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La lettera d’amore aperta di Bobo a Teresa Bellanova

© 2020, Sergio Staino
© 2020, Sergio Staino

Mi colpisce molto la lettera d’amore aperta di Bobo a Teresa Bellanova.

E’ sincera, autentica, di quella schiettezza che sempre si riconosce in Staino.

La lettera dice questo: cara Teresa, tu che sembri una vera comunista degli anni ’50, che cazzo ci fai con Renzi?

E mi colpisce, perché capisco appieno il senso di quella lettera. Provengo da una famiglia comunista, da parte di madre e di padre, pur con sfumature differenti.

E conosco le liturgie, l’agiografia, la loro forza persuasiva totalizzante.

Devo dare ragione a Berlusconi: il comunismo è una malattia dalla quale non si può guarire.

Scientology, tra le varie regole, ha quella di tenere lontani coloro che hanno preso psicofarmaci, anche per breve tempo. Perché, a loro dire, modificano irrimediabilmente il cervello.

L’educazione comunista è come lo psicofarmaco. Per questo, capisco Bobo, lo sento profondamente mio. Non a caso, da piccolo, lo amavo.

In verità, trovo altrettanto importante la risposta di Teresa Bellanova. Che suona sostanzialmente così: caro Staino, sai che ti apprezzo ed ho apprezzato la tua lettera, ma devo amaramente ricordarti che l’abito non fa il monaco.

Ne ho parlato altre volte: l’anno del Covid ha evidenziato una serie di fratture evidenti tra significante e significato. L’immagine per me più cupa ed orwelliana è quella del 25 Aprile, con la Sinistra inneggiante ai canti partigiani, ma dal balcone.

Orwell e balconi a parte, Bellanova, che ha i piedi per terra, sa che non c’è chiesa che tenga: al fideismo, preferisce la via del riformismo. Meno romantica, ma più concreta.

Ed in fondo ciascuno di noi, quando si imbatte nei problemi di gestione della cosa pubblica, si rende conto che dietro ad ogni atto di fede si nasconde un cattivo esercizio.

Il riformismo, al contrario, distrugge l’aurea del mito (Che Guevara senza barba e capelli lunghi), consentendo all’attività politica di essere laicamente laicamente controllata e verificata. Ecco perché, come ci dice Teresa Bellanova, richiede davvero tanto coraggio.

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