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Balletto armato dei marinai di Taranto: sciabola e fucili come bastoni da majorettes piacciono tanto all’ipocrisia benpensante

Balletto armato dei marinai di Taranto: sciabola e fucili come bastoni da majorettes piacciono tanto all’ipocrisia benpensante

«Intorno a noi tutto cambia. Bisogna seguire il ritmo… Il nostro mondo ha fatto del movimento un imperativo universale. E se la vita è evoluzione, se l’economia è crescita, se la politica è progresso, allora tutto ciò che non si trasforma deve sparire».

Ho pensato molto in questi giorni a queste parole del giovane filosofo ed europarlamentare francese François-Xavier Bellamy, autore, tra gli altri, del libro “Dimora”, nel quale, “per sfuggire al movimento perpetuo” in un mondo in cui tutto cambia, spesso senza chiedersene neppure il perché, sostiene “il bisogno umano di una dimora, di un luogo da abitare dove ci possiamo ritrovare, un luogo che diventi familiare, un punto fisso, un riferimento intorno al quale il mondo intero si organizzi”.

Me ne ha data l’ispirazione la lettura di molti articoli e commenti social al balletto armato, post giuramento, delle reclute della Scuola Sottufficiali della Marina Militare di Taranto, che gira da giorni sul web, con ampio risalto mediatico.

Molti tuttologi dimenticano che i militari devono saper fare la guerra, per difendere, assieme alla pace, i nostri valori e le nostre libertà.

«I militariesenti, e gli esperti di tuttologia (i cd. armchair generals secondo la terminologia statunitense) che hanno classificato il balletto come una “ragazzata” estiva per stemperare la serietà della cerimonia del Giuramento non sono i più indicati a comprendere il mestiere delle armi”. Lo ha detto in un dettagliato commento pubblicato su Imola Oggi del 12 agosto il Generale degli Alpini Giorgio Battisti, perché “pur in un’epoca di progressiva demilitarizzazione, spirituale e culturale delle Forze Armate, rimane sempre una professione “atipica” che non può essere valutata con il filtro del buonismo e del politicamente corretto (i rischi sono sempre gli stessi, anzi sono aumentati sia per l’efficacia delle nuove tecnologie sia per avversari sempre più determinati e senza scrupoli!). »

Tra questi militariesenti, l’immancabile Roberto Saviano, che su Repubblica dell’8 agosto, da noto esperto di tutto, ha chiesto al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Giuseppe Cavo Dragone, «di smentire le voci punitive dando una nota di encomio perché quella danza fatta in caserma ha raccontato l’umanità dei soldati, ha fatto vedere alle migliaia di persone che hanno condiviso il video che si tratta di ragazze e ragazzi con voglia di vivere, sorridere e vivere. Il brano scelto dalla tenente di vascello sapete come si chiama? Jerusalema è una canzone in questo momento ascoltata da milioni di persone perché è partita in milioni di challenge, un testo semplice di invocazione religiosa, “Gerusalemme è la mia casa, Salvami, lui è venuto con me non lasciarmi, Gerusalemme è la mia casa”.»

