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FLM, Bentivogli e la mancata modernizzazione del sindacato Italiano

Docente universitario
FLM, Bentivogli e la mancata modernizzazione del sindacato Italiano

All’inizio degli anni 70 si tentò di unire la Fiom, la Fim e la Uilm, le federazioni sindacali dei lavoratori metalmeccanici delle tre confederazioni (CGIL, CISL e UIL). Le tre federazioni condivisero fisicamente una palazzina di cinque piani a Roma nel quartiere Trieste e nel 1972 nacque FLM, la Federazione lavoratori metalmeccanici. Per alcuni anni FLM riuscì a esercitare un ruolo di avanguardia su tutto il movimento sindacale anche emancipandosi dalle tre confederazioni nazionali.

Tuttavia, quell’esperimento, allora molto innovativo, fallì e l’integrazione non divenne mai organica. Negli anni ’80 le tre federazioni iniziarono ad agire dapprima separatamente e poi in direzioni opposte come nel caso del decreto di San Valentino del 1984 e tanti anni dopo in occasione dell’accordo di Pomigliano del 2010. Oggi, la sigla FLM rimane solo un simbolo sull’edificio di Corso Trieste. Fino agli anni ’70 l’unità sindacale poteva giustamente considerarsi un valore. Anche oggi? Probabilmente non più. Il ruolo delle tre grandi confederazioni in Italia è quasi un’anomalia a livello europeo, ma soprattutto, che senso hanno tre confederazioni e decine di federazioni di settore con una linea unica stabilita a Roma? L’Italia avrebbe bisogno di sindacati in competizione tra loro con offerte alternative. I lavoratori potrebbero iscriversi e votare non per tradizione ideologica ma in base alle diverse piattaforme, alle soluzioni avanzate, alla capacità negoziale e soprattutto ai risultati ottenuti. Il sindacato dovrebbe lavorare per garantire i livelli occupazionali e le migliori condizioni sfidando i datori di lavoro sul fronte dell’innovazione. In questo senso, la leadership di Marco Bentivogli in FIM ha rappresentato una grande boccata d’ossigeno non solo per la CISL ma per l’intero sindacato italiano.

In molti, ingenuamente, pensavano che Bentivogli sarebbe presto diventato segretario confederale per portare la sfida dell’innovazione e del sindacato non ideologico nelle altre federazioni CISL. Purtroppo, non è andata così, anzi, Marco Bentivogli è stato costretto alle dimissioni dalla FIM e il 6 luglio ha lasciato il suo ufficio di segretario generale. Si tratta di una grave perdita per la FIM e per la CISL, il cui apparato lo ha sempre considerato un corpo estraneo. Si tratta di una brutta notizia per l’intero movimento sindacale italiano. Perdiamo un sindacalista coraggioso (le ultime minacce gli sono giunte in occasione del decimo anniversario dell’accordo di Pomigliano) e grande conoscitore dell’industria italiana e di alcuni dossier in particolare (FCA e ILVA per citarne due). Bentivogli ha saputo tutelare gli interessi dei suoi iscritti e lo ha fatto in modo non ideologico, affrontando i datori di lavoro e la politica senza paura e senza quelle preclusioni che spingono i suoi colleghi sindacalisti a proteggere il lavoro del secolo scorso invece di ideare il lavoro di domani. La palazzina FLM da domani sarà un luogo più povero. Ospiterà tre federazioni separate nell’apparato ma non nella piattaforma sindacale e nella visione del futuro. Quanto a Bentivogli, speriamo di svegliarci un giorno e di trovarlo a lavorare per l’Italia in una posizione di grande responsabilità. Ne abbiamo bisogno noi e se lo merita lui.

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