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Carismi criminali

Giornalista e saggista
Catholic church officials with Indigenous children outside the St. Paul’s Indian Residential School in North Vancouver. PHOTO BY INDIAN RESIDENTIAL SCHOOL HISTORY AND DIALOGUE CENTRE /PNG
Catholic church officials with Indigenous children outside the St. Paul’s Indian Residential School in North Vancouver. PHOTO BY INDIAN RESIDENTIAL SCHOOL HISTORY AND DIALOGUE CENTRE /PNG

Vale la pena di riprendere la notizia che viene da Vancouver, British Columbia,  Canada e svolgere qualche riflessione. I resti di 215 bambini sono stati trovati vicino a quella che un tempo era la Kamloops Indian Residential School, uno degli istituti del sistema delle cosiddette ‘Indian residential schools’, una rete di scuole fondate dal governo e amministrate dalla Chiesa cattolica. Qui la scoperta riguarda la minoranza etnica ‘Tk’emlúps te Secwépemc’. Il sistema messo in piedi in quegli anni prevedeva che i bambini venissero tolti alle famiglie indiane per educarli ed istruirli nella cultura dominante. Un sistema di genocidio culturale, cui si aggiungevano abusi come ha documentato la Commissione che ha lavorato in questi anni.  La Kamloops Indian Residential School, una delle più grandi del Paese, iniziò l’attività alla fine del 19mo secolo sotto la gestione della Chiesa cattolica (la Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata) prima di passare sotto il controllo del governo nella seconda metà degli anni Sessanta e di chiudere i battenti nel 1978. Ma a gironzolare per il sito della Commissione per la Verità ci si perde, nella miriade di casi. Un abuso sistematico si verificava in quegli anni e coinvolgeva diverse istituzioni. Qualcosa di veramente ripugnante. Ma ripugnante ancora di più, a mio avviso, per le istituzioni religiose. Un vero tradimento assoluto del loro mandato.

Per il Canada (e non solo) non è la prima scoperta in questo senso. Da Est a Ovest del paese, sono emersi molti episodi che hanno riguardato centinaia di bambini. E adesso l’investigazione sui casi si allarga a tutto il sistema  delle scuole residenziali, dietro le quali c’erano congregazioni religiose sia maschili sia femminili. Ma essere prete o suora non metteva al riparo questi bambini dal diventare vittime di abusi sessuali dopo aver subito il primo abuso: venire strappati alle famiglie perché dovevano essere “normalizzati”, dovevano diventare occidentali a tutti i costi.

E allora forse vale la pena di prendere spunto da questo caso per una riflessione più generale. Ad essere al centro della bufera c’è il “carisma”, come si chiama nella Chiesa, che a quanto pare ha vistosamente fallito. Il “carisma” sarebbe la speciale caratteristica impressa dal fondatore di una congregazione religiosa ai suoi seguaci: la missione presso gli “infedeli”, l’educazione dei giovani, la promozione delle donne e così via. Ogni congregazione religiosa, maschile o femminile, ha il suo. E visti i risultati bisognerà pure prendere atto che non si tratta più di incidenti di percorso. I reati a sfondo sessuale o quelli collegati agli abusi di potere, attraversano trasversalmente tutta la realtà cattolica: emergono storie ovunque, legate al passato o recenti. Come la diocesi di Colonia; o in Francia con le cosiddette “nuove” comunità nate dopo il Concilio, con decine e decine di casi di abusi commessi dai fondatori nei confronti questa volta degli adulti.

Gli abusi di potere e poi sessuali contro i minori sono particolarmente ripugnanti per l’impossibilità di difendersi, per la violazione della fiducia verso le famiglie, per il tradimento totale del messaggio religioso che dovrebbe essere rispetto, libertà, miglioramento, annuncio di salvezza e non di condanna all’inferno interiore per il resto della vita.

Allora le soluzioni sono due. La prima è dire chiaramente che si tratta di crimini e di criminali che vanno perseguiti, giudicati e, se colpevoli, puniti secondo la legislazione statale – non canonica – vigente. Senza se e senza ma. Nei casi in cui sono passati troppi anni e non ci sono più né i responsabili locali e neppure quelli istituzionali, allora bisogna prendere altri provvedimenti. Le congregazioni religiose vanno semplicemente e definitivamente sciolte. Si chiama discontinuità. Hai fallito come congregazione religiosa? In modo così evidente e grave? Allora sciogliersi, fate i preti diocesani, andare nelle parrocchie, fate delle belle e profonde sessioni di formazione, ma basta congregazioni religiose. Lo stesso dovrebbero fare tante congregazioni missionarie che hanno platealmente fallito nel loro mandato. Un esempio: il genocidio del Ruanda, un paese cristiano, evangelizzato da protestanti e cattolici, dove l’odio etnico  ha fatto piazza pulita di tre generazioni di predicazione religiosa. Anche lì, le congregazioni missionarie andavano sciolte. Discontinuità. Sarebbe l’unica iniziativa seria. E formazione e psicologia come se piovesse, altrimenti nulla ci mette al riparo dal riprodursi futuro di tali barbarie.

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