Ma i tuttologi pseudo buonisti e pacifisti (con la pelle ed il sacrificio degli altri), dimenticano forse che si diventa militari per prepararsi a fare la cosa più orribile, ma costante, della storia dell’umanità: la guerra. Che significa, che piaccia o meno: uccidere per non essere uccisi. In paesi come l’Italia repubblicana per la difesa della vita e delle libertà proprie e dei propri concittadini da aggressioni esterne. Da minacce che non provengono mai da popoli e paesi usi a mettere fiori nei propri cannoni. Tutto il resto, compresa la necessità di cambiamento di valori e regole all’interno di strutture create e pagate da sempre per fare la guerra, anche quando ipocritamente chiamate “missioni di pace”, sono chiacchiere. Con ciò non voglio assolutamente dire che le Forze Armate, al pari delle Forze di Polizia italiane, pur restando, soprattutto per l’aspetto umano, uno dei fiori all’occhiello del nostro Paese nel mondo, non siano esenti da critiche e da possibili miglioramenti e innovazioni. Ci mancherebbe. Ma non si deve fare di tutta l’erba un fascio e confondere le pere con le mele. Perché la “mutabilità dei valori” delle Forze Armate, che tanti benpensanti in questi giorni, sull’onda della danza Tarantina di reparto schierato in armi e diretta da una ufficiale con sciabola sguainata, invocano a sproposito, mi fa pensare ad altra provocatoria constatazione sul “progressismo” d’accatto. Sempre di François-Xavier Bellami. Che non è un dinosauro come chi scrive, bensì un brillante filosofo e politico trentenne, abituato ad insegnare filosofia ai giovani liceali francesi: “Sii più veloce. Cambiare. Adattare. Innovare. Sempre di più e sempre più veloce. Lo scopo del cambiamento è meno importante del fatto di trasformare. La destinazione conta meno del fatto stesso di viaggiare. Vivere significa muoversi. La novità è buona in sé…”. E i risultati di questa novità per la novità, di questo cambiare per cambiare ed essere “moderni”, del muoversi senza neppure sapere dove andare, sono sotto gli occhi di tutti nel nostro Paese. Che, pur avendo davvero bisogno di epocali e radicali cambiamenti e riforme ragionate, resta sempre il Paese del Gattopardo. Del cambiamo tutto per non cambiare niente. Non scordiamolo. E il “balletto armato” di Taranto, che non è una tarantella, è lo specchio della deriva di valori fondanti del nostro Paese e della nostra civiltà. Che di questo passo porterà all’inesorabile e strisciante perdita (proprio perché senza valori) delle nostre stesse libertà fondamentali. Che ci verranno sottratte da potenze economiche, demografiche e anche militari straniere (vogliamo parlare della Cina, tanto per fare un esempio?) che beneficeranno di questo ipocrita pseudo-buonismo e progressismo d’accatto nostrano. Ben contente della possibilità di dover affrontare sul campo militare, quando e se sarà necessario, dopo quello economico, soldati, marinai e aviatori che invece di fare la guerra come o meglio di loro, anche se per la difesa di diversi valori e modelli, sanno ballare Jerusalema con fucili e sciabole sguainate.

Perché ogni riferimento ai military tattoo e alla goliardia non ha nulla a che vedere col balletto di Taranto.

Voglio precisare che la grande confusione negli accostamenti fatti, da molti sicuramente in buona fede, tra la danza tarantina ed altre forme di goliardia militare (compresi i celebri military tattoo, balli e danze in uniforme, e non da ultimo un simpatico spot ufficiale della Marina Militare che riprende marinai danzanti) è assolutamente fuori luogo. Queste, quando non sono danze marziali tutt’altro che pacifiste, sono esercizi umanizzanti delle forze armate, certamente utili a rinsaldare un sano e necessario spirito di corpo. Ma nulla hanno a che fare con l’happening di un reparto di allievi sottufficiali in alta uniforme, schierato e armato, e al termine della più solenne cerimonia per un militare: quella del loro giuramento di fedeltà alla Repubblica. Agli ordini di una ufficiale con sciarpa azzurra e sciabola sguainata.

«Il Giuramento è l’atto più solenne per un Soldato, di qualsiasi ordine e grado, con il quale promette dovere di fedeltà e rispetto alle Istituzioni sino all’estremo sacrificio. Esso suggella gli elementi che sono alla base della cultura e delle motivazioni del Soldato: i valori etici, le tradizioni, la storia e il ricordo dei propri Caduti – ricorda a giusto titolo Battisti. Senza queste caratteristiche anche l’Esercito meglio armato e tecnologicamente più avanzato rischia di sfaldarsi alle prime difficoltà, come lo dimostrano anche recenti esempi (vds. Esercito Iracheno nel 2014 a Mosul di fronte all’attacco dell’ISIS)».

Sciabola e fucile usati come stick da tip-tap a margine di un giuramento non è progresso.

Trattare il fucile, e la sciabola sguainata della Ufficiale che ha aperto le danze, come fosse il bastone di un ballo tribale, lo stick di un tip–tap o di una sfilata di majorettes, secondo Battisti «può ingenerare in questi Marinai, che sono ancora nella fase iniziale della maturazione professionale, uno scarso rispetto per l’arma: quanti sono gli incidenti mortali per un suo maldestro utilizzo?»

