Andrea Martella, classe ‘57, senatore del Partito Democratico, già sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’editoria e al programma di Governo dal 2019 al 2021, è il candidato sindaco di Venezia per il centrosinistra. Nei sondaggi è in testa a Simone Venturini, candidato per il centrodestra. La vera partita, indipendentemente da chi siederà sulla poltrona di sindaco, sarà rendere Venezia di nuovo una città da vivere. Il Riformista ne ha parlato con il senatore Martella.

Lei sostiene che Venezia abbia bisogno di cambiare pagina. Però il centrodestra dice che Brugnaro ha rimesso in moto la città. Qual è, secondo lei, il fallimento più evidente di questi anni di amministrazione?
«Aver reso Venezia più fragile e più difficile da abitare. Più costosa, più ingiusta per troppe persone, e allo stesso tempo meno sicura e meno “amica” di chi la vive. In questi anni la città ha perso case accessibili, arrivando ad avere oltre 2500 appartamenti pubblici sfitti. Ha perso servizi, opportunità, qualità della vita, mentre lo spopolamento è andato avanti. C’è stata molta propaganda sull’uomo solo al comando, ma è mancata una visione vera del futuro».

Simone Venturini prova a presentarsi come figura diversa da Brugnaro, ma ha governato con lui per anni. Perché i veneziani dovrebbero considerarlo un’alternativa e non semplicemente la prosecuzione dello stesso modello politico?
«Infatti non lo è. Venturini è la continuità più piena con questi undici anni: stesso blocco politico, stessa giunta, stesso metodo. Può cambiare il tono, non la sostanza. E oggi la continuità non è rassicurante: anzi è essa stessa il problema. I veneziani giudicano questa esperienza amministrativa esaurita e chiedono un cambiamento, non una prosecuzione sotto colori e insegne diversi».

Molti cittadini lamentano una Venezia sempre più pensata per il turismo e sempre meno per chi ci vive tutto l’anno. Secondo lei l’amministrazione Brugnaro ha privilegiato l’immagine della città rispetto alla qualità della vita dei residenti?
«Sì, e questo è uno dei nodi centrali. Quando il turismo diventa monocultura e non viene governato, finisce per svuotare la città: cresce la pressione sugli spazi, salgono affitti e prezzi, arretrano la residenza e il commercio di prossimità. Venezia non può vivere solo della propria immagine. Deve tornare a essere una città dove si può abitare, lavorare, crescere figli, restare, scegliere di vivere».

Sul tema sicurezza e degrado urbano, soprattutto a Mestre e in alcune zone della terraferma, il centrodestra rivendica risultati. Lei, invece, dove vede le maggiori mancanze dell’amministrazione uscente?
«Le mancanze le denunciano ogni giorno cittadini e commercianti. Dopo undici anni, la percezione diffusa è che la sicurezza sia peggiorata: e lo confermano anche le classifiche nazionali. Hanno puntato tutto su una politica fatta di slogan e annunci, ma la sicurezza non si costruisce così. Serve controllo del territorio, rigenerazione urbana e illuminazione pubblica. E serve tornare a puntare sul presidio sociale, su quel prezioso lavoro che intercetta i problemi prima che diventino emergenza».

Dopo undici anni di governo Brugnaro, qual è la prima decisione concreta che prenderebbe per far capire ai veneziani che la direzione è davvero cambiata?
«Saranno due. Il primo sul tema che tiene insieme tutto il resto: la casa. Avviando un vero Piano Casa, con un ambizioso piano di recupero degli alloggi pubblici sfitti e misure per favorire locazioni a lungo termine e residenza stabile. L’altra scelta immediata sarà restituire poteri e deleghe alle Municipalità e riattivare i meccanismi di partecipazione, umiliati da una gestione padronale della città».

A pochi giorni dal voto, perché un elettore deluso dal centrodestra dovrebbe fidarsi del Partito Democratico e della sua candidatura invece di scegliere l’astensione?
«Perché oggi esiste una possibilità reale di cambiare direzione, mentre l’astensione consegnerebbe semplicemente altro spazio alla continuità. Io chiedo fiducia non in nome di una bandiera, ma di un progetto: affrontare il nodo della casa, rimettere in piedi servizi e welfare di prossimità, governare davvero il turismo, ricostruire sicurezza e qualità urbana, creare condizioni migliori per lavorare e restare».