responsabile Welfare del PLD. Una proposta di concretezza, come ha sottolineato il capogruppo di Azione, Matteo Richetti, che guarda ai bisogni delle famiglie.
Sbloccare la burocrazia per le imprese che vogliono aprire asili nido aziendali, dando loro anche un vantaggio fiscale. Un welfare aziendale che punta a sostenere il lavoro femminile: questa la proposta che arriva da Partito Liberaldemocratico e Azione. Dati alla mano, i due partiti hanno presentato alla Camera dei Deputati una proposta di legge volta a riconoscere a livello nazionale i servizi educativi per l’infanzia in contesto aziendale come componente del sistema integrato di educazione e istruzione per la prima infanzia.
“Nella scorsa legislatura avevo lavorato da ministra a una riforma delle politiche familiari che prevedeva, tra le altre misure, incentivi per le aziende a sostenere i genitori lavoratori. Quella visione la riportiamo in Parlamento con una proposta di legge sugli asili nido aziendali: vogliamo aiutare le imprese a realizzare strutture per i propri dipendenti e a costruire una rete di filiera tra le imprese nei territori, riducendo la burocrazia. Il nodo è semplice: aiutare le famiglie a lavorare e a provvedere all’educazione dei figli. Le famiglie hanno bisogno di questi servizi, il Paese ha bisogno di misure che supportino in concreto il lavoro femminile, e per le aziende è una grande opportunità di crescita, di innovazione e di investimento nel territorio”, ha dichiarato la presidente di Azione ed ex ministra delle Pari opportunità e Famiglia, Elena Bonetti.
Partiamo dai dati: come certifica oggi Almalaurea, nel suo rapporto di genere 2026, gli uomini guadagnano il 15,3% in più delle donne, il 34,3% in presenza di figli. Insomma, le ragazze si confermano più brave a scuola e all`università, ma restano indietro su lavoro e stipendi. La proposta del PLD e di Azione è volta proprio ad affrontare una serie di criticità fattuali: il peggior divario occupazionale d’Europa, in Italia al 19,4%; la copertura dei servizi per l’infanzia al 31,6 %, a fronte di un target 2020 del 45%; e, infine, un tasso di natalità che dagli anni ’60 è sotto la media OCSE.
Ecco perché i due partiti hanno deciso di spingere affinché si possa dare nuovo valore alla responsabilità sociale delle aziende e, nel contempo, si possa venire incontro alle necessità delle famiglie e delle donne lavoratrici, integrando i servizi educativi in contesto aziendale nel sistema nazionale, modificando il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, che disciplina il sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai 6 anni, introducendo una quarta tipologia di servizio rivolta ai bambini tra i 3 e i 36 mesi.
Nel concreto, si propone di definire standard minimi nazionali, prevedendo una deroga mirata alla disciplina regionale, e di garantire uniformità e certezza normativa su tutto il territorio nazionale.
La proposta prevede modelli di gestione flessibili attraverso i CRAL (Circolo Ricreativo Aziendale dei Lavoratori aziendali e interaziendali e consorzi tra imprese. Inoltre, mira a favorire la cooperazione tra PMI, grandi imprese ed enti pubblici, per condividere risorse organizzative ed economiche e rendere il servizio accessibile anche alle realtà di minori dimensioni.
Tanti i benefici che se ne ricaverebbero: dal rafforzamento del diritto all’educazione nella prima infanzia, al sostegno alla conciliazione tra lavoro, vita familiare e genitorialità. Inoltre, si andrebbe a ridurre il divario di genere nel mercato del lavoro e a favorire la permanenza delle madri nel lavoro dopo la nascita dei figli, Contribuendo alla crescita demografica e alla sostenibilità del sistema sociale.
“Partito Libdem e Azione portano avanti questa iniziativa per coltivare una cultura politica comune, volta al superamento di meri opportunismi elettorali, al di là dell’estemporaneità delle alleanze elettorali. Stiamo portando avanti un progetto comune, che non guardi solo all’appuntamento con le elezioni politiche”, spiega Emanuela Pistoia, Professore ordinario di Diritto dell’Unione europea nell’Università degli studi di Teramo, dove è anche Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e membro del Senato accademico.
“Con questa iniziativa – aggiunge Pistoia – vogliamo colmare un gap nel sistema pubblico dell’istruzione. Ma non solo: la nostra proposta va a toccare tanti aspetti, dalla sostenibilità ambientale, al sostegno all’equilibrio fra lavoro e impegni familiari, fino al dare nuovo slancio al ruolo sociale delle aziende, spezzando una narrativa distorta, quella che vede i capi d’azienda in contrasto con i lavoratori”.
Il capogruppo di Azione alla Camera, Matteo Richetti, ha definito, in conclusione, la proposta “una iniziativa di concretezza che guarda ai bisogni delle famiglie e contribuisce a ridurre il divario di genere nel mercato del lavoro“.
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