Ma questo è un problema che i benpensanti neo-moralisti alla Saviano sembrano non porsi. Come c’è da immaginare non si pongano il problema del senso della disciplina e dell’autorevolezza che deve avere e dimostrare un Ufficiale. «In situazioni completamente diverse come reagiranno questi giovani quando dovranno eseguire ordini “non piacevoli”, certamente più impegnativi, e a volte pericolosi? Quale rispetto e riconoscimento immediato e indiscusso dell’autorevolezza del loro Ufficiale? E potrebbe l’Ufficiale pretenderlo questo rispetto da uomini e donne cui ha “ordinato” di ballare in un momento in cui il ballo non rappresenta alcun significato simbolico?», chiede Battisti.

«Non possiamo rinunciare al progresso. Ma ci sono dei valori stabili – ricorda Bellamy – ai quali non possiamo rinunciare. E un valore stabile, punto di riferimento di tutto, è la dimora», come luogo di conservazione e protezione di quei valori stabili. E ce lo ricorda, parlando anche dell’unità Europea, come eredità ricevuta e da proteggere, non di progetto da realizzare. Perché eredità di civiltà, tradizioni e cultura, e dimora di valori comuni da proteggere seppure proiettati nella modernità. «Ulisse è un avventuriero. Conduce un’odissea, che ne prende il suo nome. Ma l’odissea di Ulisse è permessa solo perché Ulisse ha un obiettivo: ritornare a casa, ritrovare la sua casa, ritrovare un luogo familiare. E noi siamo oggi tutti, francesi, italiani, cittadini dell’Europa, abitati da questa nostalgia. Noi vogliamo ritrovare il senso della nostra dimora comune, il senso di ciò che ci unisce. Quando sapremo riproporlo nuovamente, non c’è dubbio che sapremo ritrovare la forza necessaria per poter convincere e riunire. Se non ci riusciremo, dovremo ricordarci che, come ammoniva Valery, le civilizzazioni sono mortali. Noi siamo ad un punto di biforcazione. O ritroveremo il senso di ciò che siamo, il senso di ciò che ci costituisce, il senso di ciò cui noi teniamo assieme, oppure, e lo sappiamo bene, l’Europa è oggi minacciata – per non aver saputo ritrovare la sua memoria – forse di uscire dalla storia. È la nostra responsabilità che è in gioco, nei confronti di una civilizzazione, ma anche nei confronti della condizione umana tutta intera il cui avvenire si deciderà nelle prossime generazioni». E le opinioni di chi minimizza il significato della danza armata tarantina mi appaiono prova del grande pericolo che il nostro Paese, più di altri in Europa e nel mondo occidentale, sta correndo. E tanti pseudo buonisti-progressisti alla Saviano, dovrebbero ricordare, non per rinchiudere il Paese nella nostalgia del passato, ma per poterlo proiettare nell’avvenire, che le vie che conducono all’inferno sono spesso lastricate di buone intenzioni.

Pensando alla Capitano AstroSamantha.

Sembrerebbe che l’avvocato della Tenente di Vascello abbia pubblicamente precisato che «l’episodio si è verificato a conclusione ed a margine di un giuramento collettivo di volontari in ferma prefissata che, a causa dell’emergenza sanitaria in atto, si era dovuto eccezionalmente svolgere “a porte chiuse”, senza la consueta partecipazione di parenti ed amici. Non solo: per precauzione sanitaria, quei giovani militari non avevano fruito della franchigia, cioè della libera uscita, per tutta la durata del corso né era stata consentita loro la consueta giornata da trascorrere assieme ai parenti dopo il giuramento.

L’ufficiale in questione, madre di un bambino di tenera età e mossa dalle migliori intenzioni, non ha violato alcuna consegna né ha determinato alcun dispendio economico per lo Stato, avendo protratto per nemmeno tre minuti un’adunata di militari già implotonati per il giuramento ed imbraccianti armi scariche del tutto inidonee allo sparo. L’intento dell’ufficiale è stato solo quello di rinfrancare lo spirito di tante giovani reclute sottoposte ad eccezionali precauzioni e ad isolamento dal resto del mondo».

