Marco Travaglio ha risposto a Gaia Tortora con un consiglio farmaceutico: “Prendi la solita pastiglia di Maalox, fai un bel respiro e riscrivi tutto in lingua italiana”. Tortora aveva osservato – con la sobrietà che la contraddistingue – che non erano ancora emersi elementi tali da confermare le accuse contro Nicole Minetti. Una posizione di ordinaria prudenza: aspettare i fatti prima di consacrare i colpevoli. Il direttore del Fatto, evidentemente, la trovò insopportabile.

Il punto cieco di Travaglio

Travaglio ha un punto cieco strutturale: quando qualcuno lo contraddice, non risponde nel merito. Reagisce. E lo fa con quella sprezzatura da maestro che pensa di non dover rendere conto a nessuno. Il Maalox, appunto – la pastiglia per i nervosi, per chi non capisce, per chi non sa scrivere in italiano. Una risposta che non dice nulla e dice tutto: non ho argomenti, quindi ti insulto con eleganza.

Il paradosso di Travaglio

Il paradosso è degno di nota. Travaglio trascorre la vita a smontare le ipocrisie del potere, a denunciare chi si sottrae al giudizio pubblico. Poi, quando qualcuno gli chiede di rispondere a una critica concreta, tira fuori il repertorio del professore stanco. Beccaria, nel 1764, ammoniva che il giudizio anticipato è la forma più sottile di arbitrio. Duecentosessant’anni dopo, certi giornali continuano a ignorarlo con olimpica serenità.

Marco Travaglio e Gaia Tortora, la risposta più eloquente

Gaia Tortora non è una qualunque. È la figlia dell’uomo che fu distrutto da quella stessa macchina del processo mediatico-giudiziario che ancora oggi gira indisturbata. Ha imparato sulla propria pelle cosa significa leggere i titoloni dell’accusa e cercare, nelle pagine interne, il trafiletto dell’assoluzione. Quando chiede prudenza, sa esattamente perché. Travaglio avrebbe potuto risponderle nel merito. Ha scelto il Maalox. Forse è proprio questa, la risposta più eloquente.

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