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La narrazione tossica di un Paese che non c’è

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La narrazione tossica di un Paese che non c’è

Insomma, diciamoci le cose come stanno, il Paese Italia raccontato perlopiù dai media e da una certa politica non esiste. E mi riferisco al Paese narrato dai ministri, presidenti di regione, sindaci neo-sceriffi che continuano a scaricare sulle spalle dei cittadini la responsabilità del prolungarsi della quarantena (per i più fighi: del lockdown).

La realtà, e ce lo dicono i dati delle Procure, del Viminale, di osservatori privati e imparziali come quelli di Google o di Apple, è ben diversa: gli italiani stanno rispettando le regole e le restrizioni con una devozione quasi prussiana.
Ecco perché risulta quasi incomprensibile questo continuo “daji all’untore”, questa continua ricerca del nemico, del capro espiatorio da additare.

Una volta sono i runner, una volta sono i bambini, una volta sono le tabaccherie, una volta sono i cani… Insomma c’è sempre qualcuno al quale dare la colpa dell’aumento dei contagi.

Perché è più comodo e utile scatenare l’ira degli italiani chiusi in casa contro un inesistente nemico. Altrimenti qualcuno potrebbe cominciare a farsi delle domande sui pochi tamponi fatti, sui requisiti assurdi per ricevere il tampone, sull’assoluta mancanza di dispositivi di protezione individuale, sulla vergogna dei malati di CoVid19 mandati ad infarcire le RSA, o su interi nuclei familiari contagiati da un familiare in quarantena domestica perché positivo.

Ed ecco allora il proliferare di gente che spera nelle botte della polizia (all’indiana), nell’esercito per le strade, nella legge marziale, nella sospensione della democrazia. Gente che sta incollata alla tv a vedere droni ed elicotteri inseguire runner solitari su spiagge deserte e vuoti sentieri di campagna. O peggio ancora ci troviamo autorevoli testate giornalistiche che si inventano di sana pianta la bufala dell’esodo pasquale di vacanzieri verso il mare.

La realtà è che non esiste alcuna strategia se non quella del “Dovete restare a casa” abbinata al “è colpa vostra se la quarantena perdura”.

Quello che però non si capisce è che continuando ad incattivire le persone chiuse a casa ha l’effetto devastante di una bomba atomica lanciata sulle nostre comunità. E questa bomba atomica sta facendo saltare tutti i legami di empatia, solidarietà e collaborazione nelle nostre comunità. E sarà anche il motivo per cui verrà smentita la vulgata secondo la quale questa pandemia ci lascerà migliori di come ci ha trovati.

Per lasciarci migliori ci vorrebbe una classe dirigente all’altezza del compito. Invece abbiamo la classe dirigente più mediocre e pavida d’Europa. Una classe dirigente che mentre tutta Europa si organizza per ripartenza e riapertura qui chiede “verità inconfutabili” alla comunità scientifica per non doversi assumere responsabilità.

Siamo stati i primi a chiudere, saremo gli ultimi a riaprire. E dovremo raccogliere i cocci di una società mandata in mandata in pezzi da una classe politica di codardi che ha visto bene di scaricare sulle spalle dei cittadini il peso della responsabilità dei propri fallimenti.

Avevamo bisogno di un De Gasperi, ci siamo ritrovati con un esercito di Don Abbondio.

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