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Abuso di potere, questione scottante per la Chiesa in Francia

Giornalista e saggista
Abuso di potere, questione scottante per la Chiesa in Francia

Sul tema degli abusi, in Francia sta venendo allo scoperto una impressionante serie di coperture, silenzi, manipolazioni.  Come rileva l’ultima pubblicazione – un libro uscito da qualche giorno, molto documentato e dettagliato, della giornalista Céline Hoyeau, intitolato La Trahison des Pères – stiamo parlando di una categoria particolare di “abusatori”. Non “semplici” sacerdoti, ma sacerdoti con una caratteristica specifica: essere stati fondatori di comunità religiose o consulenti dei fondatori stessi. Comunità religiosi maschili e femminili – dunque abusi nei confronti di uomini e donne – che appartengono a quelle che dopo il Vaticano II si sono definite le “nuove comunità religiose”. Termine con cui si identificano le esperienze di vita religiosa avviate negli anni precedenti e successivi al Concilio Vaticano II, in cui sembrava che le “tradizionali” congregazioni e ordini religiosi avessero spento la loro forza propulsiva.

Anni in cui la Francia si è scoperta in via di “scristianizzazione”, con una forte spinta alla laicità e dunque molti cattolici hanno incanalato il loro desiderio di spiritualità e autenticità cristiana rivolgendosi alle tante nuove esperienze che fiorivano un po’ ovunque, in grado di rispondere – così sembrava – al desiderio di dare un senso alla vita sotto il segno di modi radicali di vivere il Vangelo.

Il libro descrive in lungo e largo, per tutta la Francia, diverse vicende esemplari. Racconta ad esempio di Jean Vanier, insospettabile fondatore de L’Arche – figura benemerita nell’impegno per i poveri – che aveva al suo fianco sacerdoti abusatori e li ha coperti per anni. O suore a loro volta fondatrici di comunità.

Un panoramica che non lascia scampo: la Chiesa francese appare pervasa da quelle che l’autrice definisce – a ragione – “derive settarie”: comunità chiuse, convinte che il mondo là fuori era ostile e sbagliato, capaci di ignorare le direttive dei vescovi. Ma moltissimi vescovi si sono voltati dall’altra parte, come bene documenta il libro, al punto che oggi la situazione è davvero esplosiva e non basta più chiedere perdono. E se molti dei fondatori sono oramai morti, tuttavia le loro vittime chiedono giustizia.

C’è una domanda, tra tutte, che attraversa il libro: come è possibile che da situazioni oggettivamente sbagliate – cioè rapporti interpersonali malati e perversi – siano comunque nate moltissime comunità religiose? Non poteva essere tutto falso, dunque. Questa almeno è la risposta, documentata, che diversi vescovi e diversi cardinali di curia hanno opposto alle denunce. Se da un errore arrivano risposte positive, l’errore non sarà poi così grave. A ciò si aggiunge – come il libro fa vedere molto bene – l’abilità di molti fondatori che hanno approfittato del clima favorevole alle nuove comunità religiose soprattutto sotto il pontificato di Giovanni Paolo II. Se un sacerdote fondatore di una comunità viene ricevuto dal papa stesso – racconta un vescovo nel libro – e quando torna lo riferisce subito in diocesi al suo vescovo, quest’ultimo come potrà dare credito alle voci critiche su quel fondatore?

Eppure se si fosse stati più consapevoli delle dinamiche interne, quando si tratta della vita delle persone, dei rapporti interpersonali e delle sofferenze interiori, si sarebbe potuto intervenire sull’indifferenza dell’istituzione. Una volta che il muro di silenzio è stato infranto, come adesso, appaiono chiare le responsabilità ai massimi livelli e non solo  della Chiesa francese.Céline Hoyeau, autrice del libro 'La Trahison des Pères'

Ci sono ancora altri due aspetti importanti del libro. Il primo: l’autrice (nella foto) lavora come giornalista all’autorevole quotidiano cattolico La Croix, e pertanto la sua ricostruzione è tanto più importante in quanto proviene dall’interno del mondo cattolico francese.  Il secondo aspetto riguarda lo schema di analisi.  sviluppa in modo accurato e documentato il tema dell’abuso di potere o spirituale. Solo in un momento successivo, l’abuso di potere o spirituale si trasforma in abuso sessuale. Quindi la questione è ben più vasta: investe tutta la Chiesa, dai sacerdoti ai vescovi, dai teologi, ai laici. E investe le domande di fondo dei comportamenti e delle prassi: quale sia, ad esempio, la “giusta obbedienza” dovuta ad un “superiore”? Soprattutto quando tante  centinaia di persone sicuramente deboli psicologicamente ed emotivamente hanno traslato su di loro parti importanti della propria personalità.

Qui la psicologia dinamica avrebbe risposte da dare, se la Chiesa francese (e non solo) volesse trovare delle risposte per evitare il ripetersi dei drammi interiori vissuti da troppe persone che in buona fede cercavano risposte al senso della vita.

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