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Coerenza e serietà: un appello a chi cambia idea lungo la strada fra Roma e Bruxelles

Eurodeputato
Coerenza e serietà: un appello a chi cambia idea lungo la strada fra Roma e Bruxelles

Le due ore di aereo che separano Roma e Bruxelles nella politica, talvolta, possono assomigliare più a un viaggio intercontinentale per la Nuova Zelanda.
Nonostante la comunicazione sia ormai globalizzata infatti, e tutti dovrebbero saperlo, c’è una strana sindrome che fa sì che una parte della politica italiana immagini che si possa dire una cosa a Roma e agire in maniera diametralmente opposta a Bruxelles (e viceversa).
Proviamo a pensare al dibattito di una settimana fa che ha “tanto appassionato” il mondo politico italiano sull’emendamento dei verdi che prevedeva la mutualizzazione del debito a seguito dell’emissione di Bond europei (i cosiddetti Coronabond). L’attenzione che si è tanto voluta dare al voto di quel singolo emendamento, ha di fatto, nel dibattito generale, messo del tutto in secondo piano lo straordinario risultato ottenuto dall’approvazione delle risoluzioni del Parlamento Europeo nella quale erano chiaramente inseriti i così detti Recovery bond e che a distanza di una settimana tutti rivendicano come un grande risultato.
Così, nella distorsione del dibattito nazionale su ciò che accade in Europa, capita anche che il Movimento 5 stelle, ed è accaduto proprio oggi, attraverso la “passionaria” No vax e Vicepresidente del Senato, Paola Taverna, esulti su Twitter del grande risultato ottenuto dal Presidente Conte in sede di Consiglio Europeo. Dimenticandosi (forse), però, che il suo partito sul testo della risoluzione del Parlamento che indicava la strada dei recovery bond (paragrafo 17 della risoluzione presentata) ha votato contro, e alla fine si è pure diviso nel voto finale con 10 astensioni e 4 voti contrari, e ovviamente senza alcun voto a favore.
E non è la prima volta che accadono queste cose. La legislatura scorsa ad esempio siamo stati sommersi di post e dichiarazioni sulla necessità inderogabile della riforma del Trattato di Dublino e le norme per i richiedenti asilo, dagli stessi che poi in Parlamento Europeo, sulla riforma del Trattato che prevedeva proprio i ricollocamenti obbligatori, hanno votato contro.
Questo costume politico non fa bene alla politica in Italia e non fa bene all’Italia in Europa.
La serietà della politica impone anche il compromesso e la mediazione e il tenere fede agli accordi fatti, come abbiamo fatto noi di Italia Viva sull’emendamento dei Verdi che senza dubbio sarebbe stato un passo ulteriore avanti ma con molta probabilità avrebbe fatto decadere tutto il paragrafo 17 o addirittura l’intera risoluzione. Oltre probabilmente a mettere a repentaglio anche il risultato di ieri in Consiglio Europeo.
La crisi sanitaria nella quale siamo e la crisi economica che è ormai alle nostre porte impone alla politica un cambio di passo. Non chiede di non sbagliare certo, errare è pur sempre umano, ma chiede di essere seri, responsabili. In altre parole, chiede di fare la politica, quella vera, nelle istituzioni e nella realtà, piuttosto che nel mondo della propaganda. Chiede di lavorare sui contenuti e sulle risposte ai problemi difficili che abbiamo di fronte. E tutto questo chiede, prima di ogni altra cosa, la coerenza tra ciò che si comunica e ciò che si fa.

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