BLOG

Eliana Tagliente: paladina dei disabili contro la burocrazia

Eliana Tagliente: paladina dei disabili contro la burocrazia

Insignita nel 2014 dal Presidente della Repubblica del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Eliana Tagliente è affetta da diabete mellito e sclerosi multipla. E da tempo lotta contro le discriminazioni e gli abusi della burocrazia italiana nei confronti delle persone con disabilità, nella veste di delegata alle Pari Opportunità dell’Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (ANCRI).

Il suo spirito combattivo e la sua forte determinazione li ha sicuramente ereditati dal padre, il Prefetto Francesco Tagliente, campione di lotta greco-romana, oltre che questore (a Roma e Firenze) e prefetto (a Pisa) di razza. Li sta impegnando nel non farsi sopraffare dal diabete e dalla sclerosi multipla, e le consentono di mantenere forte l’impegno lavorativo e familiare, tenendo alta l’attenzione ai problemi delle persone affette da disabilità.

Un esempio per tanti, che ho voluto intervistare.

Cosa significa essere delegata nazionale dell’ANCRI alle pari Opportunità ? 

Lo considero un privilegio perché la delega nazionale dell’ANCRI mi consente di operare per promuovere, a tutti i livelli e in ogni forma, i principi e i valori della Costituzione repubblicana in tema di pari opportunità, specialmente quelli relativi alla tutela del principio di non discriminazione.

Denuncia discriminazioni e abusi della burocrazia nei confronti delle persone con disabilità?

Io ritengo che i rappresentanti delle Istituzioni e delle Amministrazioni, cosi come quelli degli Enti interessati al tema delle pari opportunità, dovrebbero sentire il dovere di porre al centro dell’attenzione le persone che versano in una condizione di fragilità come i disabili. Denuncio che questo non sempre avviene e lo affermo da disabile. In molti casi la discriminazione diviene “multipla” e bisogna battersi per il riconoscimento dei diritti. Sul tema della disabilità la parità è semplicemente non dover sentire il peso della propria patologia per elementi esterni alla stessa. Parlo di limiti alla circolazione, alla libertà di autonomia e movimento, alla valutazione del proprio lavoro. Parlo di parità con chi non ha patologie. Ritengo veramente grave che la burocrazia che gira intorno alle singole patologie a volte viene fatta avvertire addirittura più pesante della disabilità stessa.

Quando è iniziata la sua disabilità?

Sono diabetica insulinodipendente da quando avevo 6 anni e mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla nel 2007. Nel 2009 ho avuto la seconda figlia.

Quali sono gli ostacoli principale alle sue opportunità di lavoratrice e cittadina?

Oltre ad essere una persona affetta da sclerosi multipla e diabete io sono mamma, moglie, legale d’azienda.  Mantenere la propria posizione di lavoro nonostante patologie, visite mediche, cure  e burocrazia che gira intorno alle patologie non e affatto semplice. Indubbiamente nessuno lo pretende, ma se vuoi garantire almeno lo standard al pari degli altri hai obiettivamente meno tempo, con la conseguente necessità, volendo assicurare responsabilmente la mia piena risposta alle esigenze dell’Azienda, a dover lavorare anche nei giorni di terapia, di sera e molto spesso anche di notte. Ma questo sicuramente è perché pretendo moltissimo da me stessa, ma ho parzialmente raggiunto il risultato. Ho dimostrato che ce la si fa, finché possiamo dobbiamo provarci, arriva sempre la persona giusta che ti apprezza per quello che fai e il doppio impegno che ci metti.

Posso fare l’esempio dell’esigenza di flessibilità nella gestione dei permessi per lavoratori disabili previsti dalla Legge 104; penso alla richiesta della presenza fisica anche per prendere l’appuntamento per la visita, ai versamenti dei bollettini alle poste e ai tanti costosi certificati di specialisti per rinnovare la patente speciale di guida. Per evitare questo calvario basterebbe consentire lo svolgimento delle attività propedeutiche alla visita medica davanti alla commissione via web. Penso ai problemi legati alla possibilità di entrare in alcuni centri storici, come Taranto, con contrassegno disabili permanente rilasciato dal Comune di Roma.

Cos’è successo a Taranto? E qual è la differenza tra l’essere disabile a Roma e a Taranto?

Avevo sentito dire che a Taranto non riconoscono la validità dei contrassegni permanenti senza scadenza, ed ho provato sulla mia pelle.

Avendo l’esigenza di andare con l’automobile nella zona a traffico limitato di Taranto, un paio di giorni prima l’ho comunicato via pec. Dopo 48 ore mi è stato risposto che per il Comune di Taranto il mio contrassegno senza scadenza, rilasciato nel 2013, è da loro considerato scaduto nel 2018 e dunque non potevo accedere nella ZTL con il contrassegno non valido.

È stato inutile insistere con il Comune di Taranto, rimasto sulle sue posizioni anche a seguito di una mia telefonata, e altrettanto con il Comune di Roma che mi ha mandato copia del decreto semplificazioni per il quale ai disabili per malattia cronica come la sclerosi multipla che volge al peggioramento viene rilasciato un contrassegno senza scadenza e non rinnovabile perché permanente. Ecco, questo è uno dei tanti esempi in cui le patologie della burocrazia di fatto privano il disabile residente a Roma del diritto costituzionale e umano alla mobilità. Le due Amministrazioni anziché ignorarsi avrebbero potuto cogliere l’occasione per affrontare il problema evitando abusi burocratici nei confronti delle persone con disabilità.

A cosa sono dovute le diversità di trattamento dei disabili tra una città e l’altra dello stesso paese?

Credo dipenda dalla mancanza di direttive ministeriali e dalla conseguente libertà di interpretare impunemente, in maniera soggettiva, le norme relative alla validità del contrassegno. Se consideriamo che il contrassegno dovrebbe essere unico europeo possiamo immaginare l’assurdità della nostra burocrazia che azzera direttive europee e leggi nazionali. Di fronte a questi gravi fatti lesivi della dignità delle persone le istituzioni europee ed italiane dovrebbero fermarsi e riflettere prima di continuare a pontificare su pari opportunità e tutela del principio di non discriminazione.

Da dove trae la sua grandissima energia?

L’energia ti viene. O ti chiudi in camera e ti piangi addosso o reagisci. E se reagisci devi essere più forte di ciò che ti vuole bloccare. Non nascondo che spesso mi viene di mollare tutto e limitarmi a fare la disabile a tempo pieno, esattamente come forse vorrebbero certi rappresentanti delle burocrazia che ho incrociato lungo il mio cammino. Ma poi penso che se non mi rassegno alla malattia non posso farlo per alcuni burocrati. E lotto il doppio, anche per chi sta peggio di me o ha meno opportunità di farsi sentire.

Cosa dovrebbero fare le istituzioni per rimediare agli ostacoli burocratici che si aggiungono alla disabilità?

Penso sia opportuno iniziare a pensare a un osservatorio sul rispetto dei diritti della persona malata da parte della burocrazia.

Che consiglio sente di dare a chi si trova nella sua situazione?

Non rassegnarsi. Tirare fuori la forza che deriva dalla difficoltà per reagire e denunciare gli abusi. Sono certa che verremo ascoltati e che presto almeno dal punto di vista burocratico le cose miglioreranno.

Contenuti sponsorizzati

Commenti


SCOPRI TUTTI GLI AUTORI