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Guido Berardis: “Sconcertato dal sistema e dalla presunzione di colpevolezza alla Piercamillo Davigo”

Guido Berardis: “Sconcertato dal sistema e dalla presunzione di colpevolezza alla Piercamillo Davigo”

Quarta Repubblica di lunedì 15 gennaio ha gettato un ulteriore sasso nello stagno limaccioso del “sistema”. Quello della governance della magistratura italiana descritta da Luca Palamara. Nell’omonimo libro intervista-confessione a firma di Alessandro Sallusti.

Facile prevedere riflessi sul CSM dopo le rivelazioni dell’esponente parmigiano di FI Giovanni Paolo Bernini. Che Palamara ha confessato essere stato perseguitato dalla magistratura. Il direttore de Il Riformista, Piero Sansonetti, ospite della trasmissione di Nicola Porro, confortato dalle testimonianze del magistrato Carlo Nordio e di Alessandro Sallusti, ha ripetuto il suo appello. Il “sistema” è molto più grave della P2. E c’è l’assoluta e urgente necessità della costituzione di una Commissione Parlamentare d’inchiesta. Con gli stessi poteri coercitivi e d’indagine dell’Autorità giudiziaria. Compreso l’utilizzo della polizia giudiziaria. Che dovrà fare luce sui fatti denunciati oltre dieci anni fa anche da Francesco Cossiga (che definì l’ANM un’ “associazione eversiva di tipo mafioso”) e pubblicamente confessati oggi da Palamara.

Ho voluto parlare del “sistema” dal punto di vista dello stato di diritto, che è uno dei pilastri dell’Unione Europea. E l’ho fatto con l’ex Presidente di Sezione e Giudice emerito del Tribunale dell’Unione Europea, Guido Berardis. Uno dei maggiori esperti italiani di diritto dell’Unione Europea. Già Direttore alla Direzione Generale del Mercato Interno presso la Commissione Europea, ma anche membro del gabinetto dell’allora commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti.  Berardis, oggi in pensione, nel suo percorso professionale conta anche un’esperienza quale ufficiale di complemento della Guardia di Finanza.

Dopo quanto emerso dal libro di Alessandro Sallusti sulla confessione-intervista di Palamara, come si può rispondere alla domanda “Quis custodiet ipsos custodes?” 

Questa citazione, tratta dalle Satire di Giovenale, pur nata in un contesto ben diverso e anche giocoso, racchiude tutta la questione dell’ormai indispensabile riforma della magistratura, nel nostro paese come in altri.

Se i giudici fossero Arcangeli, il problema non si porrebbe nemmeno, il Signore, nella sua onniscienza e onnipotenza, saprebbe bene cosa fare.

Ma così non è. Come diceva un celebre giudice della Corte Suprema americana, «Non si è giudici perché si è infallibili. Si è infallibili, perché si è nominati giudici».

Osservazione molto sottile, che conduce ad interrogarsi su uno dei miti delle democrazie moderne, quello della fede infinita nella magistratura, unico potere sacro e intoccabile. Al punto che, se anche Dio intervenisse, Gli verrebbe detto di farsi i fatti suoi.

Quindi non si può più avere fede nella giustizia?

Si deve certo avere fede nella Giustizia, concetto irrinunciabile in ogni società. Non se ne deve avere per forza in chi la amministra.

Già in epoca romana, esisteva l’istituto della provocatioche dava diritto a qualsiasi civis romanus di provocare ad populum il magistrato che volesse infliggergli una sanzione. Un tribunus interveniva per portare la questione davanti ad una assemblea legislativa o al collegio dei tribuni. È vero che il magistratus romano disponeva di una più ampia gamma di poteri, anche politici.

Più tardi, l’introduzione dell’Habeas Corpus rispondeva a questo medesimo tipo di preoccupazione, per controbilanciare il potere anche politico di chi poteva decidere di imprigionare qualcun altro.

Ulteriore passaggio, la codificazione illuministica della triade «Potere legislativo», «Potere esecutivo» e «Potere giudiziario» e della loro indipendenza reciproca, nella Francia pre-rivoluzione.

Triade che, in Italia, sembra essere completamente saltata da almeno tre decenni.

Purtroppo. Anche se tengo a precisare che ho l’intima convinzione che, nel nostro paese, la stragrande maggioranza dei magistrati facciano il loro lavoro secondo scienza e coscienza, spesso in condizioni deprecabili e non raramente a rischio della vita. Non possiamo però negare l’esistenza di derive che sembrano incontrollabili.

Il concetto di indipendenza e di autonomia è progressivamente scivolato verso l’idea della magistratura come entità assiomaticamente superiore, sostituibile a qualunque altro potere. Una sorta di nuova religione, di casta non eletta e autoreferenziale, totalmente immune, insindacabile e sovrana.

Ora, anche ad un osservatore distratto, l’esperienza italiana degli ultimi decenni mostra chiaramente tutte le derive di una magistratura vittima di un vero e proprio delirio di onnipotenza.

Un delirio di onnipotenza che possiamo quantificare in 60 milioni di presunti colpevoli?

Le statistiche parlano di più di 27.000 errori giudiziari dal 1990 in poi, senza che nessun magistrato sia stato chiamato a risponderne.

Sono sotto gli occhi di tutti le numerose e continue entrate a gamba tesa della magistratura nella vita politica italiana. Si badi bene, che la magistratura tenga d’occhio comportamenti dei politici è, di per sé, cosa buona e giusta. Ma sono davvero troppi i casi in cui l’accusato, per di più dopo lunghi anni di processi, è stato alla fine assolto per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato. Che si sappia, nemmeno un richiamo all’ordine per i PM responsabili, malgrado gli ingenti e spesso irreparabili danni provocati agli ingiustamente accusati.

Lei è stato un giudice del Tribunale dell’Ue, noto per il suo grande equilibrio. Cosa pensa della deriva giustizialista del “sistema” confessato da Palamara?

Che rimango scandalizzato quando un giudice come Pier Camillo Davigo si permette di dire in televisione che «non esistono innocenti, ma soltanto colpevoli su cui non sono state ancora raccolte prove. Tutti quelli che in questo paese dicono di essere garantisti, pensano soltanto a garantire i diritti dei delinquenti», e nessuno, dico nessuno, ha avuto nulla da ridire, pur essendosi toccato il fondo, e anche oltre…

Il problema essenziale della giustizia in Italia è la totale assenza di veri contrappesi al potere dei magistrati.

 (1.Continua) SECONDA PARTE

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