Alle ultime regionali Azione non si è presentata ufficialmente come partito, eppure è l’unica forza dell’area riformista ad aver portato un consigliere a Palazzo Ferro Fini. In vista dei prossimi appuntamenti amministrativi, Carlo Calenda ha confermato la linea: nessun pregiudizio di schieramento, appoggio ai candidati sindaci — da Venezia in poi — solo sulla base dei programmi. La formula è quella di una forza della concretezza, distante dalle appartenenze e vicina ai problemi reali. Una scommessa legittima, che impone però un passaggio: se la concretezza è il marchio di fabbrica, servono idee chiare sui dossier che contano per il Veneto dei prossimi dieci anni.

Alle regionali Azione non si è presentata, eppure Rocco è stato eletto. Cosa dice della domanda di riformismo in Veneto?
«Come segreteria regionale abbiamo dato mandato alle province di lavorare con approccio aperto verso le altre forze del perimetro riformista. Non sempre ci riusciamo, perché lasciamo libertà ai gruppi locali. Ma la linea è questa, e il risultato di Rocco dimostra che la domanda di riformismo esiste, eccome».

A Venezia come si traduce la valutazione sui programmi?
«Il territorio ha lavorato da un anno sul programma. Localmente hanno trovato più affinità con Venturini, in particolare sul tema del ticket d’ingresso. Un profilo civico, non iscritto ad alcun partito, scelto per conoscenza del territorio ed esperienza. Un candidato giovane ma solido, con l’energia per traghettare la città in una fase nuova. Si candidano come persone dentro la civica, e Azione può contribuire sui dossier più vicini alla nostra identità: rilancio dello sviluppo economico e del commercio».

Partiamo dai giovani: saldo demografico negativo, laureati che emigrano, mismatch tra formazione e lavoro.
«È necessario farne una priorità vera della Regione. In un territorio ricco come il nostro, la fuga dei talenti suona ancora più stridente. Dal lavoro con il consigliere Rocco è nata la proposta di una borsa di studio regionale capace di colmare il gap salariale dei neoassunti: un’idea sposata da un pezzo di centrosinistra e poi accolta dal presidente Stefani. Si può incidere, ma serve la volontà politica di riconoscere che reagire all’esodo dei talenti è oggi la priorità assoluta».

Università: eccellenza che soffre di sotto-finanziamento e di un rapporto episodico con il territorio.
«L’università deve diventare motore di ricerca e sviluppo per le imprese. Il gap è soprattutto nazionale: serve che lo Stato torni a investire. Le PMI del Nord-Est vanno incentivate a interiorizzare l’intelligenza artificiale nei propri processi. Non si è capito che per il nostro tessuto produttivo l’IA è un’opportunità enorme: rende prodotti e servizi molto più efficaci. È una trasformazione epocale, e l’unico modo per promuoverla è che lo Stato intervenga. Non si può lasciare solo chi fa impresa».

Impresa: transizione, digitalizzazione, ricambio generazionale. Dove intervenire?
«L’università torna protagonista come cerniera con la ricerca. La proposta è affiancare alla borsa di studio percorsi di formazione ad hoc, erogati dalle associazioni di categoria, perché questi neolaureati abbiano fra i compiti quello di insegnare alle PMI l’uso dell’IA. Un grande programma di alfabetizzazione digitale, con un’accelerazione davvero trasformativa».

Il modello veneto però mostra segni di affaticamento. La visione per i prossimi dieci anni?
«Il governo deve creare le condizioni per investimenti sulle direttrici fondamentali: formazione, nuove tecnologie, infrastrutture. Queste ultime non possono essere demandate al solo livello locale: servono coordinamento e stabilità nazionale. Non può essere che un sindaco, in cinque anni, debba dialogare con tre amministratori delegati. Serve uno Stato capace di garantire interlocuzioni di lungo periodo».

Non schierarvi pregiudizialmente rischia di essere letto come ambiguità. Qualcuno può accusarvi di aver scelto…. di non scegliere. La via più comoda…
«Al contrario, è la via più impegnativa. Oggi dentro entrambi gli schieramenti le differenze sono così profonde da renderli poco funzionali alla realtà. Serve un’offerta politica non più vincolata a logiche superate: serve il coraggio di una proposta innovativa. A destra e a sinistra convive ormai tutto e il contrario di tutto. Quello che Calenda sta provando a fare è più serio e complicato, ma è l’unico modo per ottenere risultati. L’Italia è meno competitiva, il costo della vita insostenibile, i giovani scappano, gli anziani poco protetti. Così non funziona».

Guardando ai tanti voti amministrativi del 2027 in Veneto: simbolo, alleanze civiche o appoggio programmatico caso per caso?
«Manterremo il nostro approccio: serio, pragmatico, di buon senso. Caso per Caso».