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Chiusure ma non misure: se i cittadini possono sostituire lo Stato

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Chiusure ma non misure: se i cittadini possono sostituire lo Stato

Non mi pare di scoprire l’America se dico che la situazione è piuttosto grave. Non ordinaria. Si pari passo all’aspetto sanitario viaggia quello socio-economico.

E a una situazione di questo tipo bisognerebbe rispondere con misure, appunto, gravi e non ordinarie.

Tuttavia, sembra ormai evidente che, al netto di annunci e dirette funzionali alle impennate dell’indice di gradimento, il governo non sia e non sia stato in grado di affiancare alle progressive decisioni sulle chiusure, misure economiche estese ed efficaci. Neanche qui scopro l’America se dico che sono centinaia di migliaia i lavoratori che non hanno ancora percepito la Cassa integrazione di aprile.

L’inazione di Roma non riesce a mettere sul tavolo le azioni necessarie e sufficienti per rendere meno amare nuove chiusure. Ciò potrebbe essere il pretesto, per il popolo, per fornire la prova che forse è diventato un po’ comunità, è uscito un minimo cambiato (in meglio) dalla prima emergenza e riesce a vedere le macroscopiche difficoltà degli altri, prima che le proprie.

Invece vedo, leggo, sento, da ogni parte arroccamenti di tipo quasi corporativo.

Insomma, la faccio breve e lancio il sasso nello stagno. Saremmo disposti – ciascuno di noi – a rinunciare all’1% (l’uno per cento, una fesseria) mensile di stipendio per creare un “fondo di solidarietà” da ripartire tra quelle categorie costrette nuovamente a chiudere – molti definitivamente – o, in alternativa, a rivolgersi al Banco dei Pegni o a scegliere l’abisso dell’usura, lasciando per strada sé stessi, i propri collaboratori e i sacrifici di una vita?

Inutile girarci attorno, a costo di attirarci antipatie e improperi da parte delle “corporazioni” che ho richiamato più su. Ci sono categorie in Italia che nei mesi di lockdown hanno lavorato e rischiato meno di altre. Mi vengono in mente gli insegnanti, specie quelli degli asili nido, che per mesi non hanno avuto neppure l’onere della Didattica a distanza; i politici, che forse non farebbero mai propria una proposta così impopolare; in generale, chiunque – me compreso – abbia avuto la fortuna di mantenere un lavoro, che sia da libero professionista o da dipendente.

Anche per me, inguaribile sognatore di uno Stato capace di gestire tutto, è assai complicato pensare che dal centro si possa derogare alle periferie (cioè ai cittadini), firmando di fatto una sconfitta e una prova di palese incapacità.

Ma il momento è grave e non ordinario. Tutti dovremmo guardare a chi sta messo peggio: e se si deroga al Patto di Stabilità, si può derogare ovunque.

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