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La fumata era bianca. Un racconto. 8

Giornalista e saggista
La fumata era bianca. Un racconto. 8

Riassunto. Finalmente il giorno dell’intronizzazione era arrivato. Il nuovo Papa, il cardinale vietnamita Pierre Nguyen Quang, aveva deciso di chiamarsi Lino Secondo, in onore dei pontefici della Chiesa nascente del Primo secolo. 

In Piazza San Pietro, in diretta televisiva mondiale – e non accadeva da tanti anni oramai – la cerimonia di intronizzazione cioè di presa di possesso della carica, si svolgeva secondo il ritmo lento e solenne stabilizzato nei secoli. E in realtà non è che avesse più molto senso in un mondo capace di correre a velocità frenetica. Era domenica ed anche quella giornata non è che fosse domenica proprio per tutti nel mondo.

Comunque sia l’occasione era speciale: la notizia di una nomina a Papa, avvenuta e sospesa, aveva calamitato l’interesse globale e così tra i tanti avvenimenti fuori dal comune di quelle settimane ci stava anche la ripresa di interesse dei media di tutto il mondo.

Nel silenzio totale, dopo il Vangelo, papa Lino Secondo, in piedi, sul sagrato di Piazza San Pietro, prendeva la parola per l’omelia.

«Fratelli e sorelle carissimi nel Vangelo abbiamo ascoltato Gesù rivolgersi a Pietro: Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno. Cari fratelli e sorelle la frase chiave per me è in quel ‘non prevarranno’. E ve lo dico dopo un Conclave, come sapete, lungo, troppo lungo. Le nostre divisioni non si possono nascondere. Non siamo capaci di ritrovare l’unità e di parlare con un linguaggio unanime all’umanità smarrita del mondo in cui viviamo. Le nostre divisioni riflettono lo smarrimento del nostro tempo. Per chi crede, le divisioni sono il segno dell’intervento delle forze del male, del negativo che irrompe nella storia. Per chi non crede le divisioni sono il segno degli interessi diversi, economici e politici, che sono in gioco per condizionare le scelte di milioni, di miliardi di uomini e donne.

In questi anni la Chiesa di Cristo non è stata capace di fornire una luce ed una indicazione chiara. Lo ho visto in Asia, nel mio paese, qui nel conclave. Le nostre divisioni sono legittime: i miei fratelli cardinali portano motivazioni profonde e certamente il dibattito di queste settimane è teologicamente fondato. Non lo si può liquidare dicendo che è frutto del male, del demonio. Certamente no perché abbiamo di fronte problemi reali. Tuttavia quando di fronte ai problemi reali mettiamo al centro le nostre dispute e la volontà di discutere e non la soluzione dei problemi, allora lì si annida il seme della divisione e della discordia.

Dobbiamo ritornare alla promessa di Gesù: non prevarranno. Spetta a noi non far prevalere la discordia. Spetta a noi riconoscere la realtà dei problemi, dei dissensi, non nasconderli come spesso abbiamo fatto. Non prevarranno! Abbiamo davanti a noi il compito di cercare l’unità, non l’unanimismo e neppure gli accordi di facciata.

Mi impegno in questo lavoro a partire dal nome che ho scelto: guardiamo a Lino Papa, ai primi decenni della Chiesa, quando le sfide erano epocali e ne andava della sopravvivenza e del futuro della giovane e nascente realtà. Anche oggi ne va del futuro della Chiesa nel mondo.

Possiamo certamente vivere molti anni ancora, anzi sopravvivere, lasciando macerare le tensioni, sperando che si risolvano da sole. Invece dobbiamo lavorare attivamente per risolvere i problemi, per restituire speranza all’umanità intera. Come la Chiesa dei primi decenni, come nel primo millennio e nel secondo, nel terzo millennio la speranza deve tornare e l’oscurità, i dissapori, le divisioni, lo scoraggiamento, non devono prevalere. Amen».

8 – continua

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