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Beppe Sala, perché il nostro Paese ha bisogno di lui

Direttore d'orchestra
Beppe Sala, perché il nostro Paese ha bisogno di lui

Vorrei prendere spunto dal libro “Società: per azioni”, di Beppe Sala, per azzardare una ipotesi. Beppe Sala appare l’unico politico italiano che si è posto in maniera organica il problema di rispondere alla necessità di ridefinire il perimetro, in maniera teorica oltre che pratica, dei valori della sinistra, e rispondere in termini di teorie oltre che di pratiche, alla offensiva ideologica del cosiddetto sovranismo e delle demagogie dei nuovi partiti italiani.

Forse questa è la ragione per la quale molti oggi lo attaccano, proprio perché la sua visione ha una forza, la sua visione ha una strutturazione di discorso, ha una forza propositiva teorica, che potrebbe ambire, laddove sostanziata in un fare politico-organizzativo-partitico, a guidare il paese.

Il libro sostanzialmente innanzitutto esprime a tutto tondo una rivalutazione totale della figura di Aldo Moro, nel senso dell’idea di fraternità e rispetto dell’uomo, della sublime umiltà, intendendo la “Patria come un io che si fa energico e pieghevole, memore di sé e attento alla vita di tutti e all’incontro con gli altri”, una Patria che ha una sua “grandezza augusta, che è nell’accogliere ogni voce, ogni gioia, ogni sofferenza dei suoi figli”.

In seguito stabilisce una idea ed esprime una Utopia.

L’idea è quella di proporre una nuova via alla “cittadinanza”, un modello nuovo di “socialismo”, un socialismo basato su quella che lui definisce la metafora della Società per azioni, che, al contrario delle società per azioni correnti, nelle quali i più ricchi si finanziano con i più poveri e consentono a ristrette élites con risorse limitate di gestire patrimoni immensi, permetta alla società di costituirsi in una comunità nella quale “l’insieme delle azioni dei componenti concorrono alla prosperità del tutto, riducendo le iniquità e le ingiustizie, e nello stesso tempo attraverso l’azione l’individuo abbia diritto ai dividendi che non sono solo economici, ma anche di relazioni sociali, di mutuo aiuto, sicurezza, abitazione, sanità, equità sociale”.

Questa idea, di una “società per azioni”, si applica a ogni ente, che sia uno Stato, una Città, un ordine professionale, un’impresa pubblica, un’impresa privata.

Si tratta di stabilire un principio: chiunque partecipi a tale “ente” è un padrone, deve sentirsi padrone, nella misura in cui le sue azioni concorrono al benessere pubblico, al benessere della Societa appunto, e più le sue azioni saranno importanti e forti, e più egli sarà padrone della società, più ne avrà un dividendo economico che sarà però diviso con tutti gli altri soci in termine di benessere complessivo della società stessa.

È il principio cooperativo: il mio lavoro è una azione, costituisce la mia quota di proprietà del tutto, dove il mio benessere, frutto del mio lavoro, è diviso con tutti i soci, che egualmente concorrono con le loro azioni, con le loro quote di capitale, con il loro lavoro al benessere della società; in forza del mio lavoro, della mia azione, concorro anche alle scelte, all’indirizzo della società, scegliendone gli amministratori e le politiche.

La finalità è l’accrescimento del benessere dei soci, ma, attenzione, i soci non sono cooptati secondo un sistema di chiusura ed esclusione, ma sono tutti, proprio tutti coloro che intendono partecipare al benessere della società: “chiunque vi è incluso, purché intenda, e abbia la possibilità di, inserirsi nella logica attiva del benessere comune”.

E qui veniamo alla Utopia che lancia Beppe Sala: il concetto di Città-Mondo, opposto all’idea della Città-Stato greca, basato sulla chiusura e sulla guerra con le altre città-Stato, e invece aperto ad una alleanza mondiale delle Città-Mondo, le grandi città del mondo, che possano porsi come quella società per azioni del benessere comune di cui abbiamo parlato, e che siano capaci di “incidere sulla qualità della vita del pianeta”.

