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Il vaccino contro la burocrazia: un nuovo patto Stato–Cittadini

Agitatore culturale
Il vaccino contro la burocrazia: un nuovo patto Stato–Cittadini

Una proposta scritta a 4 mani con Roberto Biondini, giovane bocconiano neolaureato in economia e finanza da breve tornato da un’importante esperienza a Bruxelles

La gravità del momento è ormai evidente. Non c’è tempo per ipocrisia e retorica, a problemi nuovi occorrono soluzioni nuove, per questo è arrivato il momento di allentare i lacci della regolamentazione, uscire dallo scacco della burocrazia.

L’onda pandemica del Covid-19 sembra si stia ritirando dal suolo italiano: l’impatto violento che il virus ha avuto sul sistema sanitario nazionale non ha rotto la diga dei nostri ospedali. La risposta italiana è stata, tutto sommato, pronta a fronteggiare questa prima calamità, evitando, così, il collasso della nostra sanità e la morte di molte più persone. Ma il mare non si è ancora calmato, esso si è solo ritirato per dare più energia ad un secondo flusso che potrebbe essere potenzialmente più devastante per il sistema Paese: la recessione. E se in tempi di emergenza, come si è appena visto, sono le risposte veloci quelle necessarie per salvarsi, lo Stato e i cittadini italiani devono essere serrati e responsabili nell’agire nel miglior modo possibile e nel minor tempo possibile. Ed è qui che entra un intoppo, in salsa tutta italiana, che potrebbe rallentare, se non impedire, la riuscita del salvataggio della nostra economia: la trappola della burocrazia.

Secondo l’ufficio della CGIA, 160 mila norme in Italia compongono la fitta ragnatela della burocrazia italiana, contro il numero tedesco di 5500 norme e quello francese di 7000. Si parla di una quantità gigantesca di leggi sulle imprese a cui si aggiungono 57 miliardi di euro annui su di esse per la loro gestione con la Pubblica Amministrazione. Sono numeri impressionanti. Si è scritto tanto sulla necessità di snellire la burocrazia, la quale, come spesso accade, non è ontologicamente responsabile del mal funzionamento dell’economia italiana, quanto piuttosto lo è una sua degenerazione, da essere garante della legalità a carnefice della società. Nel medio periodo, come giustamente spesso si consiglia, sono quindi l’alleggerimento e la digitalizzazione del settore gli strumenti congrui per poter rendere utile e semplice la burocrazia. Si intima che sia, in definitiva, questa la strada da seguire per ammodernare il nostro Paese. Ma affinché ci possa essere un medio periodo, si converrà sul fatto che ce ne debba essere uno breve precedentemente. E come accennato pocanzi, il prossimo periodo ci impone una risposta rapida per fronteggiare l’emergenza Covid-19, non appurata al 100%, ma forse priva di alternativa immediata per poter ripararsi dallo tsunami economico.

Ed è dunque su questo punto che si suggerisce una proposta particolare, un patto che valorizzi la fiducia dello Stato verso i propri cittadini e la responsabilità di questi ultimi nei confronti dello Stato: la sospensione temporanea e limitata di alcune pratiche burocratiche imprenditoriali ex-ante che richiederebbero tempo (troppo) per poter essere messe in funzione. Un periodo di attesa lungo che provocherebbe, in un tempo di crisi mai visto come quello attuale, la chiusura di molte realtà aziendali e l’affossamento della produzione italiana con conseguenze catastrofiche ed irreversibili. Seppur condivisibile l’idea che questa sospensione potrebbe essere elemento di opportunismo egoistico da parte di alcuni, è anche vero che senza una velocizzazione immediata della burocrazia in una qualche condotta, si risponderebbe tardivamente e con insufficiente incisione alle odierne necessità commerciali, finanziarie e sociali delle imprese del nostro territorio. La regolamentazione ex ante, secondo quanto si suggerisce, dovrebbe quindi essere sostituita con un controllo ex-post da parte dello Stato. Quello che si propone è un patto, ed è quindi chiaro che possa funzionare solo se entrambi le parti si impegneranno nel realizzare il proprio dovere. E una volta concessa la fiducia sarebbe quindi giusto, oggi come non mai, che, se l’accordo venisse trasgredito per scopi individualistici, le misure e le pene dovrebbero essere doppiamente severe per i responsabili.

È una crisi senza precedenti, per l’incidenza globale, per la portata economica e per la numerosità degli effetti collaterali che essa apporterà al futuro di tutti. Ed è quindi di azioni senza precedenti che siamo chiamati in dovere di proporre alla comunità a cui apparteniamo, stimolando l’inventiva e confidando nella responsabilità sociale di ognuno di noi. Occorre, insomma, fare quello che non è mai stato fatto prima, un armistizio: lo Stato deve concedere più libertà e fidarsi dei suoi cittadini; agli italiani, tocca oggi più che mai, seguire le file, osservare le regole, rispettare le leggi. Un patto per ripartire, perché in quest’epoca star fermi uccide.

Francesco Caroli e Roberto Biondini

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