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Bettino Craxi, 23 anni fa moriva il simbolo della Prima Repubblica

Avvocato e scrittore
Bettino Craxi, 23 anni fa moriva il simbolo della Prima Repubblica

È stato il simbolo di una stagione della politica che poteri forti volevano spazzare via. Si chiamava prima repubblica, che ha accompagnato la vita del nostro paese dal dopoguerra sino ai primi anni del ’90. Furono anni in cui la politica aveva il primato sul governo delle vicende del paese. Furono gli anni in cui furono costruiti due boom economici (anni ’60 e anni ’80). Fu una lunga stagione che vide la realizzazione di grandi riforme nel mondo del lavoro, (Statuto dei lavoratori), nel campo del progresso sociale (Piano casa, case popolari), sul terreno dei diritti civili, (divorzio, aborto).

Il paese era in costante crescita, le differenze tra le fasce sociali si erano assottigliate, i cittadini erano liberi. Era una politica che governava la grande finanza e non le permetteva di spadroneggiare ovunque, tra la gente o sulle istituzioni. Il prestigio internazionale dell’Italia era altissimo e all’estero incutevamo rispetto e non suscitavamo irridenti risate. Le imprese crescevano, ma non a danno dei lavoratori. La popolazione era evoluta e i livelli culturali alti. La sanità funzionava e i giudici facevano solo i giudici.

Le infrastrutture si realizzavano e non c’erano pezzi dell’Italia che si sentivano abbandonati. Poi tutto finì. Quella politica, della prima repubblica, doveva morire. La grande finanza pretendeva il controllo delle istituzioni, i giudici pretendevano di fare di tutto e mettere le mani su tutto. Fu la dichiarazione di guerra e come in tutte le guerre, abbattere i simboli, colpire i capi, significava la resa degli eserciti. Ma non di tutti. Qualcuno fu risparmiato, non fu toccato, ma non perchè non era coinvolto, solo perchè era un complice.

Quello che vediamo oggi, il paragone con quello che fu distrutto, ci fa solo rimpiangere il passato. L’Italia è ferma da 30 anni, non solo non cresce ma regredisce, è la grande battaglia per “l’honestà” è fallita miseramente. Allora si trattava di finanziamenti irregolari oggi si ruba per comprare i vibratori o i preservativi. La dignità delle istituzioni è sotto le scarpe, la qualità della politica è da stato delle banane, il livello della società fa solo passi indietro. La finanza, grande o piccola spadroneggia e l‘Europa ci umilia. Ed oggi guardando indietro finalmente capiamo che quella Italia era una grande Italia e che quelli che la guidavano erano grandi statisti.

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