Trovo assolutamente normale che l’avvocato faccia il suo lavoro di avvocato, difendendo come può la propria assistita da una procedura disciplinare.

Considero tuttavia alquanto patetico il riferimento alla “madre di un bambino in tenera età “. Perché a mio avviso provoca un torto all’immagine delle donne militari. Ed in modo particolare di quelle, tra loro, che hanno scelto la carriera di ufficiale. Pensando alla compostezza, anche di fronte a situazioni non facili, di altre donne ufficiali, quali la celebre Astronauta Samantha Cristoforetti, mi chiedo quale sia la ragione di questa precisazione. É forse un’esimente essere madre di un bambino in tenera età per chi ha liberamente scelto non di fare la crocerossina, l’insegnante di liceo o l’animatrice di un villaggio turistico, bensì di comandare e preparare uomini e donne a fare la guerra?

Uomini e donne che alla Scuola Sottufficiali della Marina di Taranto sono in formazione per prepararsi a sopportare ben più dure privazioni durante lunghi imbarchi, anche su sommergibili, in teatri operativi. Che non possono essere certo paragonate alla mancata libera uscita, seppure di qualche mese.

Siamo seri, per favore. E se non bastassero le mie sommarie considerazioni, si leggano integralmente quelle del Generale Battisti, che rispondono in dettaglio a tutti questi piagnistei.

Avrei trovato molto più dignitoso ammettere l’errore (errare humanum est) e accettare la sanzione. Che non sarà comunque la fucilazione. Senza dichiararsi neppure sorpresi che l’happening sia stato ripreso e diffuso in rete all’insaputa della Tenente di Vascello, o di qualunque altro responsabile al di sopra di lei. Perché questa sorpresa la giudico un’aggravante, a dimostrazione della mancanza di discernimento che ogni ufficiale dovrebbe possedere.

Perché una sanzione disciplinare dei responsabili è inevitabile e doverosa.

Il fatto di avere viceministri degli esteri che confondono Libia con Libano (e che poi neppure hanno l’umiltà di scusarsi dell’errore, ma apostrofano invece pubblicamente come “fenomeni” coloro che glielo fanno osservare), aspiranti premier che postano in rete foto delle loro abbuffate quotidiane, e le tante ben più gravi nefandezze tipo Magistratopoli ed i fattacci dei Carabinieri di Piacenza, che non risparmiano nessuna istituzione, di cui si apprende giornalmente notizia in Italia – paese dal quale sono reclutati anche i nostri militari, oltre che i nostri magistrati e politici – non riduce comunque la gravità di tale fatto. Non è certo perché esistono gli assassini che bisogna automaticamente assolvere i ladri di biciclette. I responsabili di questa pagliacciata non meritano senz’altro la fucilazione, e neppure l’espulsione dalla Marina, ma una severa sanzione disciplinare senza alcun dubbio. Non sarei sorpreso, visto il risalto mediatico, che tale sanzione incoraggerà qualche formazione politica in cerca d’autore a fare della giovane ufficiale una candidata elettorale. Mi auguro però che il tentativo (spesso supponente e arrogante, su media e social) dei tanti benpensanti alla Saviano, di influenzare le decisioni dello Stato Maggiore della Marina in nome di una ipotetica “morale nazionale”, non sortisca l’effetto sperato.

Perché se così non fosse, e finisse tutto con i soliti tarallucci e vino, sarebbe un altro pericoloso segnale della nostra progressiva decadenza etica e morale nazionale. Che intaccherebbe anche le nostre forze armate. E dovremmo ricordarcelo e chiederne conto ai veri responsabili quando i nostri militari non saranno più in grado di garantire in armi la difesa dei nostri ben più vitali e fondamentali valori di pace e libertà nazionali, da malaugurate minacce esterne. Che potranno provenire da potenze straniere o organizzazioni terroristiche tipo ISIS, dotate di uomini e donne addestrati a fare la guerra. Non a ballare Jerusalema armati di sciabola e fucili o, come piacerebbe a noi tutti, pur restando un sogno, a mettere fiori nei propri cannoni.

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