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Alla vigilia del Consiglio Europeo, appello del centro-destra europeista e degli eurofunzionari

Alla vigilia del Consiglio Europeo, appello del centro-destra europeista e degli eurofunzionari

In attesa del Consiglio Europeo di giovedì prossimo, che dovrebbe decidere le misure economiche per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, non si respira aria di grande ottimismo a Bruxelles. Sarà un Consiglio europeo che passerà alla storia, qualunque ne sia l’esito. Anche se c’è chi teme addirittura che si possa concludere con un nuovo nulla di fatto e che la decisione finale venga nuovamente rimandata. E ciò rischierebbe di essere visto come un fallimento europeo da parte delle opinioni pubbliche dei Paesi del Sud Europa, che sono sinora quelli più toccati, anche economicamente, dalla pandemia.

Su questo presupposto, Esperia – circolo di ispirazione centro-destra europea la cui petizione pubblica in favore dell’istituzione di Recoverybond ha raccolto migliaia di firme di cittadini di tutti i Paesi europei, compresi tedeschi, olandesi e austriaci, che hanno lanciato analoghe petizioni rivolta anche ai loro governi nazionali. Rivolgendosi soprattutto ai sovranisti e nazionalisti dei loro paesi, che continuano a urlare “prima i tedeschi”, “prima gli olandesi” e “prima gli austriaci”.

Esperia ha inviato oggi una lettera aperta ai Presidenti della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, del Consiglio, Louis Michel, e del Parlamento, David Maria Sassoli, nella quale, presentandosi come “donne e uomini d’Europa, nati dalla libertà, nella libertà e per la libertà, orgogliosi di appartenere ad una civiltà plurimillenaria, che ha dato all’umanità conquiste tra le più importanti”, affermano di volere dare il loro contributo, “affinché l’Europa continui la sua missione e superi la crisi di oggi divenendo più giusta, prospera e autenticamente solidale”.

Le ultime settimane hanno mostrato in modo tragico quanto sia fragile la costruzione europea e quanto facilmente possano prevalere gli egoismi nazionali. L’azione europea è stata in principio inadeguata alla grandezza della sfida, in termini sia di tempestività che di qualità e dimensioni degli interventi. La comunicazione delle iniziative europee è stata spesso fredda, burocratica ed inefficace rispetto anche alla propaganda di altri Paesi, quali Russia e Cina, capaci di far breccia nei cuori di molti cittadini europei e accreditarsi come “amici” più solidali e pronti all’aiuto degli Stati europei tra di loro.”, si legge nella lettera che Esperia chiede ai Presidenti delle tre istituzioni di condividere questo messaggio con tutti i partecipanti alla riunione del Consiglio europeo.
Messaggio che, attraverso le firme di cittadini europei che rappresentano diverse nazionalità si conclude con un accorato appello di “cittadini tedeschi, italiani, ma anche francesi, olandesi e molti altri che richiamano voi e i partecipanti al summit di domani alle vostre responsabilità nei nostri confronti e nei confronti delle future generazioni. L’Europa ha bisogno di mostrarsi solidale finanziando assieme la rinascita della nostra economia e con essa realizzare il benessere dei nostri cittadini.
Ci auguriamo che vogliate. Ci auguriamo che vogliate essere liberi e forti per il futuro dell’Europa”.

Anche molti funzionari delle Istituzioni europei, seppure nel rispetto del loro dovere di riserbo, hanno fatto sentire la loro voce.
Oltre alle numerose iniziative di solidarietà, promosse e coordinate dal Comitato Centrale del Personale, presieduto dall’italiano Ignazio Iacono, vi sono quelle di singoli sindacati dei funzionari UE, e di gruppi di funzionari. Come quello dei funzionari del gruppo Eu4Climate, di cui è stata data notizia sul Riformista il 17 aprile che hanno lanciato l’iniziativa di donare una percentuale del loro stipendio per l’emergenza Covid19

Oggi, all’antivigilia del Consiglio Europeo, anche il principale sindacato dei funzionari dell’UE, Rinnovamento e Democrazia (R&D), presieduto da un altro italiano, Cristiano Sebastiani, ha inviato oggi un’altra lettera aperta alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen.
Lettera che segue quella inviata il 31 marzo (Il Rifomista, 31 marzo 2020) alla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, che qualche giorno dopo si è sentita in dovere di scusarsi pubblicamente con l’Italia e la Spagna per essere state lasciate troppo sole dall’UE all’inizio della pandemia.

