BLOG

Berlusconi: un grande Cavaliere e poi?

Giornalista e Docente
Berlusconi: un grande Cavaliere e poi?

La parabola umana e politica di Silvio Berlusconi è di enorme importanza per la storia italiana e lo sarà, piaccia o no, per il futuro quantomeno per l’anima “conservatrice” e liberale dell’elettorato italiano.  Sappiamo di certo che ci troviamo davanti ad un personaggio non secondario ma centrale anzi centripeto. Direi o meglio “silvio-centrico” cioè capace di attirare a sé chi gli stava intorno a lui ma con esiti opposti: quando marcava male trasformandosi in un buco nero (non si contano i delfini fagocitati dal suo ego) oppure, nella sua enorme generosità, collocando i suoi accoliti come satelliti minori più o meno grandi illuminati solamente dal riflesso della sua luce.

Ciò premesso, la postura che abbiamo osservato in questi anni è quella del leader a tutto tondo mai scisso tra persona e personaggio, che non avrebbe mai scelto consapevolmente e machiavellicamente la dicotomia tra il suo essere e il suo fare (tipico di molti camaleonti) ma – nella natura del suo sé – avrebbe sempre e comunque narrato integralmente la totalità della sua essenza e presenza nella scena. In altre parole, Berlusconi ci è (e non ci fa a seconda delle situazioni) quindi mi hanno stupito a volte coloro che si sono meravigliati di certi suoi slalom quando sarebbe bastato capirne la traiettoria delle sue intenzioni per nulla nascoste. Rendiamo quindi onore a questa unicità umana diventata il tratto indelebile di un politico non grigio e certamente non ambiguo sotto questo profilo. 

Sarà proprio questo berlu-centrismo che sarà scritto al positivo nei libri di storia avendo lui intuito prima di tutti – ricordando Ilvo Diamanti – la fine della democrazia dei partiti dalle cui ceneri sarebbe poi nata la democrazia del “leader” pronto a guidare senza timore il paese contro i suoi molti nemici, sempre pronto a dividere il resto del mondo secondo la formula qui non est mecum, adversum me est (o con me o contro di me) portatore della sua verità e delle sue idee spesso con forzature non sempre condivisibili. 

Ma era tutto scritto come perfetta conseguenzialità di questa centralità tanto necessaria (pensiamo ai governi delicati di Monti e Draghi) quanto ingombrante (la caduta di Monti e Draghi) osservata in questi anni. Per questo è doveroso prendersi del tempo, almeno per il centrodestra italiano, prendere in mano la sfida titanica non di rifare Berlusconi (impossibile) ma di fare quel che Berlusconi non ha fatto.

Che cosa? 

Beh, la mancata rivoluzione liberale rimasta nelle intenzioni ma sommersa dalle numerose omissioni; così come certe riforme istituzionali super necessarie in Italia ma sgambettate da Berlusconi stesso quando si è trattato di dare una mano a chi ci ha provato (sono di Berlusconi le rotture in occasione della Bicamerale del 1997 con D’Alema e nel 2006 con Matteo Renzi). 

In entrambe le circostanze, l’errore fu gigantesco, ciononostante ci sono istanze del pensiero berlusconiano che andrebbero seriamente riprese in futuro.

Ma da chi?  Abbiamo sentito dai tanti alleati e analisti, che era lui l’ostacolo di sé stesso, troppo ingombrante per poter dare spazio. Da questa drammatica e suggestiva irripetibilità, si è creato un vuoto e l’area del centrodestra italiano dovrebbe interrogarsi sul domani. 

Onore massimo quindi al Cavaliere …  ma adesso cosa faranno i cavalli?