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Guerra, armi e partiti: dal government listening all’improvvisazione comunicativa

Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it
Guerra, armi e partiti: dal government listening all’improvvisazione comunicativa

È accaduto proprio quello che già si era registrato con l’evento epocale della pandemia. Navigare a vista, senza la possibilità di adottare strategie ma, al contempo, con la necessità di dare risposte a un’opinione pubblica sempre più pressante.

Insomma, l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa ha – per così dire – allungato quei tempi di incertezza per i partiti. Certo, ciascuno ha deciso da che parte stare. Ma come lo hanno comunicato? In base a cosa? E quali effetti ha causato tutto questo?

“Ovviamente, la guerra è stata un evento del tutto inaspettato, a cui nessuno era preparato: non lo erano né i partiti né tantomeno la popolazione”, spiega Livio Gigliuto, vicepresidente di Istituto Piepoli. Talmente impreparati – partiti e popolazione – che spesso i primi hanno preso posizioni poco vicine, quando non dissonanti, dalla sensibilità della loro base, scegliendo di fare perno sul governo. “Esatto. L’elemento dominante è stato proprio il governo, dal momento che molti partiti hanno scelto in base al rispettivo rapporto con l’esecutivo”. Insomma, se prima il barometro erano i sondaggi e il social listening – cioè l’ascolto dei social, sulla base di cui assumere poi posizioni precise -, dallo scoppio del conflitto è diventato una sorta di “government listening”. “Vedo qual è la mia relazione col governo e su quella decido quale posizione veicolare e sostenere”.

Facciamo degli esempi concreti. “Il Partito democratico, schiacciato sulla linea Draghi, ha continuato, appunto, a essere schiacciato sulla linea Draghi. Ma dalla posizione dei dem emerge solo questo, non si nota una grande propensione al racconto, alla narrazione del proprio pensiero”. Lega e M5S hanno continuato a tenere una posizione da “spina nel fianco”. “Non solo – prosegue Gigliuto -, ma si tratta anche di una posizione difficile da raccontare: sono al governo ma sono contrari all’invio di armi. Insomma, trovare una modalità adatta per raccontare questi equilibrismi non è certo agevole”.

Chi non ha preso una posizione in base ai propri rapporti col governo è stato Fratelli d’Italia, “che paradossalmente, dall’opposizione, appare molto più vicina all’esecutivo di quanto non lo siano alcuni partiti della maggioranza. Una linea che sembra premiante, stando alle intenzioni di voto che da mesi indicano una tendenza molto chiara. Non è un caso: FdI guadagna, Italia Viva guadagna, il Pd mantiene (come capita ormai da tempo), Forza Italia guadagna (anche per il rinnovato protagonismo di Berlusconi). Chi sembra essere in affanno sono M5S e Lega: non a caso, i due partiti le cui posizioni sono più complicate da far passare nel racconto all’opinione pubblica”.

I partiti, dunque, per ora continuano a navigare a vista: “Affrontano situazioni del tutto inattese, che non vengono affrontate – non possono essere affrontate – sulla base di strategie politico-comunicative. Sia la pandemia che la guerra richiedono un atteggiamento diverso e in molti casi non prevenuto. Per questo – dice Gigliuto – la linea di Fratelli d’Italia risulta vincente, perché percepita come non preconcetta”.

E il futuro? Sarà ancora caratterizzato da questa “improvvisazione comunicativa”? “Dipende tutto dagli esiti del conflitto, che noi naturalmente speriamo terminerà presto. Ma se andrà avanti, l’Opinione costringerà i partiti a prendere posizione”, afferma il vicepresidente di Istituto Piepoli e direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale. Perché se è evidente che temi che prima facevano presa, come l’immigrazione, oggi non sono più così performanti, col tempo e nell’ottica della campagna elettorale potranno crearsi le condizioni perché qualche altro argomento possa entrare nell’agenda politica e occupare un ruolo importante. “Verissimo, e in questo senso, al netto delle differenze di sistema politico e di sistema elettorale, quanto avvenuto in Francia può fare scuola. Oltralpe, se Macron ha incentrato la propria campagna elettorale sul ruolo della Francia in ambito internazionale, Marine Le Pen ha totalmente escluso il tema bellico, concentrando tutto sulla crisi economica. Ecco, in Italia nessuno ha ancora operato una scelta del genere, ma – conclude Gigliuto – potrebbe essere uno schema che qualcuno sceglierà di seguire”.

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