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La distruzione dell’Italia

Direttore d'orchestra
La distruzione dell’Italia

Continua la resa dei conti tra Renzi e Conte. Al Senato, l’appello di Conte a richiamare forze liberali, popolari e socialiste, ha avuto l’effetto di attrarre il voto oltre che dei senatori a vita Segre, Monti e Cattaneo, di due forzisti, Andrea Causin, Maria Rosaria Rossi, Riccardo Nencini di Italia Viva- PSI, e dei fuoriusciti dei 5S Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, Saverio De Bonis, Lello Ciampolillo.

In realtà il discorso di Conte, su cui ha incardinato la richiesta di fiducia del Senato, é stato un discorso in cui si é trovato un po’ tutto il repertorio di una ideologia liberale con forti connotazioni di giustizia sociale. Un po’ troppo vago ed impersonale, ma piuttosto completo.

Che cosa ha detto Conte? Ha esordito dicendo che va dato forte ancoraggio ai valori costituzionali, cioè primato della persona, lavoro, uguaglianza formale e sostanziale, tutela dell’ambiente. In secondo luogo ha rimarcato la solida vocazione europeista del nostro paese rivendicando la necessità di tornare protagonisti dello scenario europeo in una prospettiva in cui una nuova Europa diventi leader nel contesto geopolitico mondiale.

Ha poi detto che obiettivi fondamentali sono “una società più equa e inclusiva”, “la crescita economica, il rilancio e la modernizzazione”, “la sostenibilità e la coesione sociale”, “lo sviluppo della persona umana”.

È poi passato al problema della pandemia, alla necessità di sospendere temporaneamente i progetti per il paese in ragione della necessità di preservare la salute, al fatto che il governo ha già speso oltre 100 miliardi in ristori, a suo dire, proporzionali rispetto alle perdite subite.

Poi ha passato in rassegna i successi del suo governo: innanzitutto quello di aver contribuito a mutare i paradigmi delle politiche economiche dell’Unione per creare una nuova idea di Unione Europea e per utilizzare il Next Generation Ue per il rilancio del paese.

E qui i provvedimenti già presi: taglio al cuneo fiscale a beneficio dei lavoratori, taglio del super ticket sanitario, i bonus per asili nido, i bonus edilizi per ridare slancio al settore delle costruzioni, i provvedimenti per creare un ambiente favorevole a investimenti privati per ricerca e innovazione e attenzione alle competenze.

E poi i provvedimenti già presi che devono realizzarsi: provvedimenti per la scuola e università con intervento sull’aumento degli organici e sulla digitalizzazione, l’edilizia scolastica, i 21 miliardi per la sanità territoriale tra il ‘20 e il ‘26, l’assegno unico mensile per ogni figlio a carico fino al 21simo anno, e poi la Transizione 4.0 con il supporto agli investimenti in nuove tecnologie digitali, il Superbonus del 110 % per efficientemento energetico e adeguamento antisismico.

E ancora l’azzeramento per 3 anni dei contributi per l’assunzione di giovani sotto i 35 anni, la decontribuzione totale per l’assunzione di lavoratrici, la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno con il taglio del 30 % dei contributi previdenziali, il Fondo Patrimonioale per le PMi, gestito da Invitalia, per la capitalizzazione di piccole e medie imprese che investono nel proprio rilancio, e il Patrimonio Destinato, gestito da CDP, per il sostegno delle imprese con fatturato oltre i 50 mln.

È passato poi al decreto legge per la Semplificazione che garantisce un percorso accelerato per le opere pubbliche e una minore responsabilità erariale per i funzionari della pubblica amministrazione al fine di sveltire le procedure.

Conte ha poi delineato le cose da fare:

1)mettere in sicurezza il paese con il piano vaccinale, 2)completare il Recovery Plan, 3)licenziare il Nuovo decreto Ristori, con un nuovo scostamento di 32 miliardi, 4)riformare il sistema degli ammortizzatori sociali in favore dell’aumento delle politiche attive per il lavoro rispetto alle politiche passive, riforma nel senso dello sviluppo della medicina territoriale e assistenza domiciliare, rafforzare gli investimenti in ricerca e investimenti in innovazione tecnologica collegata all’impresa, 5) rivoluzione verde con decarbonizzazione della produzione di energia elettrica, incentivi pratiche eco compatibili, rinnovo del parco rotabile pubblico e privato, tutela della rete idrica e messa in sicurezza del territorio, sviluppo di modelli sostenibili di agricoltura e pesca;

6)politica industriale: tutelare gli investimenti strategici del paese. Impostare una prospettiva di maggiore competitività attraverso l’investimento in attività ad alto valore aggiunto, nelle filiere più salde e produttive, cioè, a suo dire, Turismo, Automotive, agro industriale;

7)inoltre misure di welfare: servizi abitativi, i servizi per l’infanzia e per le famiglie; 8)le politiche di empowerment femminile rimuovendo i gap salariali, rafforzare il sostegno alle donne vittima di violenze;

9)ha poi parlato di una riforma fiscale per una migliore distribuzione della ricchezza; 10)della digitalizazione quale pilastro di sviluppo del sistema produttivo e 11)infine di Cultura e Turismo con la valorizzazione degli asset culturali del paese.

Ha poi delineato il proseguio della riforma istituzionale iniziata con il Referendum sul numero dei parlamentari, per dare più centralità al Parlamento con una semplificazione che prevede un sostanziale accorciamento dell’iter legislativo.

La parte più politica del discorso si è limitata alla idea della esclusione totale di Renzi e dei renziani da qualsiasi possibilità di continuare a sostenere la maggioranza di governo, a causa della grave irresponsabilità di una crisi in piena pandemia.

