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Dal cinema d’autore un focus amaro sulle questioni sociali

Senatrice Presidente della commissione sanità
Dal cinema d’autore un focus amaro sulle questioni sociali

Il film é Parasite, arrivato in questi giorni di lockdown sulla piattaforma di Skycinema. Pellicola pluripremiata, a Cannes, un David di Donatello, tre Oscar. Il regista coreano Bong Joon-Ho mescola in maniera magistrale generi diversi, dalla commedia, al thriller, al noir. Ma, attraverso il suo racconto magico ed empatico, il regista e il cast ci parlano di un dramma sociale in maniera del tutto originale e non per questo con una resa meno drammatica. Protagoniste sono due famiglie, una ricchissima ed una poverissima, dentro lo sfondo di una città, Seul, fatta di povertà estrema e di furbizia, da una parte, e di grande benessere e futilità dall’altra. Naturalmente consiglio la visione del film che, oltre all’apprezzamento per un’opera magistrale, interroga la coscienza di persone impegnate in politica. Abbiamo la necessità nel tempo che viviamo di raccogliere le “ingiustizie” del mondo e farle diventare battaglia politica. Ingiustizie che stanno cambiando nel corso della storia e che si annidano soprattutto nelle diseguaglianze nell’accesso all’istruzione, all’abitazione, al lavoro ma che riguardano anche l’impatto dei disastri ambientali sull’aumento delle povertà.

La scena del film sull’allagamento della casa/tugurio dei Kim, oltre che colpire in maniera straordinaria l’emotività dello spettatore, é emblematica del nesso che l’impatto del clima può avere sul peggioramento delle condizioni di emarginazione. Allo stesso modo il mancato accesso all’istruzione non solo crea nuovi poveri ma preclude le strade ad un lavoro dignitoso, come il caso del giovane protagonista di Parasite, Ki-woo, che, impossibilitato ad andare all’università, é costretto, per assicurarsi un’occupazione per sé e la sua famiglia, a trovare stratagemmi dai quali parte il filo narrativo del film. E, in ultimo, la finzione cinematografica rappresenta le differenze sociali come “l’odore del povero” evidenziato più volte dai componenti della benestante famiglia Park, situazioni queste che possono sfociare anche nella realtà in rancore e rabbia da parte di chi le vive sulla pelle e si sente scalfito nella propria dignità umana. Il film é naturalmente molto di più di quello descritto in queste righe, ma certamente esso ci lascia con la volontà e la determinazione di continuare a batterci per un mondo dove nessuno si senta un “parassita”, ma dove, al contrario, ciascuno possa liberare le proprie ambizioni per una vita piena e realizzata, a maggior ragione dopo questa terribile pandemia che ci ha dimostrato tutta la vulnerabilità del mondo.

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