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Clemenza e Anna Politkovskaja avevano già capito tutto

Giornalista
Clemenza e Anna Politkovskaja avevano già capito tutto

Clemenza, socio del celeberrimo Vito Corleone nel primo film della saga Il Padrino, parlando con il rampollo Michael pronuncia una battuta che oggi più che mai risuona come una verità incontestabile: “Lo dovevano fermare a Monaco a quello, non dovevano fargliela passare liscia “Quello era Hitler e a Monaco ci fu l’incontro dove il dittatore tedesco ottenne la benedizione di Francia e Inghilterra per l’invasione dei Sudeti. Hitler poteva e doveva essere fermato, proprio come lo “Zar” Vladimir Putin.

Ci sono verità talmente lampanti che persino un uomo del tutto estraneo alla vita civile, avvezzo a guerre combattute impugnando una pistola, steso su un materasso, un avanzo di galera insomma, sa riconoscere. Per questo quella scena è cruciale ed è emblematica di come persino un emarginato può avere molto più buon senso dei suoi governanti, ed evitare gli errori ai quali non ci può essere più rimedio. Anche con Putin adesso è tardi, come lo fu per Hitler nel 39’ dopo l’occupazione della Polonia. Adesso assistiamo impotenti all’occupazione dell’Ucraina e tutti piangono e cercano di farci singhiozzare ogni giorno passando immagini di bambini uccisi, bombardamenti, donne, cani, gatti e anziani in lacrime nei rifugi.  Uno spettacolo straziante che spero ci renda tutti furiosi e incapaci di piangere, perché se è vero che la rabbia non permette compassione, è altrettanto vero che ci rende più reattivi e meno vulnerabili.

In questi anni abbiamo assistito al grottesco corteggiamento dei nostri capi di governo del dittatore russo, lusingato a suon di cene, inviti in costa Smeralda, telefonate amichevoli, l’accettazione della sua ingerenza nell’elezione di un presidente americano e addirittura una candidatura al Nobel per la pace e un fondamentalmente: un assordante SILENZIO su tutti i suoi crimini. Un silenzio dovuto in primo luogo all’atavico timore del comunismo e dei suoi rigurgiti, lo stesso che permise a Hitler di agire indisturbato, e in secondo luogo alla paura di perdere i rifornimenti di gas. Un terzo del fabbisogno europeo veniva soddisfatto da Mosca e nonostante da decenni si dichiari di voler diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, si è continuato per pigrizia e amore dello status quo a dipendere da un assassino.

Si signori un assassino, e molti tra quelli che contano, hanno finto di non sapere niente. Lo ha detto apertamente solo qualche mese fa il presidente Biden e Putin pare non essersi scomposto più di tanto.

La Monaco di Putin

Putin  è stato capo della polizia segreta per 16 anni con il grado di tenente colonnello, prima di entrare in politica nel 1991. La sua forma mentis, e i suoi metodi non sono mai stati politicamente corretti e lo ha dimostrato presto la sua politica estera con la guerra in Cecenia.  Sul fronte interno i giornalisti, categoria da sempre imbavagliata nelle terre dell’Urss, dal 1999 iniziarono a temere seriamente per la loro vita.  Essere un  giornalista e opporsi a Putin significava morire e lo si vide bene con l’omicidio di Anna Politkovskaja.

