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Hans Küng 19 marzo 1928 – 6 aprile 2021, teologo controverso ma sempre teologo

Giornalista e saggista
HANS KUNG
HANS KUNG

Osannato da molti, combattuto da altri, è scomparso oggi, all’età di 93 anni, Hans Kung, svizzero di nascita e residente a Tubinga, in Germania, la città nella cui università ha insegnato per decenni e dove aveva stabilito anche la sua fondazione, Weltethos (Etica Mondiale), che ha dato l’annuncio della scomparsa.  Il suo cavallo di battaglia è stata la critica al dogma dell’infallibilità papale, su cui nel 1975 venne richiamato dalla Congregazione per la dottrina della fede, che poi, in seguito all’inasprirsi dei toni della contestazione, il 18 dicembre 1979 gli revocò la ‘missio canonica’ (l’autorizzazione all’insegnamento della teologia cattolica). Küng continuò comunque ad essere sacerdote e conservò la cattedra presso il suo Istituto a Tubinga, che fu però separato dalla facoltà cattolica.

Le critiche di Kung si sono rivolte dapprima contro il pontificato di Giovanni Paolo II, in cui peraltro il card. Ratzinger era il custode dell’ortodossia come prefetto dell’ex Sant’Uffizio. Innumerevoli i motivi di contrasto, in particolare sulla “restaurazione dello status quo ante Concilium, a impedire le riforme, al rifiuto del dialogo intra-ecclesiastico e al dominio assoluto di Roma”: “Giovanni Paolo II predica i diritti degli uomini all’esterno ma li ha negati all’interno, cioè ai vescovi, ai teologi e soprattutto alle donne”, diceva.

Negli anni di Benedetto XVI (che pure lo ricevette a Castel Gandolfo il 24 settembre 2005), le posizioni di Kung lo hanno portato spesso al centro di querelle internazionali che lo opponevano al Papa tedesco. Distanze teologiche e dottrinali a parte, Kung non ha risparmiato al pontificato di Benedetto XVI anche accuse aspre e severe: più volte ha indicato Ratzinger come responsabile dei silenzi della Chiesa sulla piaga della pedofilia; quindi ha attaccato l’ex compagno di studi per la sua gestione del Vaticano, simile a una corte medievale, e bocciato il provvedimento con cui Benedetto XVI consentiva il rientro degli anglicani nella Chiesa cattolica, definendolo una “tragedia”.

Nel 2013, Kung ha dichiarato di sentirsi molto più in sintonia con papa Francesco: con l’elezione di Bergoglio “è rinata la mia speranza nella Chiesa”, spiegava in un libro di memorie. Nel volume, Kung scriveva di non aspettarsi che “si realizzasse il sogno di un nuovo risveglio della Chiesa, come fu sotto Giovanni XXIII” e rivelava anche l’invio di una sua lettera personale a Francesco con l’invito ad avere “coraggio” nell’intraprendere le riforme e a non lasciarsi abbattere dalle “forze contrarie”. Missiva alla quale era seguita una risposta altrettanto personale di Francesco. Negli ultimi tempi, Kung aveva fatto parlare di sé per la sua apertura nei confronti del suicidio assistito.

E sulla sua morte, oggi dal Vaticano è venuto il commento della Pontificia Accademia per la Vita, che ha twittato: “Scompare davvero una grande figura nella teologia dell’ultimo secolo, le cui idee e analisi devono fare sempre riflettere la Chiesa, le Chiese, la società, la cultura”. (Agenzia ANSA).

Dal libro: Una battaglia lunga una vita, Rizzoli

«Per me la vox temporis è stata la vox Dei, ossi la voce del tempo è stata la voce di Dio. Dalla storia, dagli eventi e dalle loro sfide è nato così, senza costrizioni né premeditazioni, un ordine sistematico delle mie opere scientifiche. Negli anni Cinquanta, quelle sull’esistenza cristiana. Negli anni Sessanta, quelle sulla Chiesa, sul Concilio, sulla riunificazione, sull’infallibilità. Negli anni Settanta, quelle sulle questioni fondamentali del cristianesimo: l’essere cristiani, l’esistenza di Dio, la vita eterna. Negli anni Ottanta, quelle sul dialogo tra le religioni mondiali e la letteratura mondiale. Negli anni Novanta, quelle sul Progetto per un’etica mondiale, sulla politica e sull’economia mondiali. Negli anni Duemila, sintesi (Credo, Ciò che credo) e volumi storico-sistematici sul cristianesimo, sull’ebraismo e sull’islamismo, nonché due volumi di memorie autobiografiche».

Parole per un cambiamento:

«Parola d’ordine 1: non tacere! Ognuno nella Chiesa, ministro o no, uomo o donna, ha il diritto e spesso il dovere di dire cosa pensa della Chiesa e della sua direzione, e cosa considera necessario fare, dunque apportare proposte per il miglioramento. (…)

Parola d’ordine 2: Agire in prima persona! Non solo lamentarsi e inveire contro Roma e i vescovi, ma diventare attivi in prima persona. Abbiamo fiducia nel potere dell’azione! (…)

Parola d’ordine 3: Camminare insieme! L’individuo deve, ove possibile, procedere col sostegno degli altri: degli amici, del Consiglio parrocchiale, dei sacerdoti o pastorale e delle associazioni cattoliche laiche o anche di liberi raggruppamenti di laici, dei movimenti riformisti, dei gruppi sacerdotali e di solidarietà. Abbiate fiducia nel potere della comunità! (…)

Parola d’ordine 4: Perseguire soluzioni provvisorie! Le discussioni da sole non sono di aiuto. Spesso occorre mostrare di far sul serio. Una pressione sulle autorità ecclesiastiche nello spirito della fraternità cristiana può essere legittima là dove i titolari di un ministero non sono all’altezza del loro compito. Chi non vuole ascoltare deve sentire. Abbiate fiducia nel potere della resistenza!  La lingua nazionale nell’intera liturgia cattolica, il cambiamento delle norme relative ai matrimoni misti, l’affermazione della tolleranza, della democrazia, dei diritti umani e tante altre cose sono state raggiunte nella storia della Chiesa soltanto in virtù di una costante e leale pressione dal basso. (…)

Parola d’ordine 5: Non abbandonare! Nel rinnovamento della Chiesa la tentazione più grave o, spesso, anche un comodo alibi è rappresentato dall’idea che tutto sia privo di senso, che non si debba insistere, ma sia meglio andarsene: emigrazione all’esterno o all’interno. Ma proprio nell’attuale fase di restaurazione e stagnazione intraecclesiastica è necessario perseverare tranquillamente in una fede fiduciosa e trattenere a lungo il respiro. (…)

Auguro a tutti voi di cuore: non lasciatevi scoraggiare dalle delusioni. Continuate a combattere accanitamente, coraggiosamente e con perseveranza in una fede fiduciosa e mantenete di fronte ad ogni indolenza, stoltezza e rassegnazione la speranza in una Chiesa che di nuovo vive e agisce di più sul Vangelo di Gesù Cristo. E in ogni ira, alterco e protesta non dimenticate l’amore!»

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