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La strategia della disattenzione

Giornalista
La strategia della disattenzione

La situazione attuale (grave e seria) ricorda quel mood durante il governo Monti allorquando l’Italia fu ad un piccolo passo dal default, la speculazione sul debito era galoppante, lo spread svettava alla grande. In quel momento i partiti lasciarono a Monti e al suo governo lo sporco lavoro di metterci la faccia salvando  il paese con una cura da cavallo di austerità e non mancarono di fare errori.  Si dirà che il paragone oggi sia abissale e che la pandemia ha introdotto un nuovo paradigma di riferimento.

Sì è vero, le variabili sono diverse e non sovrapponibili ma una costante c’è: è la strategia della disattenzione, simile allo struzzo che affonda la testa sotto terra nel frattempo che passi la nottata; Il sentir parlare oggi di pensione, di quote centotre o centodue, di scalini da scendere quando per gli under 40 il concetto di pensione è una salita impossibile – non fosse altro che a monte manca  il lavoro su cui fare l’investimento previdenziale – suona per dirla con un eufemismo marziano, alieno. 

Il paradosso non sta nella fiera delle opinioni, spesso prive di senso, ma nei dati concreti che dovrebbero inchiodare tutte le forze politiche ma proprio tutte: una contraddizione che lascia sgomenti tutti gli analisti ma che non trova – a parte rare prese di posizione – una rappresentanza nel dibattito e che costituisce un pezzo quanti-qualitativo della diserzione alle urne. Ma come dare torto ai giovani se nessuno (persino i nuovi sedicenti leader del momento) si occupa di loro? 

I numeri infatti sono chiarissimi: interi comparti (costruzioni, turismo, agricoltura) hanno un potenziale aumento dell’offerta ma non incrociano la domanda, cercano personale specializzato o manovale. Una platea che a fronte di un reddito di cittadinanza più redditizio dello stipendio preferisce il sussidio. Ci sono realtà come gli ITS o gli IFTS, scuole post diploma specializzanti che anelano ad accogliere gli studenti ma il dialogo tra aziende e scuole naviga a vista eccetto preziose esperienze a macchia di leopardo.  A ciò si aggiunge specularmente i risultati poco incoraggianti sul piano delle lauree con l’Italia- dato Eurostat –  è penultima in Europa per quota di lauree e dottorati, un dato che aggrava lo spread tra competenze richieste dalle nuove transizioni economiche in atto. 

 Se non è un disastro questo, di che dobbiamo parlare? 

Al cortocircuito contribuisce la corsa acritica alla pensione come se non ci fossero variabili che distinguono un lavoro gravoso da un altro meno usurante, come se non avessimo il buio demografico e contributivo dal quale non usciamo da anni e che continua a tradursi in un costante disinteresse per le famiglie, gli annunciati e invisibili asili nido a sostegno delle mamme lavoratrici, le risorse per ricerca e sviluppo ferme da anni. Ma su questo i partiti nicchiano, fuggono vigliaccamente, fanno i distratti. E con loro anche le parti sociali navigano con altissima miopia, incuranti dello scarto che c’è tra le istanze di un paese alla ricerca spasmodica dell’eterno presente quando dovrebbe preoccuparsi del domani, inghiottito da una discussione dominata dalle legittimi aspirazioni dei già tutelati, i pensionati ma che dimentica i non ancora protetti, ovvero i giovani.  

Se assistiamo quindi alla desolante penuria di prospettiva, è perchè non viene centrato il target con il quale costruire un patto sociale duraturo, i giovani, i veri protagonisti centrali della post pandemia, coloro ai quali offrire una traiettoria di pensiero concedendo spazi e processi, negoziando con loro le migliori idee per una società inclusiva e sostenibile.  Se i nostri ragazzi – provocatoriamente -fossero un partito darebbero una sberla agli attuali protagonisti di oggi, adulti senza un pensiero di medio e lungo termine, senza un progetto. In definitiva, se proprio di strategia dobbiamo denunciare come assente nell’agenda politica  è quella che non crea la tensione tra generazioni, che instilli quel desiderio di crescita e di armonia sociale ed economica tra padri e figli, tra nonni e nipoti, tra memoria e futuro. 

Manca una visione di sistema che si traduce in uno schiaffo alla storia complessa che stiamo vivendo. 

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