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I socialisti milanesi presentano un proprio candidato alle amministrative: ne parliamo con il Prof. Enrico Landoni

Intervista ad Enrico Landoni

Sabato 6 Febbraio si è svolta, doverosamente online, l’Assemblea dei Socialisti Milanesi: un’iniziativa importante che cerca di mettere fine alla diaspora dei vari movimenti che si richiamano agli storici valori. L’assemblea, molto partecipata, ha raccolto la partecipazione di numerose associazioni e circoli, oltre allo stesso PSI, tra cui Socialisti in Movimento ed Associazione Socialdemocrazia. Molti interventi di valore durante il nutrito dibattito, tra cui quello di Enrico Landoni, professore associato di Storia Contemporanea presso l’università degli Studi eCampus, a cui abbiamo rivolto una breve intervista, molto ricca di contenuti.

In particolare, tramite l’Assemblea, i socialisti hanno formalizzato la volontà di presentare un candidato proprio per la prossima tornata amministrativa, alternativo a Beppe Sala.

Questa decisione rappresenta una novità molto forte, anche perché il socialismo a Milano si muove sotto traccia da quasi trent’anni, e ci ha fornito lo spunto per una serie di domande al Prof. Landoni, per capire meglio che cosa bolle in pentola:

Professore, Milano è una città simbolo per il Partito Socialista, rappresentazione della sua massima ascesa e della sua caduta a tinte fosche, di cui tanto si è raccontato, ma mai in maniera esaustiva. Ripartire da Milano sembra innanzitutto una scelta di buon senso. Lo sforzo, dopo anni di lotte intestine, per riorganizzarsi in modo unitario è lodevole. I socialisti milanesi, dopo un’importante e molto partecipata assemblea, decidono di presentare un proprio candidato autonomo alle prossime elezioni amministrative. Lei ritiene che ci sia davvero lo spazio per un’operazione di questo tipo, oppure si tratta di un segnale simbolico? La politica, negli ultimi anni, è polarizzata e cannibalizza alternative che non si riconoscano in determinati schemi. Mi spieghi meglio il senso della vostra decisione.

Sono assolutamente convinto che questa operazione sia non solo sensata ed opportuna, ma soprattutto necessaria. Ciò che sta accadendo a livello nazionale pone infatti l’esigenza di un ritorno alla competenza e soprattutto alla cultura politica. Questo rappresenta un tratto qualificante dell’identità socialista, che in Milano ha avuto la sua culla e il suo ideale laboratorio politico. Il riformismo socialista nasce infatti proprio nel capoluogo lombardo, con Anna Kuliscioff e Filippo Turati. Milano è non a caso la città della “Critica Sociale” e il teatro soprattutto di quelle innovazioni politico-amministrative, destinate poi ad essere esportate ed attuate nel resto del Paese. Penso a tutto il tema dell’edilizia residenziale popolare, alla municipalizzazione dei servizi pubblici, alla refezione scolastica e alla gestione dell’assistenza. I socialisti inaugurano così a Milano un vero e proprio metodo di lavoro, basato su studio, esercizio e riforme. Di qui, dunque, l’indissolubile nesso tra politica e amministrazione e il radicamento di questa cultura a Milano, dove, prima del fascismo con Caldara e Filippetti, e poi dopo la Liberazione, con Greppi, Ferrari, Cassinis, Bucalossi, Aniasi, Tognoli e Pillitteri, la guida della città è sempre stata socialista.

Che pertanto Milano rappresenti una città storica e simbolica per la cultura socialista mi pare evidente. Ed è proprio dalla lezione e dalla solidità di questo passato che occorre ora ripartire, per disegnare una nuova prospettiva, che non può e non deve avere un retaggio meramente nostalgico e reducistico. L’heri dicebamus non è sufficiente. Ciò che dà un senso al progetto è la necessità del momento e la sua proiezione futura.

Perché un candidato autonomo: cosa non funziona nell’attuale amministrazione e governo della città?

C’è bisogno di un apporto autonomo dei socialisti, perché occorre dare risposte a domande finora inevase. Anzitutto quella della tutela dei troppi che restano ai margini del cosiddetto “modello Milano”, tutto grattacieli, finanza, competizione ed interesse privato. Da troppo tempo, non si discute di edilizia popolare accessibile ai ceti medio-bassi, costretti a lasciare la città. Da troppo tempo, il focus della gestione amministrativa è il centro storico, a detrimento delle periferie, che restano così marginali. Mi pare sia ancora di grande attualità l’inchiesta sulle periferie promossa da Aniasi, allora assessore ai Lavori Pubblici della prima giunta di centro-sinistra con Cassinis sindaco. Vi è poi il tema del “governo delle povertà”. Milano esprime un modello di volontariato eccezionale. È grazie a questa rete che i poveri, durante l’era della pandemia, sono riusciti a trovare risposte essenziali. Ma ora occorre che il Comune, il potere pubblico, torni ad assumere un ruolo di coordinamento e presidio politico del problema.

Molti poi sono i fronti delicati: gestione delle grandi aree verdi e degli scali ferroviari, politiche ambientali e di mobilità, che non possono ridursi a car-sharing e monopattini/bici per i ricchi del centro.

Professore, in questo modo non c’è un rischio di dispersione del voto?

La questione del cosiddetto voto utile a favore di uno dei due poli ha a mio avviso contribuito, negli ultimi anni, all’ulteriore indebolimento della politica e della sua credibilità. Mi pare questa una premessa necessaria e definire la ratio di una scelta, coraggiosa, basata per l’appunto sull’identità, sull’autonomia e sulla coerenza culturale e non evidentemente sull’equivoco “né di qua né di là”.

Noi stiamo coerentemente e convintamente laddove i socialisti sono sempre stati: a difesa della libertà e del progresso. Nel posto che la storia ci assegna. Forse sono altri ad aver fatto più o meno di recente scelte non sempre coerenti.

Ringraziamo il Prof. Landoni per il suo contributo: i temi toccati sono di grandissima attualità e meritano ulteriori approfondimenti. Tutti i punti toccati, mi permetto di sintetizzare, delineano in qualche modo una Milano di serie A ed una Milano di serie B: una trasformazione classista che non è nelle corde di questa città e che sarebbe bene non lasciarla sfuggire di mano. Avremo occasione di fornire nuovi spunti a riguardo, data anche l’imminenza del confronto elettorale.

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