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Bernard Henry-Lévy, l’ultimo carolingio

Direttore d'orchestra
Bernard Henry-Lévy, l’ultimo carolingio

Intendo prendere spunto dall’ultimo articolo di Bernard Henrly-Lévy “Cina. L’Impero senz’anima”, comparso su La Repubblica. La mia tesi è che Bernard Henry-Lévy sbagli a criticare così pesantemente da un punto di vista culturale la Cina, perché le basi culturali della Cina moderna arrivano direttamente da noi.

La tesi che il filosofo della “Nouvelle philosophie” propone è che la Cina sia una potenza Zombie. Essa starebbe uscendo da un millenario isolamento per diventare una potenza imperialista, e sarebbe pronta a sostituire un “contratto vitale” al vecchio “contratto sociale” con tutti quei paesi che si consegnassero a lei.

Ma, aggiunge l’autore, la Cina ha le armi spuntate, perché non ha una metafisica, un discorso, una proposta di parole universali in grado di conquistare popoli disparati.
Sarebbe cioè incapace di articolare una predicazione per ammaliare il mondo e per scalfire quindi il messaggio universalista dell’Occidente.

Non ho ben chiaro a cosa si riferisca Lévy parlando di messaggio universalista dell’Occidente. Penso che si riferisca al fatto che l’Occidente avrebbe un messaggio capace di ammaliare il mondo.

Probabilmente si riferisce alla storia del pensiero e delle arti occidentali, perché in fatto di scienza o di tecnologia i cinesi sono ben avanti a noi.

La Cina moderna è il frutto del Maoismo, cioè Marxismo più Confucianesimo, più “Dengismo” (concessione della proprietà privata ma non della terra, che rimane statale).

Confucio, nato nella provincia attuale dello Shandong, era esattamente contemporaneo e coevo di Eraclito, nato ad Efeso. Sia Eraclito che Confucio erano dunque asiatici.

Eraclito, discendente diretto del Re di Efeso (che città meravigliosa Ephesus con il suo Teatro Antico, dove il Festival Puccini di Torre del Lago ha fatto dei concerti), stabiliva che tutto si muove, tutto diviene, ma che la realtà è governata da una intelligenza, un’anima, che è il Lògos, cioè il linguaggio.

Vi è dunque una equivalenza tra il linguaggio e la realtà. Per governare il mondo servono dunque “i saggi” coloro che possono comprendere il “lògos”.
I saggi, come più tardi per Platone, sono i pochi, gli eruditi, i sapienti.
Eraclito, come Platone più tardi, era un feroce antidemocratico.

Confucio predicava il rispetto delle gerarchie, la mansuetudine, la rettitudine e la benevolenza, e lo studio degli antichi testi. Istruiva i giovani per diventare “Junzi”, nobili per virtù, che sarebbero dovuti essere pronti per amministrare lo Stato, che avrebbe dovuto essere unificato, con il favore del Cielo, sotto un unico imperatore.

La sostanza del pensiero di Confucio e di Eraclito, e poi di Platone, è dunque identica, si tratta della predicazione di una “società chiusa”, fatta di rispetto delle gerarchie, e in cui il singolo è totalmente dipendente dallo Stato. (Addirittura in Platone lo Stato avrebbe stabilito i matrimoni e sottratto i neonati ai genitori per curarne direttamente l’educazione).

Attraverso Platone e la sua Accademia il pensiero filosofico ispiratore di una società chiusa è prima passato in Plotino poi in Sant’Agostino e nella filosofia cristiana, poi nella filosofia scolastica, nell’umanesimo e infine in Hegel e attraverso Hegel in Marx.

Attraverso Marx e l’Internazionale Comunista in Mao, ed eccoci da capo. La filosofia della “società chiusa” cinese non è affatto estranea all’Occidente, anzi è proprio l’Occidente che ne è stata l’origine.

Quindi Bernard Henry-Lévy sbaglia pesantemente, non c’è alcuna contrapposizione tra Occidente e Cina, ma fra fautori, come diceva Popper, di “Società aperte”, nella quale il singolo cittadino decide liberamente per la propria vita, e “Società chiuse”nelle quali lo Stato chiede di indirizzare la vita di ciascun cittadino.

Anzi, possiamo dire che oggi siamo allo stesso punto della guerra del Peloponneso di 2500 anni fa: la Atene di Pericle, aperta all’arte, al dialogo, al dibattito, al pensiero, al commercio, alla democrazia, e la Sparta che stava tanto a cuore a Platone, autoritaria, e con la sua educazione esclusivamente orientata alla guerra.

Ma non è una guerra di nazioni o di popoli, quella di oggi, piuttosto una guerra di idee e di politiche. Che attanaglia tanto l’Occidente come l’Oriente.

È da noi che dobbiamo giocare la battaglia, caro Bernard; è qui da noi, in Europa, che si dimostra da che parte si sta. È troppo comodo da noi appoggiare politiche regressive e poi scaricare contro la Cina o qualsiasi altra nazione le proprie responsabilità.

A meno che Bernard Henry-Levy sia ancora convinto di difendere l’Impero Carolingio contro gli invasori barbarici.

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