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Autorevolezza, qualità e professionalità delle donne non sono una questione di immagine. Ribaltare i codici è il lavoro che ci aspetta

Ministra dell'Agricoltura
Autorevolezza, qualità e professionalità delle donne non sono una questione di immagine. Ribaltare i codici è il lavoro che ci aspetta

Ha ragione Giovanna Botteri, attaccata per la sua scelta di non truccarsi quando in onda. Parafrasando: non sprechiamo tempo a difendermi, ché significherebbe legittimare la ferocia inutile e cretina, piuttosto impieghiamolo “per costruire un momento di riflessione vera, magari anche aggressiva, sul rapporto con l’immagine che le giornaliste, quelle televisive soprattutto, hanno o dovrebbero avere secondo non si sa bene chi”. Condivido e amplierei. Perché non è questione che tocca le giornaliste ma tutte le donne, non solo quelle che hanno ruoli pubblici.

L’autorevolezza e l’autorità delle donne, la qualità, il rigore umano e professionale, l’impegno, non sono una questione d’immagine. Niente a che fare con taglio dei capelli, abito indossato, tacco 12 o raso terra. E’ accaduto anche a me. E ho detto la stessa cosa: non perdiamo tempo con il mio vestito, ci sono cose più serie a cui pensare e se non si è capaci di farlo non è un problema mio.

Entrando nelle nostre case dai luoghi più diversi, Giovanna Botteri ha raccontato il mondo. Non per accorciare le distanze tra noi e il resto del mondo. Piuttosto per farci vedere, e capire, cosa nel frattempo stesse accadendo e perché. Il mondo è vicino se lo si capisce, non se lo si edulcora.

Nei giorni scorsi Susi Ronchi, giornalista, presidente del Corecom Sardegna, ha ammonito:  sul paradosso di questi mesi dove “a essere escluse dal discorso pubblico sono proprio le figure impegnate in prima linea in questa terribile emergenza, occupando gran parte delle professioni ad alto rischio: infermiere, ostetriche, addette alle pulizie, commesse e cassiere nei supermercati. Sommerse dal lavoro di cura, penalizzate nelle redazioni, ignorate dal discorso mediatico ed espulse dai centri decisionali, le donne rischiano di tornare indietro di oltre 70 anni, all’Italia del ventennio, mentre, sullo sfondo il fenomeno della violenza domestica, cresce indisturbato”. Credo che le due cose si tengano più di quanto non siamo disposti a vedere e che richiedano, qui ed ora, un di più di discussione e confronto pubblici. Ancora una volta, parlare di quello che accade all’universo femminile significa cogliere in pieno la contraddizione che ci abita.

Ribaltare i codici è il lavoro che ci aspetta. Discutiamo di questo e lasciamo perdere golfini e capelli. Sono un’ottima feroce arma di distrazione di massa che ha fatto migliaia di vittime. E che innanzitutto le donne dovrebbero mettere al bando.

Tutto possiamo fare tranne che legittimarla. Tutto possiamo permetterci tranne che distrarci.

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