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Festa della mamma? Ancora non possiamo festeggiare

Giornalista freelance
Festa della mamma? Ancora non possiamo festeggiare

Ieri, la stilista Elisabetta Franchi parlando di donne e lavoro ha spiegato perché nella sua azienda non c’è posto per le under 40 in posizioni di rilievo. Nel farlo, con un certo autocompiacimento, ha definito se stessa “emancipata” e “imprenditrice”.

Ecco le sue parole: «Quando metti una donna in una carica molto importante poi non ti puoi permettere di non vederla arrivare per due anni perché quella posizione è scoperta […] Oggi le donne le ho assunte ma sono anta, questo va detto, comunque ancora ragazze ma cresciute. Se dovevano far figli o sposarsi lo hanno già fatto e quindi io le prendo che hanno fatto tutti i giri di boa e lavorano h24, questo è importante». Insomma, chi firma un contratto con la sua azienda deve dare una disponibilità totale». La platea ha applaudito.

 

Sorvolando sul modello di fare impresa che rappresenta, Franchi forse ignora i fondamentali. Innanzi tutto che discriminare sulla base del genere non è legale in questo Paese. A partire dall’articolo 37 della Costituzione fino all’art. 27 del Codice delle pari opportunità D.Lgs 198/2006:

  1. È vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma, indipendentemente dalle modalità di assunzione e qualunque sia il settore o il ramo di attività, a tutti i livelli della gerarchia professionale.
  2. La discriminazione di cui al comma 1 è vietata anche se attuata:
  3. a) attraverso il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza;
  4. b) in modo indiretto, attraverso meccanismi di preselezione ovvero a mezzo stampa o con qualsiasi altra forma pubblicitaria che indichi come requisito professionale l’appartenenza all’uno o all’altro sesso.».

 

E ancora, potremmo anche citare lo Statuto dei Lavoratori e la Corte di Giustizia Europea. E come non ricordare la famosa sentenza Taormina che ha fatto storia: l’avvocato Carlo Taormina venne condannato per aver semplicemente dichiarato che non avrebbe assunto una persona omosessuale nel proprio studio legale. E tuttavia, c’è da ricordarlo, il nostro sistema tollera molti abusi: siamo un Paese in cui le giovani donne in maternità possono assentarsi dal proprio posto di lavoro fino a due anni. Questo dato preoccupa, e legittimamente, i datori di lavoro che subiscono un danno. E tuttavia abusi siffatti – evidentemente non collegati al genere ma alla mancanza di servizi e a un welfare carente quando non assente – non si risolvono licenziando o bloccando le carriere delle persone più giovani, piuttosto costruendo un’alternativa.

Elisabetta Franchi, invece di vantarsi di una distorsione che contribuisce ad alimentare – l’esclusione dai vertici della propria azienda di donne under 40 – avrebbe le risorse per realizzare asili nido aziendali che altri stilisti (vi dice qualcosa il nome di Cucinelli?), più “emancipati” di lei a quanto pare, offrono da anni alle proprie dipendenti. Siamo stanche di un dibattito che ripropone sempre le stesse domande: perché molte donne sono costrette a stare a casa due anni? perché sono costrette a lasciare il lavoro? Vi diamo una notizia: la risposta non cambia. Ed è: se non ci sono servizi adeguati e devo pagare una baby sitter con il mio stipendio, chi me lo fa fare di lavorare?

 

Cambiamo le domande allora: e i padri? Che fine fanno i padri in tutto questo? Sì, perché spesso sembra che le donne questi figli li facciano da sole! I padri ci sono e piano piano (forse un po’ troppo) interpretano una genitorialità sempre più consapevole e fattiva. Ecco, per esempio un enorme aiuto per riequilibrare la situazione potrebbe essere quello di obbligare al congedo il padre, nella misura del 50% ciascuno, non rinunciabile. Servono due anni? Uno alla madre e uno obbligatoriamente al padre. Solo così, con strumenti efficaci e non a chiacchiere, potremo cambiare un paradigma  secolare, ancora costruito prioritariamente se non esclusivamente sull’uomo. Poi, un giorno, forse, avrà senso festeggiare la festa della mamma.

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