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Cardinale Marx: la crisi è sistematica e mi dimetto. E adesso?

Giornalista e saggista
Cardinale Marx: la crisi è sistematica e mi dimetto. E adesso?

Mi dimetto non perché sono responsabile ma perché sento di essere “corresponsabile” nel fallimento della Chiesa sul tema degli abusi. Lo scrive il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, in una lettera a Papa Francesco che sta facendo molto rumore. Un vero fulmine arrivato venerdì 4 giugno.

Un lungo testo, pubblicato integralmente in Germania e diffuso dal sito della diocesi, raccoglie un’articolata analisi del porporato.  «Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono sati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale. La vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si  possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della “via sinodale”, una via che davvero permette il “discernimento degli spiriti”, così come Lei (il Papa, ndr) ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania».

Il cardinale Marx ha 67 anni, è vescovo dal 1996, arcivescovo di Monaco dal 2007 e nel 2010 Benedetto XVI lo volle nel collegio  cardinalizio. Con Papa Francesco ha assunto dei ruoli di particolare rilievo, in quanto fa parte del “consiglio dei cardinali” per la Riforma della Curia.

Due passaggi fondamentali. Il primo riguarda la crisi sistematica della Chiesa e il secondo l’appoggio al cammino sinodale. Oramai si capisce come il binomio sia davvero inscindibile. La crisi degli abusi ha messo in dubbio un modello organizzativo e formativo, svelando resistenze, reticenze, coperture, al punto tale che non si può andare avanti. In ogni caso il punto nodale è la formazione del clero: segna il passo e non si è ancora proceduto a rinnovare criteri di scelta, selezione e modalità formative, al passo con le esigenze di oggi. I vescovi italiani, ad esempio, stanno ancora discutendo della nuova Ratio per la formazione dei seminaristi e ci vorrà molto tempo prima che entri in vigore. D’altra parte di fronte al calo numerico dei sacerdoti, alle difficoltà economiche, alla perdita di colpi della teologia nel dire qualcosa di significativo, il Papa ha risposto proponendo un cambio di percorso che si chiama cammino sinodale, cioè il coinvolgimento dal basso di tutti i livelli per arrivare fino al clero e ai vescovi e cardinali. Anche qui le resistenze sono molte e chi si oppone, come in Germania, invoca lo spettro di uno scisma che sarebbe in atto, aumentando una polarizzazione ecclesiale che sembra diventata ingovernabile. Dunque siamo davanti ad una crisi davvero sistematica e sarà da vedere in che modo si potranno trovare soluzioni e strade percorribili per una ricomposizione ordinata.

 

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