La nostra idea è che questo passaggio non sia farina del sacco di Conte, ma gli sia stata suggerita per poter consumare una lotta fra Conte e Renzi che porti alla reciproca autodistruzione dei due più longevi Premier degli ultimi anni.

Infatti escludendo Italia Viva, se Conte non reperisse entro breve termine un sostanziale consolidamento dell’appoggio in Senato, ma anche alla Camera, dovrebbe rassegnarsi a lasciare il governo, almeno subito dopo il 6 luglio, come dice Sansonetti, quando il pericolo elezioni sarà scongiurato per il semestre bianco.

Certamente chi ha ordito questo piano, della vicendevole distruzione di Renzi e Conte, non deve avere a cuore la sinistra e la tradizione riformista italiana, perché tutto si muove a vantaggio delle destre che infatti in queste ore stanno già rialzandosi nei sondaggi.

Ma perché Renzi ha combinato questo pandemonio?

Per l’utilizzo del MES? Non é credibile, il MES, anche si fosse trattato per il suo utilizzo, non corrisponde a fondi aggiuntivi per 37 miliardi ma alla differenza tra gli interessi di fondi presi sul mercato ordinario e quelli presi dal fondo di solidarietà europea. Alla fine si tratterebbe di forse un miliardo, due? Se ne sono persi già otto per l’aumento dello spread dovuto alla crisi.

Ora, analizziamo brevemente quanto fatto da Renzi nel suo governo, per capirne la differenza di approccio, per capire se ci sono incongruenze ideologiche.

Renzi, quale segretario del PD ha spinto il Governo di Enrico Letta a abolire il finanziamento pubblico dei partiti, sostituito dal 2 per mille a partire dal 2017; quale Presidente del Consiglio ha inserito la misura degli 80 euro mensili per 11 milioni di lavoratori; ha riformato lo Statuto dei Lavoratori con l’eliminazione dell’art.18 per i nuovi assunti; ha riformato il sistema fiscale eliminando l’IMU sulla prima casa; ha stabilito diversi bonus su diverse categorie; ha fatto approvare le Unioni Civili, ma non il diritto di adozione da coppie omosessuali; ha introdotto nuove flessibilità all’interno della trattativa europea; ha lanciato lo Sblocca Italia con lo scopo di implementare grandi progetti e opere pubbliche; ha realizzato l’operazione Mare Nostrum; ha imposto con la fiducia la legge elettorale Italicum nel 2015, poi dichiarata in parte incostituzionale.

Soprattutto Renzi si é concentrato sulle riforme costituzionali promuovendo una profonda riforma che avrebbe eliminato il bicameralismo perfetto.

La storia di questa riforma, del suo referendum confermativo, necessario poiché in assenza di una ampia maggioranza in Parlamento, e la personalizzazione estrema ed eccessiva di questo referendum, é la storia della caduta repentina della fortuna politica di Matteo Renzi.

Da un punto di vista delle pure enunciazioni teoriche quindi il programma di Conte appare alla lontana simile a quello di Renzi, con la differenza che Renzi spingeva per una sorta di americanizzazione della politica italiana, con un approccio sostanzialmente di destra, mentre Conte sembra essere più fedele alla tradizione di giustizia sociale italiana, salvo ovviamente, nella prima fase della carriera, aver firmato i decreti sicurezza ed altre misure in ossequio alla maggioranza di allora.

Modernizzazione, bonus mirati, digitalizzazione, inclusione, diritti, riforme costituzionali, riforma fiscale in senso progressivo.

Renzi ha eliminato certo l’articolo 18, ma Conte non ha fatto alcuna proposta di legge per reintrodurlo.

Renzi voleva introdurre il bipolarismo spinto, Conte é per il proporzionale.
Ma non può essere questa la ragione per innescare una crisi di governo, perché recentemente Renzi si é dimostrato a favore del proporzionale.

Quindi perché?

Il cosiddetto populismo?

Entrambi i leader sono sufficientemente populisti, con bonus a piene mani, anzi é stato Renzi non Conte a eliminare il finanziamento pubblico dei partiti.

Qualsiasi sia però la ragione della crisi, Conte non avrebbe dovuto ascoltare nessuno, avrebbe dovuto stare in silenzio, non stabilire guerre con nessuno, non cedere ad alcuna provocazione nè cedere a suggerimenti interessati, salire al Quirinale, chiedere un reincarico, esporsi anche ad un diniego del Presidente Mattarella, diniego che verosimilmente non ci sarebbe stato, e tornare ad ascoltare tutte le foze politiche, ricomporre la crisi e continuare sulla linea riformista.

Noi ci uniamo alla speranza di tutti perché prestissimo compaiano, come probabilmente compariranno, i cosiddetti responsabili, in numero tale da consentire il lavoro in tutte le commissioni parlamentari.

In caso contrario, con un governo dimezzato sarebbe verosimile riuscire a portare avanti i propositi di politica industriale enunciati da Conte? verosimile realizzare l’investimento nelle nuove tecnologie? verosimile perseguire la modernizzazione del paese? verosimile poter fare riforme ancora più profonde dei rapporti di lavoro, perseguire il passaggio dalla politiche passive del lavoro alle politiche attive? Rifare le infrastrutture materiali ed immateriali del paese?

Joe Biden oggi nel discorso di insediamento ha detto

“Riascoltiamoci, ricominciamo a sentirci e a portarci rispetto. Uniti non perderemo mai”.

L’unità da noi é una chimera ma siamo ancora in tempo per salvare il paese. Dipende da noi.

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