TEL AVIV
L’abbordaggio della Global Sumud Flotilla al largo delle coste di Cipro da parte della Marina militare israeliana ha suscitato, come sempre in modo pretestuoso, un vespaio di polemiche da parte dei benpensanti progressisti occidentali sulla liceità dell’operazione dell’Idf per impedire alle imbarcazioni di violare il blocco navale israeliano davanti a Gaza. Ma sono, come avrebbe detto Totò, quisquilie e pinzillacchere rispetto a ciò che è accaduto dopo lo show mediatico messo in scena dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir.

I membri della Flotilla ammanettati

Le immagini dei partecipanti alla Flotilla inginocchiati e ammanettati hanno alimentato una violenta campagna contro lo Stato di Israele. Dopo il 7 ottobre 2023, sembrava impossibile vedere accuse e distorsioni ancora più dure contro il cosiddetto “regime sionista”. Evidentemente, al peggio non c’è mai fine. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani è stato tra i primi a reagire duramente, chiedendo la liberazione dei partecipanti italiani e convocando l’ambasciatore israeliano alla Farnesina. Ha inoltre sollecitato Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, a valutare sanzioni contro Ben-Gvir. Ciò che stupisce non è la condanna dell’episodio, certamente deplorevole, ma la rapidità della reazione politica, nonostante le prese di posizione di Benjamin Netanyahu e del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. Sembra ormai una gara, nella politica italiana, a chi condanna più rapidamente Israele senza se e senza ma, anche per ragioni di consenso interno, mentre il centrodestra appare in difficoltà dopo la recente sconfitta referendaria.

Flotilla, Israele ha espulso soggetti recidivi

Gli attivisti sono rientrati nei loro Paesi, e molti hanno raccontato presunte violenze subite dalla polizia israeliana. C’è stato persino chi si è paragonato agli ostaggi israeliani del 7 ottobre 2023, o chi ha accostato i numeri identificativi della Flotilla ai tatuaggi dei deportati nei campi nazisti. Per chi, come il sottoscritto, porta il nome di uno zio morto nel campo di concentramento di Mauthausen dopo la marcia della morte dal campo di Auschwitz insieme a mio padre, certe comparazioni risultano difficili da accettare, se non come pretesti diffamatori contro Israele e il popolo ebraico. Quanto alla Flotilla, Israele ha espulso anche soggetti recidivi, teoricamente perseguibili secondo il proprio sistema giuridico.

E l’attentato di Modena è scomparso

Molto più silenzio mediatico ha accompagnato invece il pestaggio della polizia spagnola all’aeroporto di Bilbao contro manifestanti rientrati in patria, episodi ridotti a semplici tafferugli. Situazioni analoghe si sono verificate anche in Grecia e nei Paesi Bassi. Questa offensiva mediatica appare come un tentativo di demonizzare Israele, ignorando il fatto che lo stesso Ben-Gvir è stato duramente criticato all’interno del Paese. Israele resta comunque una democrazia con un vivace dibattito interno, come altre società occidentali. Nel frattempo, in Italia, l’attentato di Modena è quasi scomparso dal dibattito mediatico.