Beppe Sala non si limita ad una analisi del mondo contemporaneo, di cui comprende la minaccia nella “sovietizzazione” completa della società che, non più una società di massa, ma di “supermassa”, è soggetta al processo di sottrazione di ogni e qualsiasi libertà da parte delle Big Tech: Facebook, Amazon, Google, veri e propri neo Stati che governano la produzione di bisogni, la produzione di opinioni, la produzione di beni in regime di sfruttamento, la distribuzione capillare degli stessi e che però impediscono la redistribuzione dei profitti in termini di tasse, in termini di investimenti in educazione, in sanità, in equità sociale, attraverso quella iper finanziarizzazione della economia ottenuta da un “post-denaro”, un denaro elettrificato, immateriale, invisibile, che sfugge a qualsiasi controllo.

Altre volte abbiamo detto che l’epoca attuale é troppo simile all’epoca della transizione della civiltà greca al cosiddetto Ellenismo, cioè al momento in cui la rivoluzione di Alessandro Magno svuotó il concetto di cittadinanza proprio della epoca della Polis greca e creò un mondo nuovo, un impero unico e centralmente amministrato, al posto delle tante città- stato, una monarchia universale di carattere divino al posto della democrazia ateniese.

Ciò creò anche un uomo nuovo, un uomo non più “cittadino”, non più avente la Polis come orizzonte unico della propria vita morale, ma “suddito”, un suddito che non incide sulle decisioni della cosa pubblica, svuotato delle sue antiche passioni, svuotato delle sue antiche “virtù civiche”, e anche del suo contenuto etico, dove gli amministratori della vita pubblica diventano “funzionari”, dove i soldati diventano “mercenari” e dove gli uomini diventano “tecnici”.

L’uomo che descrive Menandro, il grande drammaturgo ateniese dell’Ellenismo, é un uomo qualunque e qualunquista, volto al proprio benessere materiale, che spesso utilizza trucchi o stratagemmi per arricchirsi, ma che non ha a cuore il bene collettivo. È cinico ed individualista, anche se sempre indiscutibilmente simpatico.

Beppe Sala é consapevole del momento storico, di questo momento storico di cinismo, di individualismo, di caduta di tutti i valori, e, potentemente, propone un antidoto, propone un senso di una nuova “cittadinanza”, un nuovo modello partecipativo fatto di condivisione di proprietà e di dividendi, insieme alla condivisione della responsabilità e della azione per il benessere comune.

In questo libro, che é veramente alla base di una possibile nuova sintesi dei valori della sinistra, Sala propone che la partecipazione attiva alla società non possa essere basata, come già aveva intuito John Stuart Mill centocinquanta anni fa, sulla “elemosina”, poiché la elemosina, intesa come puro passivo ricevere, non costituisce accesso alla cittadinanza. La Società per azioni richiede appunto “azioni”, attività, rapporto attivo, propositivo, non la pura passività del ricevere.

“È necessario, dice Sala, dare cittadinanza ai poveri, la povertà deve essere percepita come provvisoria, perché la vita, attraverso la partecipazione alla “società per azioni”, deve essere orientata alla prosperità desiderata, per tutti, senza distinzioni”. Da qui la affermazione apparentemente paradossale, “sei povero, ebbene, cosa puoi donare…”

Ed é così che Sala arriva alla formulazione di una altro importante tassello: al posto del “reddito universale” sarebbe piuttosto necessario un “credito universale”, un aiuto, senza condizioni, per chi sta male, ma che sappia concorrere all’arricchimento delle risorse umane della società, per azioni, che abbiamo in mente.

“L’impegno per un credito universale é un antidoto alla disumanizzazione del lavoro, alla riduzione a materia prima dell’uomo, attraverso lo stimolo all’inventiva e all’impresa dell’individuo”. Veramente sembra di ascoltare Mill.

Beppe Sala propone, inoltre, di interpretare il benessere come “bene dell’essere”, e di ristabilire un primato della società rispetto alla politica e all’economia, che questa società hanno sempre spolpato e si riferisce anche a un partito modello, che sappia, come la Democrazia Cristiana di Moro, essere mediazione delle correnti politiche del paese.

Concludiamo con le parole di Mill

“ Il valore di uno Stato, a lungo andare, coincide con il valore dei singoli individui che lo costituiscono; e uno Stato……….che rimpicciolisce i suoi cittadini per renderli docili strumenti nelle sue mani, sia pure a fini utili, scoprirà che, con piccoli uomini, niente di grande può essere effettivamente realizzato”

Ripetiamo:

“Con piccoli uomini niente di grande può essere effettivamente realizzato”.

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