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Città nuove e come amministrarle: nasce a Roma la Scuola di Servizio Civico

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Città nuove e come amministrarle: nasce a Roma la Scuola di Servizio Civico

“Di una città non ti godi le sette o le settantasette bellezze, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

Tra le molte citazioni che campeggiano all’interno del sito istituzionale della Scuola di Servizio Civico, è questa di Italo Calvino ad avermi colpito. Perché fotografa in maniera esemplare ciò che il cittadino chiede oggi alla sua dimensione urbana. Attenzione. Cura. “Risposta alle domande”, appunto.

Ed è esattamente l’obiettivo per cui la Scuola di Servizio Civico ha preso vita, neppure un anno fa. A generare l’idea, Francesco Rutelli, primo cittadino di Roma dal dicembre 1993 al gennaio 2001, che evidentemente ha toccato il problema con mano.

“Ci ha riunito una sera a cena a casa sua, e ci ha coinvolto davanti a un ottimo piatto di lenticchie”. A parlare è Sergio Talamo, un altro che sulla comunicazione pubblica avrebbe qualcosina da dire e che andrebbe sempre ascoltato con attenzione.

Giornalista professionista, responsabile Comunicazione e Trasparenza del ForMez, docente in Comunicazione Trasparenza e Giornalismo sin dal 1992, Talamo coordina il Tavolo istituito presso il Ministero della Pubblica Amministrazione per arrivare al superamento della legge 150 del 2000 e all’approvazione, finalmente, della “legge 151”. Così è stata ormai ribattezzata all’interno di PA Social, associazione di cui è cofondatore e che si è fatta valoroso portabandiera della riforma di questo provvedimento.

Insieme proprio con Rutelli, Claudio Rosi, Dora Anticoli e Antonio Preiti, Sergio Talamo è uno dei fondatori della Scuola di Servizio Civico, affiancati da una piccola squadra di professionisti e docenti che hanno fatto da promotori della Scuola stessa. “L’idea che ha preso vita – mi spiega – è quella di formare chi dovrà amministrare le nostre città, in una logica completamente staccata da qualsiasi appartenenza politica. Il punto chiave è rappresentato dai tre aspetti trasversali all’offerta didattica: l’importanza del digitale, la necessità della semplificazione e la consapevolezza di dover costruire una città post-Covid, che sarà completamente diversa dal passato. Siamo in una nuova dimensione, non in una parentesi destinata a finire”. E questo lo hanno capito prima di tutto “oltre cento docenti di altissimo profilo – aggiunge Rutelli –, che si sono messi a disposizione su base volontaristica. Bisognava creare una riflessione molto diversa dalla narrazione imperante della resilienza e del ritorno delle città alla dimensione di prima”.

L’idea messa sul tavolo ha fatto centro. Alla grande attenzione mediatica immediatamente manifestata si è affiancata l’ottima risposta da parte degli studenti: duecentocinquanta manifestazioni d’interesse per sessanta posti. Dieci le aree di insegnamento (a Talamo sono affidati i moduli sul digitale e sulla partecipazione, mentre tutta l’area didattica è coordinata da Antonella Salvatore), due i giorni settimanali di lezione, il venerdì in presenza e il sabato in streaming, con il supporto dell’Italian University Line, l’Università Telematica Italiana; oltre a IUL, collaborazioni in corso con la Sapienza, la John Cabot, Roma Tre. Previsti anche dei sopralluoghi in alcune zone dell’Urbe – già effettuato quello presso la Stazione Tiburtina – e lezioni aperte alla città, tenute da nomi del calibro di Sabino Cassese, Carlo Ratti, Paola Severino, Renzo Arbore.

La lezione inaugurale, lo scorso 25 settembre presso l’Aula Magna della facoltà di Architettura della Sapienza, a Valle Giulia, si è aperta con il messaggio del ministro dell’Università, Gaetano Manfredi. Con lui il rapporto si annuncia di strettissima collaborazione. L’obiettivo è quello di trasformare la Scuola in un Master sin dal prossimo anno.

“Mi fanno ridere quelli che vagheggiano anche in Italia una Ena, École Nationale d’Administration francese, fondata dal generale Charles De Gaulle, che oggi conta diecimila iscritti. Dal 1945 seleziona e forma classi dirigenti, con tanto di diploma finale, e ha sfornato quattro presidenti della Repubblica (tra cui Emmanuel Macron) e otto primi ministri. No, grazie. Non ne abbiamo bisogno. Qui ci siamo noi”. Il gabinettista anonimo autore di “Io sono il potere. Confessioni di un capo di gabinetto” (Feltrinelli) parla in questo modo, con un evidente sottofondo di gattopardismo, di quei luoghi dove si cerca di formare la classe dirigente del domani.

L’Italia da qualche mese può contare su uno di alto profilo. E se è vero che la storia può ripetersi, è vero anche che può modificarsi: il “Patto della Crostata” tra D’Alema e Berlusconi sulla Bicamerale andò in frantumi, l’”idea delle lenticchie” di casa Rutelli può rivelarsi vincente.

Sergio Talamo

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