“Il 10 aprile 2020, l’Eurogruppo ha effettivamente identificato una strategia con un paniere di 19 misure per affrontare la crisi sia dal punto di vista economico che della sanità pubblica. La task force dei nostri economisti in R&D ritiene che queste misure stiano puntando nella giusta direzione.”, si legge nella nota.
“Tuttavia, sono ancora lungi dall’essere sufficienti a generare lo shock necessario per appiattire la curva della depressione e generare un recupero a forma di U.
In effetti, sia Sure che il sostegno alla crisi pandemica nell’ambito del meccanismo europeo di stabilità sono strumenti utili e innovativi, ma non sono altro che una goccia nell’oceano in un contesto di crisi simmetrica macroeconomica”, osserva Sebastiani.
Nel corpo lettera, viene poi manifestato l’apprezzamento del maggiore sindacato degli eurofunzionari per il recente discorso della Presidente della Commissione Europea di fronte al Parlamento Europeo, nel quale von der Leyen ha lodato, tra l’altro, il grande lavoro di medici e infermieri in tutta Europa per salvare migliaia di vite. Ma si è anche scusata con i paesi che hanno sofferto di più prima di ricevere la dovuta solidarietà dell’Ue.
“R&D la ringrazia calorosamente per le sue dichiarazioni, che vanno nella giusta direzione”, scrive Sebastiani, che non sottace però la cacofonia delle diverse iniziative individuali degli Stati Membri dell’Unione Europea, di fronte allo stesso identico problema. Che meritava un approccio comune e coordinato, di fronte a “molte famiglie che sono colpite dalla dura realtà della crisi, che devono scegliere tra nutrire i loro figli o pagare i loro mutui.”

“I nemici del progetto UE hanno colto questa opportunità inaspettata per vomitare il loro veleno. La loro perfidia è illimitata perché, se l’Europa non funziona bene, è anche perché si rifiutano di concepire che potrebbe effettivamente funzionare meglio. Il personale dell’UE è più che mai impegnato a lottare per un’Europa che funzioni, un’Unione politica con gli strumenti e i mezzi per proteggere le persone e l’interesse comune, qualunque cosa serva.
Il tempo sta finendo. Le circostanze richiedono creatività. Il tempo richiede un’immancabile solidarietà in Europa”. È il monito lanciato dal principale sindacato dei funzionari dell’Ue che, prima di proporre tre priorità, che vanno dal basso verso l’alto delle Istituzioni Europee, sottolinea l’urgenza del lancio di un nuovo piano Marshall.
Priorità che, secondo Sebastiani, devono essere le seguenti: nessun paese dovrebbe essere lasciato indietro; nessuna economia dovrebbe essere una vittima isolata della pandemia; tutti i paesi dell’UE devono avere un accesso equo, a condizioni comparabili, ai finanziamenti necessari per finanziare i loro piani.

E per rispondere a queste priorità, i funzionari Ue di R&D manifestano il pieno sostegno ad un “sostanziale aumento del bilancio dell’UE che lei ha richiesto e siamo convinti che sarà necessario un quarto pilastro e questo sostegno aggiuntivo può provenire solo da strumenti non convenzionali.”
Vedremo giovedì se questi importanti messaggi provenienti dal circolo del centro-destra europeista e del primo sindacato dei funzionari Ue, che si aggiungono alle speranze di milioni di cittadini che non vogliono vedere svanire il sogno europeo, saprà essere ascoltato dai capi di stato e di governo. Ma soprattutto se questi sapranno calmare le grida egoiste nell’immediato, e autolesioniste a termine, dei loro nazionalisti e sovranisti del “prima la mia nazione”. Perché non può esistere Europa senza una vera, ma anche visibile, solidarietà.

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