BLOG

In nome del popolo italiano

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella depone una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto, nel 75° anniversario della Liberazione, 25 aprile 2020.
(Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica) © https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/04/Mattarella_01-1.jpg
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella depone una corona d’alloro sulla Tomba del Milite Ignoto, nel 75° anniversario della Liberazione, 25 aprile 2020. (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica) © https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2020/04/Mattarella_01-1.jpg

In nome del popolo italiano, si decide di festeggiare il 25 Aprile sul balcone. Pietà l’è morta. Giustizia l’è morta. Liberta l’è morta. E soprattutto sono morte l’intelligenza, ed, in ultima analisi, l’Italia stessa, tornata ad essere un’espressione geografica.

Sospettavo tutto questo, covavo questo risentimento da qualche settimana. Ma cominciamo dall’inizio.

Per indole, non ho mai sopportato le manifestazioni, pur avendo provato più volte a parteciparvi. Fin da ragazzino, ho sempre provato una sensazione di profondo disagio. Ricordo ancora alcuni slogan, che solo al pensiero fanno arrossire. “Chi non salta socialista è”. “Missilotti, missilini, tutti in culo a Spadolini”. Ciò che più mi colpiva era la dicotomia della piazza. Da un lato, il popolo saltante e urlante. Dall’altro, dei capetti in atteggiamento da gallo cedrone. Rockstar  da quattro soldi, campioni mondiali scolastici di spinello, periodicamente trasformantisi in Che Guevara. Osannati da finti comunistelli e ragazze in visibilio. Mi ricordo uno di questi capi-popolo del terzo tipo, con cui non ci si è mai filati, per differenze genetiche, tentare di insultarmi appellandomi come “pidiessino”, grave epiteto in quella combriccola di rivoluzionari falliti. Poi, lui viveva in una mega villa ed io in un normalissimo appartamento in affitto. Ma loro erano i veri rivoluzionari, i veri comunisti. Quelli che facevano saltare nelle manifestazioni. Quelli che intonavano i canti. Che dettavano la linea. Una linea molto malferma.

Naturalmente, il giorno d’elezione di tutti questi eroi da strapazzo era il 25 Aprile. Atteggiandosi da partigiani quali non erano, era il loro annuale momento di gloria (insieme al primo maggio, of course).

Ho sempre trovato le celebrazioni del 25 Aprile qualcosa di estremamente retorico. Qualcosa che, come tutte le altre manifestazioni, mi è sempre suonato falso, strumentale, del tutto inutile, fuorviante.

D’altronde, noi italiani siamo fatti così, prima tutti in camicia nera, compresi gli eroici Dario Fo et similia, e poi partigiani resistenti.

Ricordo roboanti manifestazioni, come quella ai fori imperiali capeggiata dall’allora leader col vento in poppa, Sergio Cofferati, che rimediò un posto da parlamentare europeo, e nessuno si ricordò più di lui.

Mi ricordo la manifestazione in cui Milano veniva “liberata” da Berlusconi, eleggendo Pisapia, con i voti di Comunione e Liberazione (questo, ovviamente, in manifestazione non si diceva). Mega-concerti capeggiati da artisti-pupazzi, anche loro rivoluzionari à la page (finiti poi a X Factor come tutti gli altri).

Curiosamente, poi, quando, in Italia, ci sono governi “di sinistra”, ecco che i politici al potere possono finalmente permettersi ciò che nessuno potrebbe mai osare. La sinistra ha inventato le privatizzazioni, la flessibilità (ricordo quando i sindacati si buttarono a capofitto nel business del lavoro interinale), le lenzuolate, le riforme del mondo del lavoro, ecc. ecc.

Ma la sinistra ha il pedigree. La sinistra può. Provate voi ad immaginare un governo di destra che avesse abolito le libertà costituzionali con un DPCM, da un giorno all’altro. E vi avesse obbligato a giustificarvi con delle autocertificazioni. E vi avesse rinchiuso in casa. Impedendovi di lavorare, ma anche solo di…passeggiare, sedersi su una panchina, insomma, cose inimmaginabili.

DITTATURA! Avreste urlato, gridato, sareste scesi in piazza. DITTATURA!

E pensate, addirittura, se lo stesso governo di destra avesse impedito lo svolgimento dei festeggiamenti per il 25 Aprile e per il I Maggio.

Pinochet! Hitler! Il ritorno del nazismo!

Ebbene, in nome del popolo italiano, tutto questo è accaduto. E naturalmente è potuto accadere, come storia ci insegna, con un bel governo di sinistra fresco di stagione, nato da uno scivolone estivo.

Ed io pensavo, già da giorni: vedrai che, chiusi in casa da mesi, segregati, ammansiti da museruole e guanti, il giorno della liberazione ci saranno decine di persone che romperanno i coglioni facendo gli auguri, e scrivendo boiate tipo “W la Libertà”.

Tutto questo è, ovviamente, successo. Ecco perché non sono di buon umore oggi. Celebrate la libertà, mentre siete imbavagliati da una dittatura sanitaria. Tutto normale.

Così come pochi mesi fa si accalcavano nelle piazze delle sardine (ci sono andato anche io, in piazza del Duomo a Milano, in una situazione surreale dove non succedeva nulla), così oggi si accalcano sui balconi. Obbedire, l’importante è obbedire al capo. In nome del popolo italiano.

La mia è una sensazione di profonda amarezza, rabbia, e sconforto. Catapultati in un esperimento militare su scala mondiale come se nulla fosse, abbiamo sostituito la vita con un surrogato virtuale, ed abbiamo il coraggio di parlare di Liberazione.

Libertà è una cosa grande, Libertà è una cosa sola. Cantava il buon Antonello Venditti, cantante che ho sempre apprezzato, e per il quale sono sempre stato preso per il culo dai comunistelli con la villa di cui sopra, perché non era abbastanza rivoluzionario, troppo popolare per il loro snobismo.

Libertà è una cosa grande, Libertà è una cosa sola.

Contenuti sponsorizzati

Commenti


SCOPRI TUTTI GLI AUTORI