Anna Politkovskaja era una coraggiosa giornalista della Novaja Gazeta morta a soli 48 anni, per aver denunciato le violazioni dei diritti umani durante la seconda guerra cecena. Aveva raggiunto una certa fama con i suoi reportage e non lesinava critiche a Vladimir Putin accusandolo apertamente del mancato rispetto dello stato di diritto.  Fu assassinata con due colpi di pistola il 7 ottobre 2006 a Mosca, giorno del compleanno del mandante, forse un regalo particolare che il dittatore si è voluto fare. Fu ritrovata nell’ ascensore del suo palazzo, uccisa mentre stava tornando a casa: la spesa in una mano e i suoi appunti nell’altra. Nonostante le minacce, Anna Politkovskaja proprio come Clemenza del Padrino, non voleva fargliela passare liscia al nuovo Hitler del terzo millennio. Si è battuta a mani nude, per amore della democrazia e la sua morte era l’equivalente dell’incontro di Monaco nel 1938. Non dovevano fargliela passare allo “Zar”. Quella tragedia poteva diventare l’occasione per prendere le distanze ed evitare la dipendenza economica da chi uccide i propri oppositori. Invece dove non poté l’indignazione poté l’ingordigia.  Si volle riconoscere solo un partner commerciale per lo scambio delle materie prime, la crescita economica russa, l’aumento del Pil e del suo potere d’acquisto, la fine dell’autarchia e la nascita degli oligarchi che trasferivano fiumi di denaro in occidente. La stessa ricchezza che oggi viene congelata per ritorsione, una confisca che è diventata l’unica arma a disposizione delle democrazie europee.

Certo ogni tanto qualche voce timida si è alzata per  denunciare l’intollerabile, come l’inchiesta  dall’International Federation of Journalists del  2009 con la denuncia della morte e della scomparsa di più di 300 giornalisti a partire dal 1993 .  Sono stati resi noti anche gli avvelenamenti degli oppositori, uno nello stesso anno dell’uccisione della Politkovskaja, quello di Alexander Litvinenko, ex spia russa e duro oppositore di Putin, a cui fu messo nel tè del polonio. Ma tutto a bassa voce, in un sussurro.

Illuminante quello che avvenne in Sardegna a Villa Certosa nell’estate del 2008. Putin è ospite di Berlusconi, durante la conferenza stampa una giornalista russa chiede allo zar in odor di divorzio, lumi sulla sua vita privata e Putin guarda molto male la malcapitata. Berlusconi a quel punto mima una fucilazione. Un bagno di cattivo gusto nel verde mare della Sardegna.

Candidatura al Nobel per la pace

Tra un omicidio di stato e l’altro con l’uso del veleno Putin affronta la prima rivolta ucraina, in modo  “democratico”, sostenendo le forze filorusse destituendo il presidente ucraino Viktor Janukovič, dichiarando poi l’annessione della Crimea con un referendum popolare non riconosciuto dalla comunità internazionale. Niente guerra, e questo gli è sufficiente per essere candidato al Nobel della Pace su proposta dell’Accademia internazionale dell’unità spirituale e della cooperazione tra nazioni del mondo.

Putin quel Nobel non lo vincerà mai forse per questo prosegue con i suoi metodi poco ortodossi senza che l’Europa batta ciglio: incarcerazioni, uccisioni, avvelenamenti di stato. Nel marzo del 2018 si ha notizia di altri due decessi da polonio, quello dell’ex spia russa Sergei Skripal e di sua figlia Yulia e altri li seguiranno fino a giungere all’ultimo nome noto, Alexei Anatolievich Navalny, attivista politico e blogger di origine ucraina miracolosamente scampato ad un avvelenamento nell’agosto del 2020.

Anche la pandemia è stata occasione per ribadire la superiorità russa. Il primo vaccino europeo anti Covid, dal nome fortemente evocativo “Sputnik “è stato messo a punto proprio dalla Russia di Putin.  Tanta la fiducia nel dittatore e nei suoi metodi, che persino il nostro piccolissimo stato nello Stato, San Marino, non ha esitato ad iniettarlo ai propri cittadini, senza chiedersi quanto avesse concesso alla sicurezza, un dittatore in vena di supremazia.

Lo abbiamo poi fatto arrabbiare con le forniture di gas perché a suo dire l’Europa non è riuscita a garantire contratti di consegna a lungo termine sufficienti con Mosca, alimentando così l’impennata dei prezzi record. “La loro intera politica era quella di rescindere i contratti a lungo termine e quella politica si è rivelata sbagliata“, ha detto in un incontro con i funzionari del settore energetico russo, “hanno commesso degli errori“.

Si caro zar, abbiamo commesso indubbiamente degli errori, ma non sui contratti a lungo termine. Il nostro grande sbaglio è stato quello di non bloccarti a Monaco/Mosca nel 2006, allora non dovevamo fartela passare liscia.

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