Non mi piace quanto è accaduto a Beatrice Venezi. E vi spiego il perché. Lo Statuto della Fondazione Teatro La Fenice, l’Ente che gestisce il teatro dove la Venezi veniva appunto nominata a fine 2025 Direttrice d’Orchestra, attribuisce al Sovrintendente, tale Nicola Colabianchi, il potere di nominare i consulenti e i collaboratori che ritiene più idonei, con sua più ampia discrezionalità. Non ha l’obbligo, in altre parole, di sottoporre le proprie decisioni a qualcuno, neppure al Consiglio d’indirizzo che è l’organo direttivo delle fondazioni stesse.
In sostanza, è il Sovrintendente che ne sceglie e poi propone il profilo al Ministero della Cultura, che ha l’ultima parola sulla nomina. Secondo quanto spiegato da Cristiano Chiarot, che fu Sovrintendente del teatro La Fenice di Venezia dal 2010 al 2018, questa è sì la regola ma non è mai sempre stata rispettata nella pratica. In una recente intervista ha Infatti spiegato che esiste una «prassi consolidata» secondo cui, prima di procedere alla nomina dei direttori musicali, il Sovrintendente è solito consultarsi con l’orchestra stessa, per sondarne gli “orientamenti” e le preferenze. Un passaggio non previsto dallo Statuto, ma comunque definito «fondamentale».
Colabianchi invece non ha seguito questa consuetudine. Da lì lo stillicidio contro questa Maestra d’orchestra, costante, continuativo, sistematico, pubblico e organizzato. Perché vicina alla politica di destra, perché incompetente (dove tutti ne leggevano il curriculum improvvisandosi esperti), perché troppo giovane, (troppo donna e bella?) e via andando. Quando il punto sta proprio nell’antefatto: è stata nominata dal Sovrintendente senza l’accordo con gli Orchestrali che, evidentemente abituati ad esercitare un certo enorme potere di fatto, non l’hanno voluto perdere.
Lotte di potere insomma, di quelle all’italiana dove le lobby e le corporazioni non vogliono indietreggiare neppure di un millimetro (con buona pace delle regole) rispetto ai propri diritti acquisiti in anni e anni di eccezioni ed elargizioni a proprio favore. Da lì, blindata la Venezi dal Governo in contrapposizione alle proteste, si è solo atteso il suo passo falso che è stata un’intervista ad un giornale argentino dove la Maestra si è espressa contro gli Orchestrali. Un millesimo eh di quello che loro hanno vomitato su lei in mesi e mesi ma apriti cielo. Licenziata, radiata, sbeffeggiata su tutti i quotidiani. Ola, brindisi, finalmente ha sbagliato, è caduta. Il nemico (del proprio potere) è sconfitto. Brindiamo. Passiamole sopra, deridiamola, svergogniamola, infamiamola.
Mi dispiace per la Venezi, ha abbassato la guardia e glie l’hanno fatta pagare cara. Un epilogo che invero qualifica i suoi aguzzini e non lei. Ma il potere degli Orchestrali è salvo e questo è l’importante. Evviva la democrazia, evviva la Repubblica, evviva la meritocrazia. E’ avvisato il prossimo Maestro.
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