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Cattolici ma non barbari o, peggio, sciocchi

Giornalista e saggista
Cattolici ma non barbari o, peggio, sciocchi

Non rassegniamoci all’imbarbarimento dei dibattiti, alla polarizzazione, al gioco al massacro di chi pensa di avere ragione perché grida più forte. Ho molto apprezzato l’equilibrata e precisa presa di posizione venuta dal sito vinonuovo che ha smantellato alcune delle polemiche di queste settimane. Polemiche da parte di quel mondo cattolico urlante e retrogrado che grida allo scandalo appena possibile, soprattutto quando qualcuno usa un termine per loro proibito: “dialogo”.

Nelle settimane scorse è accaduto contro Hans Kung: apriti cielo se qualcuno dice che è stato un teologo importante del Novecento! Era un e-r-e-t-i-c-o condannato e dunque tutte le sue opere vanno buttate nel secchio senza leggerle. Per arrivare fino allo strepitoso commento di  George Weigel, che forse senza avere mai capito una riga di Kung (vuoi mettere che era un teologo? Lui? Ratzinger semmai che ha davvero contribuito al Concilio, mentre Kung chiamava i giornalisti…ma alla fine riposi in pace… ) prima lo demolisce sul piano personale, poi conclude con un misericordioso riposi in pace! (Tanto è morto e non può rispondere). Per fortuna si possono leggere commenti di segno diverso, anche da parte di vescovi e cardinali!

E non finisce qui. Ad esempio  Achille Lauro canta al festival di Sanremo? Oddio, dove siamo capitati e giù strali senza motivo. Padre Spadaro, intraprendente gesuita, commenta il Vangelo su Il Fatto Quotidiano? Non sia mai!

Per fortuna il sito vino nuovo ha deciso di intervenire, perché è tempo che si fermi questa guerra di tutti contro tutti. Una guerra che risponde a regole precise. Chi la pensa diversamente va demonizzato, attaccato, squalificato sul piano delle idee e sul piano personale, senza stare troppo a guardare. Il contrasto è tra un preteso “noi” e “loro” che sempre sbagliano. Perché la Verità ce l’abbiamo “Noi” (in questo caso “loro”, che sanno tutto della vera teologia e hanno la certezza di stare dalla parte della vera Chiesa).

Per l’Italia lo snodo è importante e delicato: si tratta di fare i conti con il recente passato ecclesiale e capire dove si debba andare. Sergio Ventura lo ha detto chiaramente e vale la pena rileggere questo passaggio illuminante: “Se c’è qualcosa di cui, invece, si dovrebbe discutere a fondo in uno dei tavoli del prossimo futuro diffuso sinodo è proprio il rapporto della Chiesa con gli stili (forme e contenuti) dei dialetti ‘politico-teologici’ che caratterizzano le persone (credenti e non credenti). In fondo, è terminata da tempo l’epopea ruiniana (con la coda – italiana – di Bagnasco e – romana – di Vallini), ma come Chiesa non abbiamo ancora neanche calendarizzato una discussione franca su cosa essa sia stata – o almeno cosa abbia significato – nella vita ecclesiale italiana. E magari, da un lato, a quale stile ecclesiale abbia ‘reagito’ o sia ‘subentrata’, e, dall’altro lato, quale stile ecclesiale sia succeduto (se è veramente succeduto) ad essa. Perché altrimenti continuiamo a definire la Chiesa extra o super partes, per poi vederla operare nella pratica come bipartisan (se va bene), senza accorgersi che spesso essa finisce per essere, ad ogni cambio d’epoca ecclesiale, semplicemente di parte”.

Da parte mia aggiungo che nella polarizzazione ecclesiale è bene avviare una contronarrazione, che restituisca chiarezza alle rispettive posizioni, per dire che il dialogo è la cifra del Vaticano II nei confronti della civiltà e della cultura contemporanea.

E inoltre non dobbiamo dimenticare un’altra importante questione di fondo: le urla sono funzionali a fare soldi e trovare finanziatori perché la polarizzazione ecclesiale è un affare di ampio respiro. I gruppi conservatori sono saldati tra loro in un intreccio di interessi politici ed economici, come hanno dimostrato diverse inchieste da tenere sempre a mente.

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