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La fumata era bianca. Un racconto. 11 – ultima puntata

Giornalista e saggista
La fumata era bianca. Un racconto. 11 – ultima puntata

Riassunto. Papa Lino Secondo sta per annunciare un’iniziativa per sbloccare la situazione di stallo del suo pontificato: è stato eletto per unire la Chiesa, le rivalità e le fazioni paralizzano qualunque ipotesi di cambiamento.

Ultima puntata di questa parte del racconto.

La puntata precedente finiva così: «E non sai cosa fare. Lo capisco benissimo. La soluzione tentata è in qualche modo generatrice del problema che si vuole risolvere e non ci si riesce. Penso tuttavia che non puoi pretendere che le persone cambino come vorresti. Tu puoi cambiare, non puoi costringere nessun altro. E non puoi entrare a forza nella macchina che ti è stata affidata. Ti è stata data una vettura ma non le chiavi giuste e non puoi rompere il vetro per entrare. Devi trovare le chiavi giuste, se permetti di forzare un po’ l’analogia».

Il silenzio divenne percettibile. Lei aspettava, lui era scosso. Poi il Papa si alzò.

«Devo andare. Ti ringrazio molto. Mi hai aiutato a riflettere. Scusa se ti sembro distante e forse scortese. Non è così, è il peso di questa responsabilità e l’urgenza di trovare un difficile equilibrio dentro di me. Fare il Papa non significa essere Papa e le due cose non devono entrare in conflitto con me stesso. Mi verrà in mente qualcosa».

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Mi verrà in mente qualcosa

La direttrice della Sala stampa vaticana diede un leggero colpo sul microfono.

«Colleghi prego prendete posto. Ho una comunicazione per tutti voi».

Il brusio lentamente cessò. La Sala stampa era di nuovo stata spostata nell’Aula Paolo VI. Con discrezione infatti era stata fatta filtrare la notizia che stava arrivando una decisione di importanza capitale per tutta la Chiesa. Niente era trapelato. La stessa direttrice non ne sapeva nulla: aveva ricevuto la comunicazione che doveva leggere, dalle mani stesse del Papa quella mattina in busta chiusa.

«Le raccomando di aprire questa busta solo davanti ai giornalisti. Nello stesso momento la medesima comunicazione verrà inviata a tutte le strutture periferiche della Chiesa in tutto il mondo. So che per lei sarà difficile perché si troverà a dover spiegare qualcosa che apprende insieme a tutti gli altri, senza potersi preparare. Però sappia che mi fido di lei e delle sue capacità umane e professionali. Lei si fidi di me». L’ultima frase venne pronunciata lentamente, guardando negli occhi la sua interlocutrice. E così il momento era arrivato. Così Loredana Castells si guardò intorno, sola come non mai davanti a quella folla di colleghi e telecamere. Si fece coraggio.

«Colleghe e colleghi ho ricevuto stamattina da Papa Lino Secondo questa busta sigillata che vi mostro. Ho avuto l’incarico di aprirla davanti a voi e di leggerne il contenuto. Dunque apprenderò insieme a voi, nello stesso momento, cosa il papa ha deciso di scrivere. Siete pronti? Procediamo».

Lentamente la busta venne aperta, in diretta televisiva planetaria. Loredana Castells cominciò a leggere.

«Magister dicit: Ubi est refectio mea, ubi Pascha cum discipulis meis manducem? –  il Maestro dice: dove è la stanza preparata affinché possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?».

Così, care sorelle e cari fratelli di tutta la Chiesa, e tutte le donne e gli uomini del mondo, la Chiesa si rivolge a voi perché tutti sappiate che qui nella Chiesa è possibile trovare un luogo dove vengono ascoltate le più intime speranze, le attese, le angosce di ognuno.

Per fare in modo di diventare casa di tutti è necessaria una trasformazione profonda. Il Papa da solo non può operare la trasformazione oggi necessaria. Abbiamo punti di vista diversi, a volte divergenti, ed il risultato è una paralisi che fa venire meno il nostro compito nel mondo. Un compito affidatoci da Cristo stesso: portare la sua parola di speranza e di salvezza. Non servono per questo le strutture che abbiamo costruito nei millenni. Eppure cambiare è difficile. Non è un compito che un solo uomo può svolgere, neppure se è il Papa. E del resto Gesù senza i suoi apostoli non avrebbe cambiato il mondo.

Pertanto ho deciso di indire una riunione di tutte le componenti della Chiesa per affrontare i problemi che abbiamo di fronte, analizzarli e procedere insieme sulla strada che verrà indicata.

Convoco in Vaticano per il 20 maggio 2***, tra tre mesi, a partire dalle ore 9 del mattino:

tutti i cardinali, i patriarchi, gli arcivescovi maggiori;

tutti gli arcivescovi e i vescovi residenziali, tutti i vescovi ausiliari, tutti i vescovi titolari, tutti gli amministratori apostolici, i prefetti apostolici, i prelati territoriali e gli abati territoriali nonchè gli esarchi e gli ordinari per i fedeli di rito orientale, i vicari, gli amministratori apostolici e personali, i responsabili delle missio sui iuris;

i superiori generali di tutte le congregazioni maschili e le superiore generali delle congregazioni femminili di diritto pontificio e diocesano di vita attiva e con speciale dispensa per le superiori di vita contemplativa;

i rettori delle università cattoliche e i decani di ogni facoltà;

tutti i dipendenti del Vaticano indipendentemente dal ruolo o dalla funzione ricoperta;

i responsabili centrali delle associazioni cattoliche riconosciute.

Dal 20 maggio ci riuniremo in Piazza San Pietro, adeguata con strutture apposite, per una riunione permanente per discutere e decidere quale strada la Chiesa cattolica dovrà intraprendere nel futuro. La discussione e il dibattito saranno assolutamente liberi e chiunque vorrà potrà prendere la parola. Non ci sono limiti di tempo prefissati e la sessione durerà il tempo necessario.

Le lingue di lavoro saranno italiano, inglese, spagnolo, portoghese ed ogni intervento sarà pronunciato in maniera completa in una di queste lingue ed in sintesi in una seconda. Altre modalità operative non servono perché l’assemblea dovrà individuare da sola le migliori maniere per affrontare e risolvere i problemi che via via si presenteranno.

La presidenza sarà affidata agli ultimi cinque vescovi nominati e da qui in avanti non ci saranno ulteriori cambiamenti nella struttura gerarchica: né nomine né dimissioni di vescovi né cambiamenti di superiore o superiori generali.

Saranno ammesse le riprese televisive e l’area esterna a Piazza San Pietro, in Italia, sarà liberamente accessibile e chiunque potrà stazionare ed ascoltare. Non ci saranno resoconti preordinati e preorganizzati, né bozze predisposte in anticipo. Soltanto l’assemblea potrà decidere per gli aspetti che riguardano l’organizzazione interna del lavoro.

A tempi che portano sfide straordinarie occorre rispondere attraverso strumenti non ordinari, nuovi, attivando un metodo di dibattito e condivisione.

Così dunque ordino che venga predisposto, oggi, 10 febbraio, anno Primo di pontificato».

Terminata la lettura, come era prevedibile, si scatenò il finimondo.

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fine – continuerà prossimamente

 

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